Praznoverje

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Artista: Malik
Etichetta: ZARŠ Records
Uscita: 2010
Durata: 43:00
Voto: 4.6/5

Cinque anni dopo il primo contatto con un supporto fisico dei suoni dell’area della Sotla, la compilation Urok, i Malik tornano per cacciare la superstizione dai nostri cuori e dalle nostre teste. La prima dose di quattro pezzi aveva piantato il seme di aspettative altissime, e con quelle in testa mi sono fiondato sul debutto in una bella scatolina curata, ascoltando il doppio dosaggio di narrazione musicale articolata – il disco Praznoverje – e la curiosità è stata ampiamente ripagata.

Se dopo l’ascolto dei quattro pezzi di Urok la prima associazione correva stretta stretta ai suoni degli Alice In Chains, anche stavolta il sodalizio fraterno tra i Černelč e i Drašler non si allontana dal porto sicuro di una melodia post-grunge parecchio cupa e ispirata da Dio. Il caleidoscopio di sensazioni si appoggia sui Novanta e sull’eredità magica di Seattle, ma al posto dell’estasi da droga qui in primo piano c’è l’estasi del rapimento divino, la fede nell’Uno e la resa dei conti con le superstizioni e le mancanze di fede moderne. I Malik sono l’eco della cattiva coscienza del nostro tempo, e Praznoverje è il vangelo delle loro prediche. Il mondo è un posto misterioso e la rivelazione del divino è concessa a noi stessi come rivelazione introspettiva. Se siamo decentrati e viviamo il nostro stato come uno stato di smarrimento, dopo non può che arrivare la guarigione, lo scioglimento del mistero della vita. Dopo l’annientamento arrivano il compimento e la quiete nella fusione con l’Uno, riassumono i Malik. Resta il Nulla, che abbraccia tutto, mentre ogni rifugiarsi in schemi di ripetizione strumentale di parole vuote non è che un brontolio insensato di costrutti cavi, senza significato. È l’uomo ad aver creato dio perché dio creasse l’uomo, oppure è Dio ad aver creato l’uomo perché l’uomo creasse Dio? La contraddizione è l’origine del creato, il senso della vita sta nel suo non-senso, riassumono i Malik. Proprio questo gioco con l’ontologia del mondo e del Sacro è il filo rosso centrale dell’oratorio del quartetto dell’area della Sotla, e i Malik si abbandonano da predicatori al mantra secondo cui solo la fede è il fondamento dell’esistenza, mentre fuori dal pensiero e dalla parola detta non esiste nulla. Raffinatissimo e nichilista, sovversivo e solipsista fino al midollo. Il solipsismo è la concezione per cui la mia esistenza è l’unica esistenza, ovvero esisto solo io, o meglio i miei stati mentali, e tutta la mia esperienza sensibile è il fondamento dell’esistenza di tutto. Una fumisteria filosofica che affascina, ma non dà basi per un sentire e un vedere il mondo sani …

Ma passiamo alla musica. Otto pezzi che aprono le porte su un mondo infinito di possibilità, mentre i Malik puntano su forme massicce e suono denso, trame ritmiche fitte e melodie che si rincorrono e si sovrappongono. Magari la tavolozza sonora l’abbiamo già sentita, ma non le si può certo rimproverare di essere sbiadita o noiosa. Almeno non se nel vostro modo di concepire la musica avete inglobato il codice genetico del grunge. Se invece siete più puristi e meno fin-de-siècle, l’espressione in minore potrebbe stancarvi un po’ e annegare in una zuppa di monotonia. Nonostante tutto, Praznoverje è un prodotto musicale forgiato con grande qualità, nel quale si specchiano più di dieci anni di lavoro di rifinitura, di sintesi e di convivenza della band. Il bassista e il batterista, Jošt e Vid Drašler, sono con la band fin dagli inizi nel 1998, insieme al cantante Simon Černelč. Dopo qualche anno di ricerca musicale si è aggiunto il chitarrista Andrej Černelč, e di recente anche Damjan Dobrina, pure lui alla chitarra. La musica è pesante, e l’ipnosi della distorsione riflette la collaborazione con il mago californiano del mastering Dave Collins, che ha già lavorato con Joe Cocker, Fu Manchu, Soundgarden, QOTSA e tanti altri. Le fondamenta sono quindi solide e le basi della musica (e dei contenuti) profonde come l’inferno, pardon – come dio. Hit nel senso stretto sul disco non ce ne sono, ma conta il prodotto nel suo insieme, che è sopra la media!

Gli otto pezzi sono otto racconti e storie concettuali, in cui i Malik, con un approccio new age, si mettono di traverso agli ingranaggi di un presente senz’idee, della crisi dei valori e della fede. Praznoverje è un proiettile di filosofia sincera lungo poco meno di tre quarti d’ora, che si specchia nei testi, mentre le scenografie post-rock della parte musicale non fanno che rinforzare il tutto. Contenuti pesanti richiedono suoni pesanti, e i Malik tengono a bada entrambi i lati del tutto con mestiere e gusto. Così bene da meritarsi senza dubbio uno dei posti più importanti nella manciata d’oro delle novità di casa nostra di quest’anno, quelle che fanno guadagnare il pane. Più che favorevole!

Formazione

Andrej Černelč – chitarra
Vid Drašler – batteria
Jošt Drašler – basso, voce di accompagnamento
Simon Černelč – voce

Produzione

Matej & Damir Grginič

Tracklist

1. Prehod
2. Usoda
3. Prikazen
4. Urok
5. Skrivnost
6. Razodetje
7. Onstran
8. Duh

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