Quando il black metal sloveno asfalta il suo papà norvegese! (2013)
Autore: Rok Klemše
Foto: Nina Grad
Luogo: Orto bar, Lubiana
Data del concerto: 28.02.2013
Numero di presenti: 100
Un giovedì cupo, grigio e piovoso che chiamava a gran voce divano e film in tema col meteo (a memoria mi vengono in mente The Fog e The Mist). Ma ancora più in tema col meteo è stata la serata di giovedì scorso all’Orto bar, avvolto nel buio da un trittico di band black metal – gli Ivje, a metà tra Lubiana e Meneš, gli istriani Ater Era e, come piatto forte della serata, i norvegesi Endezzma. In sintonia con il concerto al piano di sopra, anche la Kadilnica of Death al piano di sotto si è vestita a lutto in onore del Principe delle Tenebre, e il party black metal è andato avanti fino alle prime ore del mattino anche dopo il concerto.
Ma prima ancora, poco dopo le nove, sono saliti sul palco dopo anni di assenza i black metaller »old-school« Ivje, che l’anno scorso hanno fatto uscire in sordina il loro debutto Descending Through Halls of Agony. Peccato che la band non abbia dedicato più attenzione alla promozione del disco, perché da lì trasudano l’esperienza e la credibilità di dieci anni di vita. Spero che il concerto all’Orto significhi più attività da parte della band anche su questo fronte. L’Orto ha salutato il ritorno sul palco dopo qualche anno di assenza con una buona affluenza, e gli Ivje, con il loro black metal di scuola norvegese, hanno avvolto la sala in un abbraccio gelido di tenebre e malvagità. Il concerto era dedicato soprattutto a presentare il nuovo album e la formazione rinfrescata, rinforzata di recente dal cantante Jonas Savšek e dalla tastierista Maja Peteh, e la band ha dimostrato che, nonostante la pausa piuttosto lunga, suona affiatata e coesa, anche se dal sottosuolo si è strisciato fuori qualche troll, colpevole di sporadici scivoloni e pasticci. Gli Ivje hanno comunque più che degnamente scaldato congelato la sala con un black metal misantropico, sorprendendo con un’ottima esecuzione strumentale (le manca forse solo un’integrazione ancora migliore delle tastiere nel quadro generale) e con le eccellenti, sofferte urla di Jonas.
Anche con i successivi protagonisti, gli istriani Ater Era, siamo rimasti saldamente ancorati alle acque del black metal, ma con un’atmosfera molto più marcata, arricchita a tratti da passaggi quasi psichedelici. Il trio due anni fa ha sfornato l’ottimo debutto In Autumn’s Solitary Decline e sta già lavorando a spron battuto al successore. Un assaggio ce l’hanno dato con il nuovo pezzo My Beast, My Age, e le promesse di un salto di qualità rispetto al debutto sono alte. Gli Ater Era hanno attaccato l’Orto bar senza compromessi, come raffiche di bora e onde di un mare in tempesta. Il trio è, alla base, black metal primordiale di qualità eccezionale, caratterizzato da malvagi passaggi di chitarra che vanno ben oltre il cliché dell’»ape« (il classico tremolo), da una voce cruda ed estremamente espressiva e da un drumming fenomenale, pieno di cambi dinamici e variegati, ed è bello sentire che anche i blast beat possono ancora suonare freschi e impressionanti. Se già sotto questo aspetto gli Ater Era suonano alla grande, le parti atmosferiche occasionali portano l’esperienza un gradino più su. L’originalità i ragazzi la raggiungono soprattutto grazie alle uniche acrobazie chitarristiche di S.S., che per un po’ ti sballottano da tutte le parti con plettrate furiose e poi, di colpo, ti piazzano davanti un solido muro di linee di chitarra ipnotiche che ti spazzano via nell’occhio del ciclone. Peccato che il basso, pur sicuro, per lo più si limiti a seguire fedelmente i riff di chitarra senza mostrare più carattere. Una prestazione superba, che ci ha portati dalla Lubiana nebbiosa dritti nella natura spietata ma meravigliosa del paesaggio istriano!
Per ultimi sono saliti sul palco i norvegesi Endezzma – anche se la Norvegia è considerata la culla del black metal, davanti al nostro duo hanno potuto solo vacillare. La band è stata fondata nel 1993 dal cantante Sorgar con il nome Dim Nagel, ma per anni è rimasta ferma, finché nel 2005 non è tornata in vita. L’anno scorso hanno pubblicato il debutto Erotik Nekrosis, che, partendo con Junkyard Oblivion, hanno presentato per la prima volta anche a Lubiana. Purtroppo, però, hanno dimostrato che si tratta del solito modello di black metal norvegese ormai consumato, con riff generici e voci da cliché, e non hanno offerto proprio nulla che ti rimanga in testa a lungo. L’atteggiamento esageratamente da poser non ha contribuito granché a una bella esperienza (anzi, il contrario), così come Jabba the Hut al basso e il cantante che saltava giù dal palco in mezzo al pubblico. Con il brano Black Temple si sono comunque ricordati con grazia del chitarrista Trondr Nefas (Beastcraft, Urgehal), scomparso l’anno scorso, ma il tutto è purtroppo caduto in fretta nel dimenticatoio. La cosa più interessante dei norvegesi è ancora il pettegolezzo (falso) che per un breve periodo abbia suonato la batteria da loro Hellhammer.
Scaletta
IVJE:
1. Descending
2. Rivers of Fire
3. Journey Within
4. Departure to a World Beyond
5. Ice Coloured Light
6. Deep Into the Woods
7. Virulent Creation
Galleria fotografica

























