Stupid Dream

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Porcupine Tree
Etichetta: Kscope
Uscita: 1999
Durata: 59:55
Voto: 4.5/5

I Porcupine Tree, guidati dal genio musicale, polistrumentista, produttore, visionario e critico incallito dell’industria musicale Steven Wilson, avevano già annunciato un cambio di rotta sonora con l’album di transizione »Signify« (1996)  , iniziando ad allontanarsi dall’elettronica psichedelico-ambientale, in gran parte strumentale, dei primi tempi. Con »Stupid Dream« sono finalmente maturati in una vera band, che non si poteva più liquidare come ‘solo’ il progetto solista di Wilson, e hanno posato la prima pietra della loro ‘seconda fase’, che ha portato sempre più peso nella scena progressive rock e, allo stesso tempo, ha iniziato a regalare loro un sacco di nuovi fan e di appassionati di generi musicali diversi.

»Stupid Dream«, che si può considerare una specie di ponte tra le due diverse ere dei Porcupine Tree, quella ‘elettronico-psichedelica’ e quella ‘prog metal’, contiene tutte le influenze musicali che ispiravano Steven fin dalla giovinezza, da quando si era innamorato per la prima volta dell’arte musicale. Così, oltre al progressive rock e al rock psichedelico, non si possono ignorare gli elementi sempre più evidenti di progressive metal, rock alternativo e pop rock con radici negli anni Ottanta. Come la maggior parte degli album dei Porcupine Tree da quando sono diventati una band in senso pieno, anche »Stupid Dream« è intriso di un’atmosfera malinconica e nostalgica che per fortuna non sconfina mai troppo nel depressivo, anche se la maggior parte dei testi dell’album è parecchio triste e dice molto sullo stato emotivo di Steven all’epoca.

Il maestro musicista e produttore dal talento a tutto tondo, come tante altre grandi menti mai del tutto comprese, già allora non se la passava chissà quanto allegramente, figuriamoci con una vita sentimentale movimentata. Ma non tutte le frecciate nei suoi testi sono rivolte alle (cattive) scelte della vita privata: colpiscono anche la società moderna, sempre più alienata dallo sviluppo eccessivo della tecnologia digitale, e l’industria musicale corrotta. Già il titolo e la copertina dell’album sono una satira del sogno, diffusissimo tra certa gente, di diventare musicisti famosi e ricchi, senza rendersi minimamente conto di cosa li aspetti davvero una volta che sono diventati un nome importante e sono finiti nelle trappole dell’industria musicale.

Su »Stupid Dream« Steven, che per la prima volta ha dimostrato fino in fondo la sua maestria nella scrittura dei testi, ha collaborato per la prima volta in carriera con il leggendario flautista e sassofonista Theo Travis, che sarebbe poi diventato un compagno di strada frequente della sua carriera solista. Travis si è distinto alla grande come musicista ospite nei brani »Don’t Hate Me« e »Tinto Brass«. Il tastierista Richard Barbieri, ben noto anche a tutti gli appassionati dei Japan, ha intanto iniziato a usare il mellotron, senza il quale non si potevano più immaginare i dischi dei Porcupine Tree del loro periodo ‘classico’.

I brani di »Stupid Dream« erano estremamente equilibrati e sono riusciti a trovare la via giusta tra sperimentazione e accessibilità commerciale. »Even Less«, che nella versione demo durava ben diciassette minuti, dopo un breve ‘riscaldamento’ con suoni che sembrano registrati in mezzo a un parco inglese, si apre con un riff di chitarra quasi iconoclasta e martellante, a cui presto si uniscono armonie multiple raffinatissime. L’equilibrio tra passaggi di chitarra e tastiere e sfumature ritmiche dinamiche resta sempre invidiabile, grazie a una produzione geniale, mentre la voce malinconico-melodica di Steven è quella che lega il tutto in un insieme perfetto. Naturalmente non manca nemmeno un’improvvisazione in crescendo, in cui si infila anche un assolo di chitarra dolcissimo. Non si può fare a meno di notare che in questa fase della carriera Steven stava diventando un chitarrista sempre migliore.

»Piano Lessons«, il primo singolo dell’album, per il quale è stato girato anche un video, è un’altra creazione interessantissima, con energici passaggi di chitarra e una leggera carica commerciale, mentre nel ritornello a colpire di più sono le armonie vocali costruite con intelligenza. È una delle poche composizioni di »Stupid Dream« con una nota positiva e un’atmosfera che tira su, anche se il testo è l’ennesimo amaro regolamento di conti con le deviazioni dell’industria musicale moderna. La title track è uno strumentale di appena mezzo minuto scarso, con suoni dissonanti.

Da qui in poi arrivano tre pezzi che, uno dopo l’altro, toccano in modi diversi le delusioni amorose di Steven con le donne sbagliate. »Pure Narcotic« è una ballata malinconica in cui l’uso minimalista di chitarra acustica e pianoforte e soprattutto il canto sottile di Steven creano un’atmosfera eccezionale. »Slave Called Shiver« è pervaso da un’atmosfera estremamente cupa, il che non sorprende, visto che è un altro brano che parla di amore non corrisposto. L’ambient con il tempo passa dalla calma all’aggressività, con il culmine in un ritornello fatalista, a rappresentare il cambiamento graduale dell’innamoramento (non corrisposto) in rabbia, ossessione e perversione. L’ultra cupo e a tratti quasi depressivo »Don’t Hate Me«, forse addirittura il pezzo più noto di »Stupid Dream«, contiene uno straordinario assolo di sassofono di Travis, a cui col tempo si uniscono l’assolo di chitarra di Wilson, da ammirare, e la furba improvvisazione alle tastiere di Barbieri.

»This Is No Rehearsal«, il cui testo tocca un fatto tragico e reale, quello di un bambino rapito e ucciso in modo ignobile sui binari della ferrovia dai suoi stessi coetanei (a Steven non sono mai mancati i temi pesanti), contiene arrangiamenti semi-acustici, armonie vocali passate attraverso il vocoder e passaggi metal che fanno regnare un’atmosfera cupa. Il brano di impronta psichedelica »Baby Dream in Cellophane«, in cui tra i passaggi acustici e le armonie vocali si sentono chiare influenze dei Pink Floyd, nel testo ha una netta carica ribelle, quando un bambino, crescendo, decide di opporsi al proprio destino già scritto.

Il geniale singolo »Stranger by the Minute«, con un marchio pop rock ben riconoscibile e quindi un’impostazione più commerciale, vanta un ritornello melodico e forse addirittura i più bei arrangiamenti di tutto l’album, con il culmine nelle nostalgiche armonie vocali. La nenia post-apocalittica »A Smart Kid«, sul piano lirico sicuramente una delle cose più profonde della carriera di Steven, racconta una storia simile a quella del classico »Radioactive Toy«: l’unico abitante sopravvissuto del nostro pianeta, dopo la fine di una guerra apocalittica, viene portato via da un’astronave che per caso si trova sopra la superficie devastata.

Lo strumentale complesso e singolo »Tinto Brass«, dedicato all’omonimo regista cinematografico italiano, con numerose improvvisazioni di flauto da virtuoso, complessi salti ritmici nell’intesa basso-batteria tra Colin Edwin e Chris Maitland e passaggi di chitarra prog metal, rappresenta un altro dei vertici dell’album. Questa creazione è per molti versi una delle pietre miliari del periodo creativo maturo di Steven. Molti degli elementi sonori affini che caratterizzano questo splendido strumentale si ritrovano anche nei suoi capolavori solisti successivi. Il brano conclusivo, »Stop Swimming«, è un’altra composizione ambient tristissima, ma allo stesso tempo un pezzo splendido e spiritualmente elevante, in cui ancora una volta brilla con tutta la sua forza il genio di Steven come compositore, arrangiatore e paroliere. Il testo è in sostanza un’allegoria cinica che si riferisce alla compagnia di Steven/ai Porcupine Tree, che non hanno mai smesso di nuotare a pelo d’acqua, cioè di arrendersi, per non farsi trascinare dalla corrente dritti negli artigli della corrotta industria musicale.

»Stupid Dream« è stato un album per molti versi epocale: ha segnato l’inizio di una nuova era per i Porcupine Tree, che con un sound ripulito, più duro e più complesso, canzoni con tanto di capo e coda e arrangiamenti più melodici rispetto al passato hanno iniziato a conquistare un sacco di nuovi fan. Con »Stupid Dream«, che era vicinissimo allo status di capolavoro, è quindi iniziata lentamente l’epoca in cui i Porcupine Tree, nonostante la loro grande avversione per l’industria musicale, hanno raggiunto una notorietà commerciale più ampia e hanno avuto un ruolo chiave nel far sì che il progressive rock non fosse più sempre una parolaccia per certi capi delle grandi etichette e per certi critici musicali segnati dallo stipendio aziendale. Naturalmente, nel frattempo hanno continuato a stare ben attenti a non ‘smettere di nuotare’ o, peggio, a ‘lasciarsi trasportare dalla corrente’ per volere dell’industria musicale.

Formazione

Steven Wilson – voce, chitarra, pianoforte, organo Hammond, basso (8,9), arrangiamenti orchestrali, produttore
Richard Barbieri – sintetizzatore, organo Hammond, mellotron, pianoforte (1), glockenspiel (4)
Colin Edwin – basso, contrabbasso (2,12)
Chris Maitland – batteria, percussioni, cori (9)

MUSICISTI OSPITI:
Terumi – cori (11)
Theo Travis – flauto (6,11), sax tenore (6)
East of England Orchestra – arrangiamenti per archi
Nicholas Kok – direttore d’orchestra
Chris Thorpe – arrangiamenti orchestrali

Produzione

Steven Wilson

Tracklist

1. Even Less (7:11)
2. Piano Lessons (4:21)
3. Stupid Dream (0:28)
4. Pure Narcotic (5:02)
5. Slave Called Shiver (4:41)
6. Don’t Hate Me (8:30)
7. This Is No Rehearsal (3:27)
8. Baby Dream in Cellophane (3:15)
9. Stranger By The Minute (4:31)
10. A Smart Kid (5:22)
11. Tinto Brass (6:17)
12. Stop Swimming (6:53)

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