The Four
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Moonlight Sky
Etichetta: Celinka
Uscita: 2016
Durata: 57:44
Voto: 4.5/5
I fuoriclasse sloveni del prog/jazz rock fusion Moonlight Sky, che ormai da qualche anno suonano solo in versione strumentale, dopo il terzo album in studio, »Changing Parameters« (2012), registrato in trio, hanno dato una svolta importante al loro sound e hanno accolto tra le fila un quarto membro, l’eccellente tastierista Jan Sever. Con il suo aiuto, gli altri tre virtuosi dei Moonlight Sky, cioè il chitarrista Miha Petric, il bassista Janez Moder e il batterista Žiga Kožar, hanno arricchito in modo splendido il loro collage musicale, cosa che si sente soprattutto in certi arrangiamenti, ora molto più colorati e ricchi, mentre ad alcuni brani si sono aggiunti anche clarinetto e sassofono ospiti, suonati da Goran Bojčevski e Črt Remic.
»The Four« segna un passo avanti decisivo rispetto al predecessore »Changing Parameteres«: a qualcuno di noi, con i Moonlight Sky, era mancato un po’ quel marchio sinfonico che aveva segnato la maggior parte dei loro lavori precedenti, mentre in alcuni pezzi, oltre al jazz rock fusion, ora hanno iniziato a sperimentare attivamente con la world music e il blues, il che è altrettanto lodevole e una bella prova del fatto che la band non si fa ingabbiare dal proprio passato sonoro. Nell’opener, il temperamentale capolavoro fusion »Tour de Vir«, frutto della creatività di tutti e quattro i membri e uno dei picchi del disco, si sente forte l’influenza di leggendarie formazioni fusion come The Mahavishnu Orchestra, Return to Forever e Leb i Sol.
Influenze di questo tipo, del resto, saltano fuori più volte su »The Four«, che contiene esclusivamente pezzi originali. Le linee di basso corpose di Moder sono sempre presenti in »Tour de Vir«, mentre Miha Petric, con passaggi a dita veloci di cui andrebbero fieri sia John McLaughlin che Vlatko Stefanovski e Al Di Meola, dimostra subito in modo palese perché sia uno dei migliori virtuosi della chitarra che abbiamo in casa. Entrambi i maestri dei rispettivi strumenti possono contare sul sostegno energico del pianoforte di Sever e dei dinamici passaggi di batteria di Kožar, mentre i brillanti arrangiamenti di fiati arricchiscono ulteriormente un brano ritmicamente scatenato.
»Šestka« è una creatura un po’ più pacata, ma sempre ritmicamente dinamicissima, dove i passaggi di chitarra di Petric ‘virano’ in una direzione un po’ più blues, mentre le linee di basso variegate e gli intelligenti passaggi di batteria sorreggono bene gli arrangiamenti sottili delle tastiere. In mezzo c’è anche un po’ di spazio per un’improvvisazione jazzfusion bella divertente, che in brani strumentali così spontanei non può praticamente mai mancare. »Makedonska«, come suggerisce già il titolo, racconta il graduale trionfo di ritmi dal gusto balcanico e di un’atmosfera ‘sudista’. Dopo l’introduzione pianistica ‘da natura morta’ di Sever, che è appena un filo troppo lunga, poco alla volta prende il sopravvento il melos balcanico/macedone, con il culmine in un assolo di chitarra eccezionale di Petric: un’altra rinfrescata di stile molto interessante, per cui la band si merita tutti i complimenti.
Un po’ di temperamento ritmico balcanico si avverte anche nella sfiziosa, giocosa delizia jazzfusion »Microcosm«, dove le doti virtuosistiche di tutti e quattro i musicisti tornano a splendere, anche se stavolta, con le sue improvvisazioni di chitarra drammatiche, a farsi notare di più è Petric, che del pezzo è anche l’autore. L’influsso degli elementi etnici sudeuropei è presente anche in »Nearest to Inexpressible«, che contiene un improvviso passaggio a una sezione improvvisata, il che dà a questa composizione complessa, con un assolo di piano eccezionale, anche un leggero marchio d’avanguardia. In »Alegria« la band vira verso acque jazz fusion un po’ più ‘tradizionali’, mentre in mezzo a passaggi di chitarra affilati e stacchi di batteria dal tempismo furbissimo trova spazio anche un sottile assolo di piano. »Taino« è il trionfo di passaggi di chitarra dal sapore blues, sorretti da possenti linee di basso, mentre le ramificate avventure di tastiera di Sever non nascondono, ancora una volta, l’influenza del leggendario capo dei Return to Forever, Chick Corea. Anche stavolta non manca l’assolo di chitarra ‘supersonico’ di Petric, che farà battere di nuovo il cuore a tutti gli amanti degli eroi della sei corde, mentre nella parte finale del brano prende il sopravvento un melos quasi caraibico/latino. La conclusiva »But I Like the Blues« è un pezzo dall’atmosfera piacevolissima, da ‘natura morta’, in cui Petric intreccia alla chitarra passaggi blues struggenti, accompagnato bene dal pianoforte sottile e da un sostegno ritmico jazz alla batteria.
»The Four« è il disco che noi fan dei Moonlight Sky aspettavamo in pratica fin dall’uscita del suo predecessore: nel complesso ha superato ogni aspettativa e ci ha pure servito qualche bellissima sorpresa. L’upgrade sonoro con l’arrivo di Jan Sever ha portato risultati davvero entusiasmanti, quindi la decisione di trasformare di nuovo la band da trio a quartetto è stata una mossa saggissima, mentre della produzione di qualità si è occupato il noto produttore Matej Gobec. Il risultato finale è il loro lavoro più maturo finora. Il confronto con i tre precedenti album in studio è piuttosto ingrato, visto che su »The Four« i Moonlight Sky suonano di nuovo completamente diversi rispetto, per dire, a quattro anni fa, ovviamente in senso positivo. È un ottimo segnale per il futuro del gruppo, che stavolta nella maggior parte dei pezzi trabocca di entusiasmo e di slancio. Per fortuna in Slovenia abbiamo almeno un pugno di band affini ai Moonlight Sky che tengono alto l’onore della scena progressive rock, ovvero jazz rock fusion, di casa nostra, e per questo l’uscita di ogni nuovo disco di simili entusiasti della sperimentazione è un evento importantissimo.
Formazione
Miha Petric – chitarra
Janez Moder – basso
Jan Sever – tastiere
Žiga Kožar – batteria
MUSICISTI OSPITI:
Goran Bojčevski – clarinetto
Črt Remic – sassofono
Produzione
Matej Gobec
Tracklist
1. Tour de Vir
2. Šestka
3. Makedonska
4. Microcosm
5. Nearest to Inexpressible
6. Alegria
7. Taino
8. But I Like the Blues