QE2
Artista: Oldfield, Mike
Etichetta: Virgin Records
Uscita: 1980
Voto: 4.6/5
Con l’uscita di QE2 Mike Oldfield ha salutato definitivamente il sound dei Settanta ed è entrato in una nuova fase fatta di brani più brevi e hit pop. Anche se già Platinum si era staccato parecchio dal sound tipico che Oldfield aveva sfornato negli anni Settanta, è QE2 a mostrare senza più dubbi quale sarebbe stato il suo futuro. Per questo disco Oldfield si è circondato della gran parte dei musicisti che formavano la band di Five Miles Out: Maggie Reilly (allora ancora Maggie Riley), Mike Frye, Tim Cross e Morris Pert (Brand X). Nell’album ci sono anche parecchi ospiti illustri, tra cui Phil Collins (Brand X, Peter Gabriel) e David Hentschel (produttore dei Genesis). Mike Oldfield da solo suona così tanti strumenti nel disco che viene da chiedersi se avesse davvero bisogno di un altro musicista a dargli una mano.
L’album parte con la prima parte della trilogia Taurus. Un pezzo affascinante, in cui si riconoscono tutti gli elementi tipici di Oldfield. Ci sono un sacco di cambi di ritmo e la struttura è curatissima e complessa il giusto. Si sente che Oldfield ha cercato di ficcare in un brano più breve quasi tante idee quante ne metteva in quelli molto più lunghi (Hergest Ridge, Tubular Bells, Platinum).
I tre pezzi successivi sono piuttosto brevi e semplici. “Sheba” è delicata, con una sola melodia di base. Maggie Reilly regala qualche bella parte vocale. “Conflict” è più veloce, quasi una specie di danza irlandese. Come già tanti artisti prog prima di lui, Oldfield ci ha infilato anche una cover classica. “Arrival” è una cover degli ABBA e mostra Oldfield al massimo delle sue capacità strumentali. In pratica c’è una sola melodia di base, suonata con strumenti diversi, e proprio per questo non diventa mai noiosa troppo in fretta. Questi brani più corti magari sono impostati in modo più semplice, ma le melodie sono di qualità e belle, e il tutto è suonato alla grande.
La seconda parte del disco si apre con una pezzo bellissimo e pieno di emozione. Oldfield esprime la sua passione attraverso la chitarra elettrica, che letteralmente brilla. Pure l’orchestra dà una mano a rendere questo brano ancora più piacevole. “Mirage” parte piano, con un simpatico duello tra chitarra e vibrafono. Più avanti il ritmo accelera e il pezzo si fa più rumoroso. Il tutto porta a un finale fantastico. Davanti alla title track mi tocca chiedermi di nuovo come abbia fatto Oldfield a far stare così tante idee in una composizione così breve. Sembra quasi che gli stia per finire il tempo. Mi si stringe il cuore soprattutto quando agli altri strumenti si uniscono le cornamuse. “Celt” si potrebbe definire breve ma dolce. La sua semplicità è incredibile. Spiccano in particolare i tamburi africani e la voce, sempre splendida, di Maggie Reilly. Dopo la parte vocale Oldfield tira fuori una delle sue migliori linee di chitarra in carriera (per me addirittura la migliore), che però non dura abbastanza (always leave them wanting more). L’album si chiude con una breve e deliziosa canzoncina per basso e vocoder (voce). Un modo adatto per chiudere QE2.
Con questo disco il signore inglese dal cuore celtico risveglia ancora una volta i ricordi della sua patria non scritta. Platinum aveva praticamente fatto fuori l’elemento folk, mentre con QE2 Oldfield è tornato a ciò che gli riesce meglio. Mescola rock, classica e folk come se fosse la cosa più normale del mondo. Il lato più interessante è soprattutto l’interazione tra strumenti folkloristici e nuovi sintetizzatori. Questo mix, secondo ogni principio logico, non dovrebbe funzionare. Eppure funziona! E come! Il folk rock non era mai suonato così fresco e carico di buone vibrazioni. Mike Oldfield, evidentemente, dopo i seminari che gli avevano rinforzato l’autostima, ha mollato le sue paranoie introspettive e si è rifugiato in melodie più allegre, di quelle che farebbero ballare pure la regina d’Inghilterra.
Ogni pezzo di QE2 è eccezionale. Pur essendo più brevi, la qualità non cala di un millimetro. Non mancano i cambi di tempo improvvisi e i passaggi rapidi da una melodia all’altra. Tutte queste caratteristiche, che distinguevano Oldfield già nei suoi momenti migliori, sono di nuovo qui. I pezzi sono pieni di ottime idee, realizzate alla perfezione. A volte penso che questo album sia troppo corto per così tante idee eccellenti, ma anche questo fa parte del suo fascino. Senza problemi posso proclamare QE2 un altro capolavoro di questo talentuoso compositore.
Formazione
Mike Oldfield – chitarra acustica, classica ed elettrica, mandolino, basso, arpa celtica, banjo, pedali, sintetizzatore, pianoforte, programmazione della batteria, rullante, tamburi africani, claves, marimba, vibrafono, grancassa, gong, cornamuse della Northumbria, voce, vocoder, tamburello
Guy Barker – tromba (6, 7)
David Bedford – arrangiamenti per archi e coro (4, 5)
Phil Collins – batteria (1, 2)
Tim Cross – tastiere (3, 8)
Raul d’Oliveira – tromba (6, 7)
Mike Frye – batteria, rullante (1, 3, 6, 7, 8)
David Hentschel – tastiere, batteria, voce (1, 4, 5, 7), arrangiamenti per fiati (6, 7)
Paul Nieman – trombone (6, 7)
Morris Pert – batteria (3)
Maggie Reilly – voce (1, 2, 4, 8)
Philip Todd – sax tenore (6, 7)
Produzione
Mike Oldfield, David Hentschel
Tracklist
1. Taurus 1 (10:07)
2. Sheba (3:32)
3. Conflict (2:48)
4. Arrival (2:45)
5. Wonderful land (3:37)
6. Mirage (4:39)
7. Q.E. 2 (7:39)
8. Celt (3:04)
9. Molly (1:13)
Durata dell’album: 39:24