Quando al Channel Zero splende Lunin Svit (2006)
Autore: Aleš Podbrežnik
Luogo: Channel Zero (Metelkova) / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 30.11.2006
Numero di spettatori: 50
Moonlight Sky. Perché solo stavolta li vedo dal vivo per la prima volta? Boh, chi lo sa?!! Eppure una cosa ve la garantisco. Quando ho messo su per la prima volta il loro debutto, uscito proprio il giorno di questo concerto e a cui la serata era dedicata – la festa ufficiale per l’uscita del disco e la promozione della loro musica – sono rimasto a bocca aperta vedendo quanto tutti i pezzi siano cresciuti enormemente nei due anni dal Demo (2004). In qualità, ovviamente! E basta. Quella sera dovevo esserci e basta.
GENERAL MUSASHI: 21.45 – 22.15
La serata l’hanno aperta dei giovani promettenti amanti del power blues rock, ben condito di boogie. Un quartetto dal nome spiritosissimo. Uno si aspetterebbe di vedere uno scontro tra samurai sul palco, un banchetto a base di liquore di riso e via dicendo… e invece altro che hehe, heh… una giovane geisha in erba…
I ragazzi, con il tempo contingentato, hanno scaldato con invidiabile grinta il pubblico, piuttosto scarso di numero, che però non è certo rimasto con le mani in mano e non si è tirato indietro quando c’era da bere. La chitarra a tratti flirta volentieri con Jimmy Page e porta spesso la band dentro un seducente “boogie drive”. This kids can play! Decisamente. Certo, ai ragazzi manca esperienza per quanto riguarda la presenza scenica, e per questo all’inizio devono puntare di più sulla sicurezza in se stessi. Batterista, chitarrista e bassista si sono lanciati un paio di volte in brevi “jamming” di tutto rispetto, hanno perfino fatto l’occhiolino alle linee tradizionali da “seventies funky” e, per esempio, in quel momento il cantante, quando “suonava solo lo strumentale”, non sapeva proprio cosa fare di sé sul palco. Magari la prossima volta non gli starebbe male avere in mano almeno un tamburello o un triangolo, se già i Deep Purple, più ricchi ai tempi d’oro, in momenti così mandavano Gillan ai bonghi. I ragazzi sanno suonare, ma purtroppo non offrono niente di particolarmente riconoscibile, unico o entusiasmante. In più devono assolutamente lavorare sull’aspetto. Non bastano una T-shirt qualsiasi e dei jeans. Ai ragazzi serve un po’ di “glamour” e di follia, così le ragazze vi si appiccicheranno addosso. Assolutamente!!! Il cantante è sporco in modo attraente, come si conviene a un tipo di rozza specie, e ascoltando la voce si può quasi “sentire l’odore dei vapori d’alcol”, se capite cosa intendo? Pubblico di riferimento? Tutti i “cani sciolti” e i “biker”! I General Musashi fanno per voi. Sporcaccioni da festa rock’n’roll. Manca solo da costruire la giusta “immagine da bastardi”, e ci siamo.
MOONLIGHT SKY: 22.35 – 00.07
Per gli standard sloveni, un gruppo straordinariamente accattivante e una vera conquista. Creatura di quattro moschettieri coraggiosi, è un fenomeno eccezionale sulla nostra scena musicale, a modo suo. Purtroppo se ne rendono conto fin troppo pochi sloveni. Quello che suonano i Moonlight Sky, scandinavi, tedeschi e anche i sanguigni abitanti dei paesi di lingua romanza se lo contenderebbero in un attimo a mani nude.
Per giunta, andiamo a caccia di possibili paralleli. Qualcuno si ricorda ancora del gruppo HELP? Il gruppo a cui non è stato dato in sorte di esistere davvero. E da dove viene il nome? Aggiungi Hendrix agli ELP e ottieni HELP. Perché proprio Hendrix? Se Hendrix fosse sopravvissuto fino alla nascita degli HELP, forse i Moonlight Sky sarebbero gli “HELP sloveni”. Chiedete a Miha Petric. Eppure il ragazzo sta sviluppando una sua identità. Si sente aleggiare lo spirito di “Voodoo Chile”, così come lo si sente in un suono velenosissimo, attraverso un wah wah ululante e tagliente. Il veleno sperimentale di Jeff Beck con “Wired” non è più così lontano! Il ragazzo suona la chitarra con le dita e la mano sinistra fa la maggior parte del lavoro. Raro vederlo: persino i re del “finger picking” come Mark Knopfler portano spesso almeno un’unghia finta di plastica sul pollice, mentre il nostro Miha ha lì “solo” la sua unghia lunga! Quindi perfezionismo, senza prolunghe “artificiali”. Fan, quindi! Difficilmente vedrete mai Miha con un plettro in mano. Miha possiede una “compiutezza”. È già, nella sostanza, un chitarrista formato. Cosa ci vedo io qui? Una grande immagine, che lo tiene lontano dai “contadini sloveni insicuri sul palco”, poi è armato fino ai denti di un’ottima attrezzatura tecnica, che padroneggia “alla perfezione” e che quindi giustifica tutti i “giocattoli pericolosi” che ha in dotazione e che, in una parola, domina! Con un modo di suonare maturo. La piattaforma di base è costruita. Un trampolino che ora gli offre davvero tutto ciò a cui vorrà arrivare come musicista. Il ragazzo è senza dubbio la prima attrazione del gruppo. Ha quello che agli sloveni manca. Quando lo ascolti suona a modo suo e ha le “palle”. Quello che mi manca in tanti sloveni è proprio una riconoscibilità personale. Questo non vuol dire che non abbiamo ottimi chitarristi. Solo che siamo troppo ossessionati dal piacere a tutti, dall’imitazione. Miha si stacca dal gruppo e riesce a evocare quel battito essenziale che hanno i gruppi inglesi e americani che hanno rimesso in piedi il rock! Occhio a questo ragazzo! Ha ancora molto da dire!
Se ci aggiungiamo gli altri tre, che arricchiscono il senso della musica rock, nascosto in fondo in un riff di chitarra, ne esce un quartetto dall’impostazione evoluta, che “punta” a un ascoltatore più esigente, più che a una base di fan generica. Un ottimo intreccio melodico di tastiere (Ensoniq KS – 32) con la chitarra e, dall’altra parte, una ritmica jazz rock fusion di una sezione completamente fluida e libera, quella di Moder/Kajtna, che lascia un ampio spazio a tastiere e chitarra. Semplicemente, una band jazz rock fusion che si porta dietro un pizzico di Weather Report, nelle tastiere di Chick Corea e di conseguenza dell’epoca elettrica anni ’70 di Miles Davis, Return To Forever, ma senza le corse supersoniche sulle tastiere. I Moonlight Sky costruiscono atmosfera. Qui non c’è spazio per lo “scuotere” e lo sprecare note a raffica. Hanno la precedenza l’atmosfera e l’espressività dei motivi principali.
I ragazzi hanno attaccato con Angel, con un ritornello vocale d’impatto che ha catturato l’attenzione della folla, ma poi sono passati molto in fretta al loro repertorio strumentale. Hanno ravvivato la serata con la Red House, classico di Hendrix, che avevo ascoltato dieci giorni prima nella versione del leggendario Pat Travers a Salisburgo. L’ampio spettro musicale che offrono i Moonlight Sky, praticamente senza limiti di genere, permette loro quella libertà di movimento di cui parlavo, ed è il loro fascino più grande come fenomeno musicale. Imprevedibilità, un pizzico di spontaneità, jam dal vivo ulteriormente dilatate in assoli improvvisati. I ragazzi brillano per affiatamento e la chimica tra loro funziona. Anche il nuovo membro, il batterista Aleš Kajtna, che viene da acque puramente jazz, ha dimostrato di essere la scelta giustissima per il gruppo.
Sono arrivate Pluton – un brano di scetticismo apocalittico, intriso di un pesante riff di chitarra di trasformazione, la più radiofonica e dolcemente ondeggiante Lunin Svit, che Anže ha cantato in inglese, mentre il concerto ha toccato il suo vertice assoluto nel finale, con uno dei pezzi originali più potenti, Ocean, e con una cover riuscitissima dei Leb i sol, Jovano, Jovanke. Intanto Miha ha mostrato la sua versatilità in So Hard To Live, quando si è infilato il ditale e ha tirato fuori un sottile “suono alla Gilmour” dai suoi assolini! Perfezione, a zero errori!!! Raffinatezza mescolata ad aggressività rock. Un’ondeggiare sensuale di atmosfera e dinamica. Fluido, con un pizzico di spontaneità e sentito. Chi aveva sentito l’album del gruppo ed è venuto al concerto come me – per la prima volta – poteva restare davvero scioccato, perché in studio il gruppo suona bene e morbido, quasi fluttuante nella produzione, mentre dal vivo è diabolico, ardito e tirato a morte. Sotto il basso di Moder, i piatti di Kajtna hanno vibrato più volte, in risonanza, di brutto. Il Channel Zero non è davvero il posto ideale per una musica come quella dei Moonlight Sky. Hanno assolutamente bisogno di più spazio sul palco. Assolutamente! Gli affibbierei subito un palco psichedelico e trascendentale. Ahhhh, sto di nuovo sognando degli Yes sloveni,…. A Kržič aggiungerei la maschera di Peter Gabriel….. eccomi di nuovo a filosofeggiare.
Il gruppo ha chiuso la parte regolare con How Much?, in stile neo prog rock (soprattutto per il modo di cantare di Andraž). Il pubblico ha premiato il gruppo con entusiasmo. Peccato che non fossimo un po’ di più, per tirare fuori ancora più “groove”, che il gruppo si era decisamente guadagnato.
Così sono tornati sul palco e hanno suonato esattamente quello! The Groove. Un riff d’attacco alla Black Sabath “era Ozzy” nella regia di Miha e il suo “distortion” devastante hanno invaso il Channel Zero e fatto saltare in piedi il pubblico, che si è sciolto davanti all’ottimo approccio vocale e sentito di Andraž. Qui Miha ha fatto vedere le corna, ha cavalcato velenoso il suo “wah” e la sua chitarra ha ruggito e ululato contorta nella notte. Il finale l’ha completato Andraž con ottimi “scream” che, a differenza di quelli nell’iniziale Angel, che facevano l’occhiolino al buon vecchio Gillan dei “seventies”, avevano l’effetto frenetico e schizoide di “Carefull With That Axe Eugene”. Bravi ragazzi! Un “putiferio” rock in chiusura!
I Moonlight Sky sono un potenziale straordinario, costruiti per il mondo. Già alle fondamenta superano la “piccolezza slovena” eppure hanno assolutamente bisogno del sostegno di casa nostra. Come detto! All’estero se li mangerebbero. Hanno bisogno di “spille” all’estero. E sono appena all’inizio. Una conquista straordinaria, di cui possiamo andare fieri e che dobbiamo aiutare a crescere e a svilupparsi, così da arricchirci con la sua eredità, l’eredità del significato essenziale della parola “progressivo”. I Moonlight Sky sono un gruppo che suona musica per cui, ai giorni nostri, devi avere un coraggio da matti. E suonano esattamente quello che vogliono suonare. Sono l’avanguardia all’opposizione. Come i King Crimson, ancora oggi immortali, con un suono sempre fuori di testa e attualissimo. Musica per puristi! Con profondità e intelletto brillante.
Scaletta
1. Angel
2. Devet osem
3. Rigg’s Family Shot
4. Pluton
5. Red House
6. Štirje svetovi
7. So Hard To Live
8. Lunin Svit
9. Ocean
10. Jovano, Jovanke
11. How Much?
—bis—
12. The Groove