Ellipsis
Artista: Biffy Clyro
Etichetta: Warner Bros. Records
Uscita: 2016
Durata: 38:57
Voto: 3/5
Difficile credere che oggi, in tempi in cui si riscalda un sacco di minestra musicale e a farla da padroni sono le band della vecchia guardia come ACDC, Aerosmith, Guns’ n’ Roses e compagnia; possa arrivare in cima una band relativamente giovane dall’Irlanda di nome Biffy Clyro. Il gruppo si era già fatto notare con album come Opposite, Only Revolution e Puzzle. Tutti e tre sono entrati molto in alto nella classifica album britannica. Dopo una pausa di due anni dall’ultimo Opposite, i ragazzi sono rientrati in studio e hanno registrato “Ellipsis”. Ormai non ci sono più dubbi: sono una delle band più calde del pianeta. “Ellipsis” è un album che è schizzato subito in vetta alla classifica britannica. I ragazzi possono vantarsi anche del fatto che nel 2017 saliranno sul palco come uno dei headliner del festival Download.
Non è un album troppo lungo, dura appena una quarantina di minuti scarsi, il che in un certo senso ha una sua logica, visto che il predecessore era uscito addirittura su due CD e durava 77 minuti e 45 secondi. In copertina, su fondo bianco, c’è il nudo di tutti e tre i membri della band, una mossa senza dubbio azzeccata per attirare l’attenzione del pubblico femminile.
Si parte con il primo singolo, presentato al mondo prima dell’uscita del disco, intitolato The Wolfs Of Winter. L’ascoltatore si prende subito una dose del suono possente di cui la band è capace. Il suono è curato in modo magistrale, scioccante e semplicemente perfetto. Anzi, forse fin troppo perfetto. Nonostante tutta la sua complessità, il pezzo si ascolta benissimo. Hai la sensazione che la band abbia già detto tutto proprio qui. Dentro ci sono tantissime sensazioni e riff diversi. Il messaggio del testo, invece, sembra un po’ »tirato per i capelli«, visto che in passato Simon Neil ci aveva regalato metafore molto migliori. Dopo il pezzo arriva una melodia che scorre bene. Nella successiva Friends And Enemie l’»autore dei testi« se la cava un po’ meglio, ma continua a non convincere del tutto. Iniziano però a farsi strada le prime sensazioni che il nuovo album possa essere più orientato al pop. Il pezzo ha una base relativamente noiosa, ma il suono convince ancora.
Poi tocca ad Animal Style. Probabilmente il pezzo migliore del disco, quello che mostra i Biffy nella loro luce migliore e ti fa tornare piano piano la speranza di ascoltare il resto. La ruvidezza delle chitarre Fender Stratocaster si sposa bene con il tema dei ragazzacci. Si direbbe che suono e immagine combacino alla perfezione. Uno dei pezzi migliori degli ultimi anni. Segue una tappa inaspettata. È Re-arrange. Signore e signori, questo è probabilmente il miglior esempio di come fare un pezzo davvero eccellente col minimalismo. Anche se il testo è diretto, niente disturba. In modo ipnotico ci dimentichiamo di tutto quello che abbiamo ascoltato fin qui. Il pezzo si merita tutte le stelline possibili, perché ha la misura giusta in ogni cosa, e sono convinto che le ragazze saranno d’accordo con me. Sembra che l’album stia diventando sempre meglio di pezzo in pezzo, ma con Herex e Medicine cambia tutto. Un po’ ballad, un po’ no. Certo, alcune parti dei brani lasciano intuire che la cosa possa ancora aprirsi, ma purtroppo non arriviamo mai alla soddisfazione. Ci aspetta un nuovo tentativo di suono più incisivo con On a Bang, che semplicemente non è abbastanza buono da rimediare al gusto lasciato dai precedenti. Forse anche per il giochino di parole un po’ sfortunato. Si ha la sensazione che l’album sia stato scritto un po’ a forza, perché quell’impressione di metafore povere resta sempre lì. Le cose peggiorano ancora con Small Wishes. Non c’è niente che non va, in sé. È un pezzo ottimo per magari i The Proclaimers, ma non per una band del calibro dei Biffy Fuckin’ Clyro. Parte come un pezzo natalizio, ma purtroppo il »tintinnio« viene usato per un altro scopo.
A questo punto non vediamo davvero l’ora che l’album finisca, ed ecco Howl. Secondo la mia modesta opinione uno dei quattro pezzi che valgono l’ascolto, di qualità davvero altissima sotto ogni aspetto. Ti chiedi come possa essere venuto fuori tutto il resto così male. Simon ha davvero messo tutta l’energia in una manciata di pezzi del disco, lasciando gli altri a bocca asciutta? Howl ha un testo ottimo, un suono fresco e linee vocali ingegnose. Soprattutto le linee dei cori. Bravi ragazzi!
Segue la sognante People, che all’ascoltatore non viene nemmeno voglia di mettersi ad ascoltare. Don’t Won’t Can’t è invece una delle ultime speranze del disco. Un pezzo così così, con una melodia che ti si insinua sotto pelle, ma purtroppo non convince per niente nella struttura.
Segue ancora un po’ di sperimentazione in In The Name Of Wee Man. Solido! Parecchi diranno che anche questo vale l’ascolto, ma a me come ascoltatore confonde troppo. Il ritornello ingrana bene e fa rizzare i peli. La struttura sembra strana, e dentro si intrecciano tante sensazioni, proprio come nel primo pezzo, The Wolfs Of Winter. Allora però non dava fastidio. Forse ci è rimasto solo un cattivo retrogusto di tutto l’album.
Biffy Clyro – Wolves of Winter (video ufficiale):
Formazione
Simon Neil – voce, chitarra
James Johnston – basso, cori
Ben Johnston – batteria, percussioni, cori
Produzione
Biffy Clyro & Rich Costey
Tracklist
1. Wolves of Winter
2. Friends and Enemies
3. Animal Style
4. Re-Arrange
5. Herex
6. Medicine
7. Flammable
8. On a Bang
9. Small Wishes
10. Howl
11. People