Pray (EP)

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Grave Digger
Etichetta: Napalm Records
Uscita: 2008
Voto: 3.5/5

L’EP “Pray” è un’uscita-ouverture pensata per far salire la scimmia al pubblico, così che si presenti in massa all’appuntamento con il nuovo album in studio dei Grave Digger, “Ballads Of A Hangman” (2009). L’EP è uscito a novembre 2008, quindi un paio di mesi scarsi prima del disco vero e proprio. Insomma, la polvere in vista dell’uscita del nuovo album andava sollevata con un po’ di anticipo.

Il singolo che dà il titolo all’EP è in realtà il pezzo più melodico di “Ballads Of A Hangman”. Nonostante il suo schema di chitarra spogliato all’osso, dal carattere diabolicamente mortale, è proprio questo riff a reggere anche la linea melodica di base, in un modo così banale per i nostri organi recettori da conquistarti sottopelle in un attimo. Con questa melodicità richiama il brano dimenticato “Liberty Or Death” e uno potrebbe farsi un’idea sbagliata di cosa aspettarsi dal nuovo album. Certo, qui siamo già a spaccare il capello in quattro, perché un disco dei Grave Digger è un disco dei Grave Digger: tra l’uno e l’altro non ci sono salti clamorosi. Ma se proprio vogliamo andare a intagliare i dettagli con il cesello, “Ballads Of A Hangman” nella produzione è di nuovo più diretto sui riff (nella solita, ben nota immediatezza “da opus dei Digger”) rispetto al predecessore abbellito di sinfonismo, e quindi una specie di strizzata d’occhio alle radici, cioè all’album “The Grave Digger” e, per anno di uscita, a tutto quello che ne è venuto dopo. Nel ritornello di Pray c’è un semplice eco di “Pray!!!!”, messo insieme da tante urla di Boltendahl sovrapposte l’una all’altra, che suona terribilmente autoritario e crea nell’ascoltatore un effetto di obbedienza sottomessa a questo “comando” sparato nel ritornello, rumoroso oltre ogni limite. Il tipico colpo in pieno centro, che ha tutte le carte in regola per essere adottato subito dai fan della band, e che allo stesso tempo spalanca a Pray le porte del repertorio, un tempo di ferro, dei concerti del gruppo.

Su questo EP trovano posto altri due brani che sul nuovo album non c’era spazio per mettere, ed è per questo che l’EP diventa un acquisto ancora più attuale per tutti i veri fan dei Grave Digger. Sono due pezzi ottimi, con il tipico ruggito da comandante al centro, parecchio più “violenti” (leggi: in questo caso meno melodici) di Pray, con una ruvidezza spogliata di tutto, un riff spinto con forza in primo piano da tipica composizione Grave Digger e una produzione dal vivo incandescente. La novità che porta questo EP, e che è anche un’anticipazione del nuovo album, è ovviamente l’ingresso immediato e attivo nella band del nuovo membro Thilo Hermann. Attivo perché è coautore di tutti e tre i brani insieme a Boltendahl e Schmidt, e il suo status in studio “alla pari” si sente anche dal contributo negli assoli: i Grave Digger hanno messo tutta la scena musicale davanti al fatto che per la prima volta in carriera possono vantarsi di più duelli di chitarra nei brani, un contributo che sicuramente rafforza la blindatura ermetica, espressiva e caratteriale, dell’approccio Grave Digger. Quindi, i due brani Grave Digger di “Pray” che i ragazzi poi non hanno inserito nell’album sono When The Sun Goes Down e My Blood Will Live Forever, e siccome liberano ancora più aggressività di Pray, in fondo anticipano ancora meglio l’immagine complessiva e l’atmosfera di “Ballads Of A Hangman” (2009).

La band è nota anche per la sua passione per le riletture di autori altrui. Stavolta si sono buttati sulla cover del classico dei Motorhead, Overkill, che si trova solo su questo EP. Come sia impostato Overkill di base non credo serva spiegarlo, ma il fatto è che questo “stampo Motorhead” ai Grave Digger calza a pennello. Il fracasso del classico dei Motorhead l’hanno “quadruplicato” in modo velenoso, hanno spinto al massimo la velocità del ritmo con il martellare profondo e sottolineato del doppio pedale della grancassa, Boltendahl è di nuovo sinistro e rumorosissimo, e il tutto è avvolto nella tipica produzione alla Digger, fatta di segatura di riff teutonici incandescente. Quindi, se cercate un consiglio su come rendere i Motorhead in studio ancora più rumorosi di quanto già non siano, chiedete ai Grave Digger. A quanto pare i ragazzi hanno la ricetta migliore. Sarebbe interessante se i Grave Digger si mettessero a rifare l’intero album “Overkill”.

Come ho detto: i veri amanti del sound Grave Digger non storceranno certo il naso davanti a questo EP. Per loro sarà un obbligo per completare la collezione di album dei Grave Digger. Come sempre, la band ci tasta con cautela il polso delle reazioni dell’ambiente in cui, poco dopo l’inizio del 2009, è uscito “Ballads Of A Hangman”.

Formazione

Chris Boltendahl – voce
Manni Schmidt – chitarra
Thilo Hermann – chitarra
Hans Peter Katzenburg – tastiere
Jens Becker – basso
Stefan Arnold – batteria

Produzione

Grave Digger

Tracklist

1. Pray
2. Overkill
3. My Blood Will Live Forever
4. When The Sun Goes Down

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