Prog metal sul confine con i Circus Maximus (2007)

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Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Rock Club / Ronchi dei Legionari / Italia
Data del concerto: 09.12.2007
Spettatori: 150
Prezzo del biglietto: 15,00€

Mentre “tutta” la Slovenia si concentrava sulla visita dei pomposi metallari svedesi Therion a Lubiana, con molto meno clamore la nostra zona di confine ha ricevuto la band prog metal norvegese Circus Maximus. Ragazzini a cui, al posto della peluria adolescenziale, sono appena spuntati i primi accenni di virilità, ma con due ottimi album alle spalle, “The First Chapter” e il freschissimo “Isolate”, uscito quest’anno, a cui era dedicato anche il concerto a Ronchi dei Legionari, cittadina vicino a Gorizia, famosa soprattutto per l’aeroporto internazionale. Neanche stavolta ci siamo risparmiati i giri a vuoto, la guida “a naso”, l’affidarsi all’intuito per capire la direzione giusta, il tormentare la gente del posto per sapere dove diavolo fossimo e come si arriva dove vogliamo andare. Eh, amico. Sei in Italia, fattene una ragione: le strade fuori dall’autostrada non sono segnalate. Il Rock Club a Ronchi è segnalato così male che ci siamo arrivati senza accorgercene, senza sapere di essere arrivati. La seconda volta è andata meglio, dopo un ulteriore giro nella zona industriale di Ronchi, perché nel frattempo avevano cominciato a radunarsi i fan scatenati che alla fine hanno ridato vita alla zona industriale, venuti a fare il tifo per i loro eroi al Rock Club.

Come si era già dimostrato l’anno scorso con l’organizzazione del Tramp’s White Lion a Trieste, anche stavolta il vero appassionato di musica Massimo ha fatto in modo che una band di altissimo livello tornasse a suonare vicino alla Slovenia. È incredibile come riesca a mettere in piedi un concerto del tutto senza scopo di lucro. A spingerlo può essere solo la pura fede e l’amore per la musica. Accoglienza calorosa, due paroline di incoraggiamento in segno di sostegno e ringraziamento scambiate chiacchierando, e siamo già seduti al bancone armati di una birra italiana standard, bella allungata. Peccato aver assaggiato prima la nostra Laško, perché la differenza di qualità ci ha spezzato e frantumato il cuore all’istante.

ANARCHY-X:
L’attesa è stata parecchio lunga. Alle 20.40 finalmente si è sentito un po’ di casino in questo grazioso localino da 200 persone, rivestito di legno caldo, decorato con veri poster rock e murales. Un bel posto da frequentare! Sul palco c’erano i Queensryche italiani, in casa chiamati Anarchy-X. Ci vuole un bel coraggio a buttarsi nelle acque del “tribute to”, e se per giunta si tratta dei Queensryche, le possibilità sono solo due: o sei impazzito, o sei così dannatamente bravo che nessuno ti crede, cioè surreale! In entrambi i casi sfidi il diavolo in persona coi Queensryche! Gli Anarchy-X hanno mostrato solo che osano, ma sono ben lontani dall’essere così bravi da nuotare disinvolti nel repertorio impegnativo che hanno scelto di suonare. Prima cosa: l’impianto era di gran lunga troppo rumoroso per quanto riguarda la batteria. Già nell’opener Anarchy-X il cantante steccava sulle note più alte, c’era qualche semitono pasticciato, ma okay, mi sono detto: “Aspettiamo ancora un po’. Il tipo deve scaldare la voce!” L’attesa non è servita. Però il tizio se l’è cavata piuttosto bene, per dire, con Damaged ed Empire, e anche I Don’t Believe In Love l’hanno suonata tutti insieme in modo del tutto dignitoso. I ragazzi si sono più volte pestati i piedi per mancanza di affiatamento e hanno sbagliato di brutto soprattutto nelle perle della serata, Walk In The Shadows, dove il ritornello ha letteralmente spezzato il cantante, poi Eyes Of The Strangers e in generale il finale devastante con Queen Of The Reich. Le chitarre sono la cosa che più si avvicina all’originale, il cantante deve faticare parecchio, il timbro vocale è adatto, ma sulle note alte diventa terribilmente sottile e debole, e anche la sezione ritmica è rimasta intrappolata su una frequenza disastrosa. Se i ragazzi si sono allontanati parecchie volte dagli originali, la colpa è proprio del batterista, che ha sbagliato o mancato di brutto un bel po’ di passaggi. 50 minuti di “Queensryche”. Una bella durata per la prima delle due band di supporto. Ma i ragazzi hanno potenziale, bisognerà solo lavorare ancora molto, e seriamente. Con cinque birre in corpo mi stavo divertendo da matti, a urlare a squarciagola i versi dei classici di questa band un tempo grande e indimenticabile.

1. Anarchy-X
2. Revolution Calling
3. Operation: Mindcrime
4. Damaged
5. Empire
6. The Mission
7. I Don’t Believe In Love
8. Walk In The Shadows
9. Eyes Of A Stranger
10. Queen Of The Reich

STEEL CROWN:
Gli Steel Crown hanno attaccato poco prima delle dieci come seconda band di supporto. Per l’Italia, quanto a esibizione, è stato un evento speciale. Era infatti il primo concerto dei Steel Crown rimessisi insieme, sciolti tantissimo tempo fa, sepolti da qualche parte nel profondo degli anni Ottanta. Allora l’heavy metal si suonava nudo e crudo. Riff, voce pulita, assoli e gas a tavoletta. Senza complicazioni. Ebbene, anche gli Steel Crown appartengono a una specie di variante della new wave of italian heavy metal. Brontoloni molto oscuri, non c’è che dire. Senza carisma e senza fascino. Sia nell’esecuzione sia nella musica. Anche se la gente si vedeva letteralmente sciogliersi dalla gioia, a cui ha contribuito probabilmente soprattutto il battito nostalgico dei cuori per la rinascita di questa band, leggendaria per l’Italia. Si sentiva davvero che i ragazzi mancavano dai palchi da un pezzo, che si erano un po’ dimenticati gli assiomi matematici di base. In particolare che bisogna sputare fuoco quando ti metti a sferragliare davanti alla folla con l’acciaio unico creato dalla potenza del riff metal. Mancava insomma quel puntino sulla “i” che si chiama flusso di energia. Visto che non c’era, siamo stati solo testimoni di un’esplosione di sterilità da parte di tizi che si sono sì impegnati per sguainare ancora una volta le sciabole in nome dei vecchi bei tempi. Ma posso concludere semplicemente: forse non è proprio destino per loro. Questa reunion è comunque una cosa molto gradita e bella per la scena italiana, anche se negli anni di astinenza gli Steel Crown sono stati superati da tanti giovani promettenti che nella scena contano molto, molto di più, se ci guardiamo solo intorno nella zona di confine, senza andare oltre Trieste, dove abitano per esempio i Rhapsody Of Fire. Questa reunion in Italia ricorda il recente putiferio nazionale sloveno attorno agli Interceptor. Durante la loro assenza, le nuove metal band slovene li hanno letteralmente ficcati in una taschina delle mutande. Però portano lo status di leggende, che li tiene in vita. E che sia così anche per gli Steel Crown. Buona fortuna, vecchietti, ma non trasformatevi in Snoopy!

1. I Can Dream

2. Stay Poor
3. No Man Land For A Gypsy
4. Bad Flowers
5. Sunset Warriors
–bis—
6. Prisoners In The Box

CIRCUS MAXIMUS:
I Circus Maximus sono saliti sul palco verso le 23.00! Cosa aspettarsi da questi giovincelli promettenti che fino a ieri crescevano a cereali col latte e cartoni animati in TV? Scandinavi. E dove compare questa parola, c’è sempre l’aggettivo “perfetto”, “perfezionista”. Viste le condizioni molto più favorevoli del giorno prima nella sala più grande di Brescia, il pubblico più numeroso e soprattutto il palco più grande, stavolta non c’era da aspettarsi un’esibizione così intensa. I ragazzi si sono lanciati dritti sul nuovo disco “Isolate” (2007), a cui hanno dedicato le prime tre canzoni della parte d’apertura del set. Dal pubblico poco numeroso hanno strappato un rumore dignitoso, e soprattutto i ragazzi sono stati ripagati dal fatto che la gente conosceva bene i versi di alcuni dei pezzi preferiti del repertorio della band.

A rovinare i piani dei Circus Maximus è stato soprattutto il suono, il che è strano per il perfezionismo scandinavo. Di nuovo la batteria era un po’ troppo alta, ma nella prima metà del set i ragazzi hanno sistemato la cosa e, a 15 m dal palco, il quadro sonoro si è finalmente messo in uno stato almeno vicino all’equilibrio, anche se l’ottimizzazione finale non l’abbiamo vista. I ragazzi sono in forma smagliante quanto a precisione e affiatamento. La voce è esplosiva, autorevole, molto melodica, potente in ogni registro. Nelle melodie più grandi dei loro brani i Circus Maximus hanno incoronato questo grande vantaggio di una voce rifinita con un potenziamento dell’atmosfera, seguito ovviamente dai momenti progressivi di tanti passaggi e cambi di ritmo. Peccato che le tastiere fossero praticamente sommerse nel mix, e così l’atmosfera a quel punto ha perso qualcosa. Che i ragazzi siano ancora giovanissimi si vedeva soprattutto dalla grande staticità sul palco. Chitarrista praticamente immobile, tastierista quasi nascosto dietro le quinte, bassista sempre con un piede sul monitor, cosa che a poco a poco cominciava davvero a stancare. L’unico a mettere un po’ più di energia nel proprio cinetismo scenico era il cantante, ma anche lui, girandosi troppo verso il batterista e mostrando così la schiena alla folla, interrompeva il flusso di energia tra pubblico e band, anche se durante il concerto quel flusso ha funzionato. Merito di qualche individuo molto infiammato nelle prime file, che respirava insieme alla band sul palco per tutto il tempo. Se solo ci fossero stati più fan così quella sera al Rock Club, anche solo una manciata in più!

I ragazzi hanno attraversato tutto il loro repertorio. Hanno suonato il meglio dei loro due album in studio in un’ora e mezza! Per il bis hanno invitato sul palco le band di supporto Anarchy-X e Steel Crown. Tutti insieme hanno attaccato l’evergreen dei Queensryche Take Hold Of The Flame, che, a differenza del giorno prima a Brescia, stavolta è stato cantato in gran parte dal frontman degli Anarchy-X. Anche se il cantante dei Circus Maximus è entrato solo per qualche modesto verso, quelli hanno confermato l’inconcepibile differenza di qualità fra i due cantanti! È stato il culmine della festa della serata, che ha dato le ali a tutti nel locale e soprattutto è stato un segno di rispetto per l’energia investita dall’organizzatore Massimo, che ha portato i Circus Maximus in Italia e ha permesso ai ragazzi di avvicinare la loro musica dal vivo anche a questa parte d’Europa.

La notte era ancora lunga e, come sempre in queste avventure rock n’ roll, indimenticabile. Poi c’è stata l’intervista ai Circus Maximus per la nostra amata “lajna del rock”, la guida su strade innevate attraverso Col fino a Lubiana, e prima ancora, ovviamente, un nuovo smarrimento per le strade di Gorizia. “Valico di Rožna Dolina! Ci sentiamo?!?!”

1. A Darkened Mind
2. Abyss
3. Wither
4. Prophecy
5. Arrival Of Love
6. Sane No More
7. Silence From Angels Above
8. Mouth Of Madness
9. SIN
10. Glory Of The Empire
11. Alive
12. Ultimate Sacrifice
13. Imperial Destruction
—bis—
14. Take Hold Of The Flame (tutti insieme: Circus Maximus, Steel Crown, Anarchy-X)

testo: Aleš Podbrežnik
foto
: Aleš Podbrežnik

Scaletta

ANARCHY-X:
1. Anarchy-X
2. Revolution Calling
3. Operation: Mindcrime
4. Damaged
5. Empire
6. The Mission
7. I Don’t Believe In Love
8. Walk In The Shadows
9. Eyes Of A Stranger
10. Queen Of The Reich

STEEL CROWN:
1. I Can Dream
2. Stay Poor
3. No Man Land For A Gypsy
4. Bad Flowers
5. Sunset Warriors
–bis—
6. Prisoners In The Box

CIRCUS MAXIMUS:
1. A Darkened Mind
2. Abyss
3. Wither
4. Prophecy
5. Arrival Of Love
6. Sane No More
7. Silence From Angels Above
8. Mouth Of Madness
9. SIN
10. Glory Of The Empire
11. Alive
12. Ultimate Sacrifice
13. Imperial Destruction
—bis—
14. Take Hold Of The Flame (tutti insieme: Circus Maximus, Steel Crown, Anarchy-X)

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