Pridi greva…
Artista: Electric Venom Agency
Etichetta: Dallas Records
Uscita: 2010
Durata: 47.30
Voto: 3/5
La nuova band, un quintetto che ha scelto senza vergogna la tattica di arrampicarsi in cima alla scena mainstream slovena, si chiama Elctric Venom Agency. Abbreviato in E.V.A., il nome è una mossa di mercato con cui il gruppo, tra una trivialità e l’altra e una prevedibilità musicale accessibile alle masse, cerca di vendere il carisma e la voce della cantante Eva Moškon.
Dietro a tutti i fronzoli che, nel suono e nell’immagine, separano gli Elctric Venom Agency da qualsiasi barlume di ribellione, c’è del materiale musicale di qualità che, per fortuna, resiste all’occhio analitico dei critici musicali. Non si può negare che i pezzi siano molto ascoltabili e ritmicamente seducenti, debitori in gran parte dei ritmi da ballo della vecchia disco music, con innesti di funk della fine degli anni Settanta, e che la voce di Eva Moškon se la cavi più che alla grande mentre insegue linee vocali scatenate. Eppure uno si chiede perché la band abbia bisogno di ben due chitarre, visto che lo spazio per il rock è grosso modo quanto il volume del cervello di una formica. Non vuol dire che le chitarre non si sentano. Ma una sarebbe più che sufficiente. Non serve nemmeno tirare a indovinare: le due chitarre usano perlopiù effetti puliti, tirando fuori timbri naturali che non prendono mai l’iniziativa nel disco. L’accompagnamento chitarristico lo rafforzano spesso con il wah-wah, come (di nuovo) richiede l’impronta funky del gruppo. Invece di sottomettersi ai suoni rock come ti aspetteresti (due chitarre!), nelle retrovie del quadro sonoro (cioè dietro la voce di Eva) la fanno da padrone i sintetizzatori. Una cosa che nei primi anni Novanta è stata riscoperta in modo ben più colorito, penetrante e convincente da una band come i Jamiroquai. E se a questo approccio aggiungi, con un pizzico di fantasia obbligatoria, una spruzzata di elettro-protesi alla Hot Chip, gli inglesi, magari ne esce perfino un’approssimazione credibile.
Insomma, il gruppo ha creato una musica che si ispira pesantemente a quello che i suoi membri ascoltavano da ragazzini. Qualcosa che oggi ci siamo un po’ tutti dimenticati e che proprio per questo può catturare l’attenzione in un attimo, perché suona “fresco” e “diverso”. È una mossa furba, e direi che sono ormai dieci anni che è una mossa prevedibile quando si parla di album di debutto di artisti nuovi. Ovviamente, di conseguenza, scende anche il livello di unicità e di riconoscibilità del proprio carattere autoriale. Bisogna metterlo in conto. Sorprese, quindi, zero.
Per fortuna Eva non si è buttata in una carriera solista, che avrebbe appesantito ulteriormente il panorama già sovraffollato di volti musicali sterili, i “solisti” della scena “mainstream” slovena, di cui nessuno avrà mai il coraggio di dire ad alta voce che è completamente sfiancata e condannata a un’eternità di noia estrema. Qui abbiamo invece la musica di un progetto che può essere portato dal vivo da una band. E questa band, se ha intenzione di restare in attività, può crescere e proporre, di pari passo con la sua evoluzione, nuove informazioni musicali. Miracoli, però, non aspettarteli.
È difficile capire cosa sia vero e cosa no in un progetto che è stato spalmato con ogni sorta di impregnante e unguento per infilarsi senza ritorno nella scena mainstream slovena e diventare: amato, desiderato, accettato da tutti, venerato e (se serve) pure idolatrato. Per la Slovenia, quindi, niente di nuovo. I cerchi del conformismo ben finanziato si sono chiusi, i cani abbaiano e la carovana passa. Lo spazio per l’esplosione di band creative e ispirate con un suono riconoscibile si è ristretto ancora un po’.
Per fortuna l’album “Pridi greva…”, oltre a una scalata calcolata alla vetta del mainstream, non nasconde le sue qualità musicali. Nel contesto sloveno è importante, nonostante questa uscita, con il suo arrivo, dirotti l’attenzione della maggioranza conformista, ignorante e affamata di compiacimento, e rubi spazio alle cose uniche, perché con la sua qualità difende con sicurezza i colori della musica slovena. Non dimentichiamoci che il mainstream sloveno di qualità (!!!) è ridotto ai minimi termini. A volte cercare la qualità tra gli artisti di successo commerciale in Slovenia è come cercare un ago in un pagliaio. Se allarghiamo l’orizzonte del “mainstream” sloveno di qualità abbiamo per esempio Jadranka Juras, Tinkara Kovač, si fa sentire anche il buon vecchio Janez Bončina Benč, che ha appena pubblicato un nuovo album, e infine anche la comparsa degli Electric Venom Agency giustifica con l’esordio la sua battaglia per un posto nel “mainstream” sloveno (di qualità). La funzione dei media è stata abusata e oggi si ha la sensazione che la Slovenia non abbia un vero “mainstream”. Colpa del ruolo capovolto dei media e della critica musicale che non funziona. Per questo l’arrivo di E.V.A. può rafforzare il nucleo di qualità di band e artisti che “galleggiano” in cima, così che a medio termine anche lassù si separi il buono dal cattivo e in Slovenia ci si faccia finalmente un’idea giusta di cosa sia la vera musica “mainstream”.
Formazione
Eva Moškon – voce
Luka Vehar – chitarra
Andrej Pekarovič – chitarra
Mitja Kavčič – tastiere
Piero Malkoč – basso, moog
MUSICISTI OSPITI
Gašper Peršl – batteria (tracce: 1,3,8,9,19,11,13)
Žiga Brlek – batteria (tracce: 4,12)
Katja Koren – cori
Bernard Pajk – basso (tracce: 4,10)
Sašo Vollmaier – pianoforte, clavinet (tracce: 1,2,11)
Produzione
Drago Popovič
Tracklist
1. Misel nate
2. Najine 3
3. Se zgodi
4. Pridi greva
5. Choice
6. Slikar
7. Play
8. Babji žur
9. Nov plan
10. Lepo mi je
11. Na glas
12. Utopija
13. Blizu