Protocol II
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Phillips, Simon
Etichetta: Phantom Recordings
Uscita: year
Voto: 5/5
»Protocol II« è uno dei dischi di fusion jazz-rock più strepitosi usciti negli ultimi anni. La sua pietra angolare fu posata nel lontano 1988, quando uscì l’album »Protocol«. E il padre dell’idea non è altri che (a dir poco) uno dei migliori batteristi della galassia, Simon Phillips. Questo musicista geniale e inaspettato stregone delle pelli, modello e fonte d’ispirazione per tantissimi giovani batteristi, in carriera ha suonato tutto quello che c’era da suonare. Con »Protocol II« ha così in tasca il suo settimo lavoro in studio da solista, e la conclusione è che proprio quest’ultimo è quello che ha aperto più spazio creativo alla fusione tra elementi »hard« e jazz. Insomma, di tutti e sette gli album, proprio l’ultimo, »Protocol II«, è quello che suona più »rock«. Certo, alla base resta comunque prima di tutto un disco jazz, e solo dopo si può parlare di influenze rock. Anche se Andy Timmons i suoi Danger Danger li ha artisticamente »superati« e lasciati alle spalle da un pezzo, il rock gli scorre ancora nelle vene, come suggeriscono certe frasi di chitarra in cui nell’aria si libera una dose più generosa di decibel di suono distorto.
Phillips aveva in testa da un po’ l’idea e la voglia di creare un nuovo album in studio da solista. Lo lasciava intuire il suo tour chiamato PSP (Phillips – Saisse – Paladino), negli anni 2009 e 2010, in cui il trio ha messo in mostra capolavori inaspettati tra le sconfinate distese dell’universo della fusion jazz. Dopo gli ultimi tour con i Toto nell’estate 2012 arrivò gennaio 2013 e il celebre NAMM, la fiera degli strumenti musicali e dei prodotti dell’industria musicale, dove si ritrovano due vecchi compagni, Simon Phillips e Andy Timmons: Timmons allunga così il suo soggiorno in California per provare i nuovi demo MP3 con le idee che gli aveva mostrato Simon Phillips. Timmons aveva già collaborato con Phillips agli album »Another Lifetime« (1998) e al live »Out of the Blue« (1999). Nell’ambito del tour dedicato alla presentazione dell’album »Another Lifetime«, nel maggio 1998 Phillips è passato con Timmons in formazione anche dalla capitale slovena, con la sua prima esibizione in Slovenia. Le idee hanno convinto Timmons a unirsi al progetto, mentre Phillips ha completato in fretta la squadra con due musicisti esperti: il tastierista Steve Weingart (Steve Lukather Band) e il bassista Ernest Tibbs. Quest’ultimo suona il basso anche per Steven Seagal nella sua formazione blues, che il 23.06.2014 si esibirà a Lubiana. Il progetto Protocol II era nato, e la band a febbraio 2013 aveva già registrato questo album!
Un album registrato come se fosse un concerto dal vivo in studio. Di norma al primo tentativo. Semplice. Inutile sprecare parole: tutti e quattro i musicisti hanno così dannatamente tanti chilometri sulle spalle e così tanta esperienza, e sono armati fino ai denti di una conoscenza straordinaria, di una comprensione musicale stratificata e di una reattività (prontezza) creativa acutissima, che possono suonare a occhi chiusi, anzi nel sonno, e senza sbagliare una nota. Inoltre nelle loro carriere girano da sempre negli stessi ambienti musicali e hanno una sensibilità musicale simile, il che significa che la squadra ha sviluppato in un attimo la giusta chimica creativa, una volta scaldata alla temperatura di lavoro giusta in studio.
»Protocol II« è figlio di una fusione eccezionale di elementi di improvvisazione piena di sentimento, che ovviamente spiccano nei contenuti dell’album e si prendono la maggior parte dell’attenzione, ma sono sempre avvolti in veli sottili di motivi in cui i ragazzi sviluppano melodie accessibili. Sono 57 minuti di sviluppi imprevedibili che, con bruschi cambi di motivo all’interno di una piattaforma jazz rigorosa, non smettono mai di entusiasmare. Tutto è suonato con la brillantezza di una finezza meccanica sensibile, di suoni puliti e organicamente accordati, con un controllo appassionato di ogni gesto, dove l’equilibrio da funamboli tra la brillantezza di un genialissimo senso della lucidità improvvisativa e l’accessibilità melodica non cede mai! Il quartetto ha catturato un momento straordinario, pienamente tangibile, di libertà e di fantasia musicale avventurosa e sfrenata, dove non ci sono ostacoli per le idee nei loro mondi musicali, e l’ha travasato in modo superiore sui nastri dello studio (la registrazione sonora) in un conglomerato musicale affascinante e senza confini.
Le otto canzoni hanno in comune il fatto di navigare tra continui cambi di tempi ritmici spesso insoliti, mentre i musicisti, con l’ampiezza della propria comprensione musicale e con gran parte del loro gioco, fondono con una leggerezza piumata motivi e trame ritmiche spesso difficili da conciliare. Al quartetto non manca mai, nemmeno per un attimo, il filo rosso né la carica giocosa, e l’intesa reciproca tra i quattro è praticamente perfetta.
Tutta la complessità incarnata da questo lavoro è calibrata magistralmente con la nota in primo piano della lucidità di brillanti assoli, che vengono sprigionati nei momenti giusti da passaggi tematici più sottili, melodicamente affascinanti, dove il quartetto evoca con grande efficacia anche un elemento di mistero (First Orbit). Nella melodia non è difficile cogliere gli »incontri ravvicinati del terzo tipo«: quel famoso legame con i Toto (Phillips, Weingart), che con una raffinata musicalità si mostra in modo particolarmente evidente in questo album nel brano Moments Of Fortune.
Tutti i brani sono costruiti per dare il massimo spazio alle escursioni soliste di tutti e quattro i musicisti. Il quartetto lo fa il più delle volte scegliendo un motivo in cui uno dei membri prende l’iniziativa per improvvisare. Un attimo dopo la situazione si ribalta e si libera spazio per il membro successivo, che prende l’iniziativa con il suo intervento improvvisato. Non di rado le parti dei brani in cui Simon Phillips si scatena da solista sembrano quasi un riscaldamento »nel bel mezzo di una prova aperta« da parte degli altri tre. Straordinario soprattutto l’intervento improvvisato finale nel brano Enigma, dove Phillips con il suo imprevedibile »sfogo polipesco« spezza letteralmente il brano, ma il motivo che sta sopra le sue acrobazie alla batteria tiene insieme la compattezza della canzone. Phillips è davvero così »fuori di testa«, ha studiato e provato così tanto in carriera che cerca di mostrare tutto quel sapere al meglio in ogni singolo momento di questo album e di implementarlo nelle strutture compositive. E il maestro ci riesce con veemenza! Trionfalmente. Anche se Timmons e Weingart sono sbalorditivamente affascinanti nell’esposizione travolgente dei loro mondi musicali, che mostrano attraverso voli solisti da maestri, è chiaro che lungo tutto l’album a prendere l’iniziativa, almeno un po’ se non in modo evidente, è comunque Simon Phillips, il che è in qualche modo ovvio, visto che è il visionario e il padre del progetto Protocol II.
L’album »Protocol II« è un documento del magnifico sfoggio della cultura »jazz rock fusion«, incarnata da una squadra unica di musicisti di altissimo livello. Un brillante unico e inimitabile che, con la passione di una ricerca continua attraverso passaggi tecnici complessi e definiti in modo superbo e con la sfrenata lucidità di uno spirito libero, non smette di entusiasmare.
Formazione
Simon Phillips – batteria
Andy Timmons – chitarra
Steve Weingart – tastiere
Ernest Tibbs – basso
Produzione
Simon Phillips
Tracklist
1. Wildfire (7:24)
2. Soothsayer (8:56)
3. Gemini (7:51)
4. Moments Of Fortune (8:11)
5. Upside In Downside Up (6:56)
6. First Orbit (6:34)
7. Octopia (3:41)
8. Enigma (9:17)