Quando il cielo prende fuoco a Graz (2013)
Autore: Primož Novak
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Graz / Orpheum Teater / Austria
Data del concerto: 04.12.2013
Spettatori: 650
Prezzo del biglietto: 30,00€
Quando è stato annunciato il tour degli Heaven Shall Burn, in giro sono comparsi parecchi commenti delusi: era difficile credere che i veri protagonisti del tour fossero gli Heaven Shall Burn, con i leggendari death metaller svedesi Hypocrisy, che in tanti festival occupano praticamente slot da headliner, annunciati come spalla. Eppure c’è un dato di fatto: in Europa gli Heaven Shall Burn sono diventati evidentemente più vendibili, Paesi scandinavi esclusi. Con l’uscita di quest’anno, Veto, hanno raccolto una reazione molto calorosa, che ha restituito fiducia in una band che con l’ultimo album Invictus si era un po’ persa. Oltre ai leggendari Hypocrisy, nel tour li accompagnavano i death metaller Dying Fetus e la formazione deathcore scozzese Bleed From Within.
L’Orpheum di Graz era piacevolmente pieno. All’inizio faceva quasi strano non vedere il locale invaso da ragazzini tatuati in pantaloni attillati e maglietta a caso di qualche band metalcore/deathcore, segno che il pubblico non era venuto solo per gli Heaven Shall Burn o magari per i Bleed From Within. Si vedeva benissimo che molti erano lì proprio per gli Hypocrisy e i Dying Fetus.
La serata di Graz l’hanno aperta i deathcorer scozzesi Bleed From Within, che praticamente sono in tour quasi tutto l’anno. Basti dire che negli ultimi due anni sono già stati in Slovenia quattro volte. E ovviamente fanno anche un sacco di altri tour europei. Alla band si vedeva che ha alle spalle parecchia strada. Tutti i membri erano affiatati, con il batterista a spiccare per le trovate fantasiose nei passaggi e il chitarrista dai capelli lunghi a regalare belle parti melodiche. I Bleed From Within hanno comunque del potenziale. La loro versione del deathcore non è stracarica di breakdown masticati e rimasticati, e le melodie ogni tanto li salvano dalla monotonia, ma purtroppo non hanno abbastanza pezzi davvero memorabili per conquistare un pubblico più ampio. Se non altro, il cantante con il suo accento scozzese è riuscito a strappare un sorriso a qualcuno.
Con i Dying Fetus il quadro è stato un po’ diverso. La sala era già più piena e il trio di death metaller pazzi ha suonato senza pietà. Il suono all’inizio non era dei migliori, ma col tempo anche questo difetto si è sistemato, almeno in parte. I Dying Fetus hanno puntato soprattutto sui loro classici, come Your Treachery Will Die With You, One Shot, One Kill, mentre i fan di vecchia data hanno avuto la loro razione con Opium for the Masses e Killing on Adrenaline. La band sta ancora promuovendo l’album dell’anno scorso, Reign Supreme, accolto bene ma che rispetto ai lavori precedenti non porta nulla di davvero nuovo: conserva semplicemente il loro stile, fatto di riff death metal veloci e inserti hardcore. La band è senza dubbio rodata, il batterista resta preciso nonostante velocità disumane, chitarra e basso si completano bene. Ma anche il fascino dei Dying Fetus può sbiadire un po’ davanti al growl incomprensibile di John Gallagher e alle linee di basso identiche a quelle della chitarra, che dal vivo suonano come un suonare a casaccio senza capo né coda, e anche a livello sonoro non c’è stato nulla che spiccasse. Con sei pezzi i Dying Fetus hanno messo in movimento una parte del pubblico, ma molti aspettavano già con impazienza le altre due band.
Gli svedesi Hypocrisy, che quest’anno hanno pubblicato l’album End of Disclosure, accolto discretamente, volevano mostrarsi nel modo più pomposo possibile. Per questo la scaletta era fatta dei pezzi più lenti, in cui spiccano le tastiere che rendono gli Hypocrisy atmosferici. Il quartetto svedese, che in questo tour si è presentato con un altro bassista, ha quindi servito Fire in the Sky, Eraser, Fractured Millenium e la conclusiva Roswell 47. Il nuovo album ovviamente non è mancato e, come previsto, la band ha suonato la title track End of Disclosure e Tales of Thy Spineless. I fan di vecchia data hanno potuto esaltarsi con Adjusting the Sun e Killing Art. Alla fine, però, gli Hypocrisy si sono rivelati la mela marcia del tour. Al mastermind/stakanovista/alcolista Peter Tägtgren si vedeva che non andava giù di suonare prima degli Heaven Shall Burn: sembrava stanco (probabilmente per via dell’alcol) e anche il suo modo di suonare era parecchio sotto la media. Certo, gli Hypocrisy non hanno chissà quale difficoltà tecnica, ma i suoi assoli sono stati eseguiti male. La voce di Peter a prima impressione sembra conservata bene, il suo urlo suona potente, ma tutte quelle urla erano state spinte dal fonico, e così si è capito che Tägtgren ha ormai i suoi anni e non ha più quella voce autentica, anche se non è ancora messo male come Max Cavalera (Soulfly). Il tutto è sembrato suonato in modo parecchio routinario, secondo il sistema »arrivo e prendo i soldi«. Si vedeva soprattutto dal batterista annoiato, Horgh, che sembrava essere venuto solo per mostrare il suo enorme set di batteria. In ogni caso gli Hypocrisy si sono già visti sotto una luce migliore: l’ultima volta avevano sorpreso con una prestazione molto migliore al Metaldays 2013.
Dopo mezz’ora di pausa è arrivato il momento che in molti aspettavano. Il palco era pronto per i giganti della scena metalcore europea, gli Heaven Shall Burn. Si sono accese le proiezioni e la band ha aperto il suo lungo set con Die Stürme rufen Dich dal nuovo album Veto, che magari non è incisiva come i loro pezzi più celebri, ma come riscaldamento era un brano cucito addosso al pubblico. Subito dopo la band è esplosa con Counterweight, poi con un’altra novità brutale, Land of the Upright Ones. Con il loro suono, con i riff death metal alla Bolt Thrower e quelli melodici alla vecchia scuola del death metal svedese, gli HSB hanno mostrato una potenza che si potrebbe descrivere come una fanteria corazzata passata attraverso la sala. Si è proseguito su questa linea con Omen, Fallen e Combat, che contiene anche un inserto industrial. Per tutto il tempo la band ha mandato varie proiezioni che sottolineavano il suo pensiero e la sua critica socio-politica al sistema in cui viviamo. Poi c’è stata una pausa e sugli schermi sono comparsi i discorsi dei marinai che combattono sulla nave Sea Shepherd, impegnata contro le baleniere. Dopo i discorsi dei marinai sugli schermi è apparsa la nave Sea Shepherd e la band ha attaccato Hunters Will Be Hunted, che ha la tipica botta degli HSB, mentre tutta la melodia e le tastiere le danno un’incredibile connotazione epica. Difficile dire che con questo pezzo gli HSB abbiano toccato il culmine del concerto, ma con tutte le proiezioni e un suono potente hanno dimostrato che dal vivo un brano può venire molto meglio che su disco, e va sottolineato che un concerto degli HSB ha il suo fascino anche se li vedi per la quinta volta.
Con Hunter Will Be Hunted gli HSB hanno mostrato tutto a modo loro: botta, melodia, una sezione ritmica potente e una voce riconoscibile, affiancata anche dal chitarrista, che tra le altre cose si occupava delle melodie di chitarra. Ma nella scelta dei pezzi mancava ancora qualche leccornia. Con Behind the Wall of Silence hanno risvegliato un po’ di nostalgia, visto che il secondo album Whatever It May Take negli ultimi anni è rimasto parecchio in secondo piano. Qui si potrebbe rimproverare alla band una scelta di pezzi non proprio azzeccata, ma per molti oggi la precedenza ce l’hanno gli album più recenti. Il momento che si aspettava senza dubbio era questo: »Words, this words of freedom! A bequest, never to be silenced!« Si tratta di The Weapon They Fear, il pezzo che ha dato agli HSB maggiore visibilità. L’album Antigone è la pietra miliare più importante della carriera della band. Non solo sono approdati a un’etichetta più grande, ma anche i pezzi e la musica stessa sono migliorati in termini di produzione e dinamica. Con Antigone gli HSB in un certo senso hanno stagnato, perché i brani proposti al concerto, come Of No Avail e Tresspassing the Shores of Your World, non hanno coinvolto più di tanto. Ha coinvolto invece Endzeit, che la band ha suonato dopo la pausa, interrotta da un delicato intro di pianoforte; poi la band è esplosa e il pubblico, insieme al cantante Marcus Bischoff, ha urlato:
»nothing, just nothing
nothing will wipe this heart out
and no one, just no one will break this frontline
We are, we are, we are the fighting ones
We are, we are the, we are the final resistance!«
Si potrebbe dire che qui gli HSB siano un po’ scontati con i loro testi semplici da »sing-along«, come certe band hardcore, i Soulfly o i Machine Head. Ma il messaggio degli HSB è chiaro e forte. Sorprende comunque che abbiano suonato anche qualche cover. Come prima è arrivata la melodica Black Tears degli Edge of Sanity, come seconda in scaletta c’era Not My God (Hate Squad), che ti costringe a roteare la testa grazie alla sezione ritmica potente e alla doppia cassa. Per chiudere la band ha suonato ancora Voice of the Voiceless, durante la quale spesso si fa un wall of death, ma purtroppo in una sala stracolma stavolta non era possibile. Dopodiché gli HSB hanno concluso il loro lungo repertorio a causa del comportamento inadeguato del pubblico, che si è tradotto in boccali di birra lanciati sul palco, cosa assolutamente irrispettosa verso la band. Anche una parte del pubblico a cui la band non piaceva ha protestato urlando il nome della sua preferita, invece di andarsene semplicemente fuori o al bancone. Così purtroppo è saltato il pezzo finale, che è decisamente divertente: Valhalla, cover dei Blind Guardian, che con il suono degli HSB suona molto interessante.
L’Orpheum ha ospitato un cartellone eccellente, con ogni band capace di distinguersi a modo suo, ma alla fine, nonostante il disaccordo di qualcuno, a vincere la serata sono stati solo gli Heaven Shall Burn. Dopo questo concerto si può confermare senza dubbio che gli HSB convinceranno anche al Metaldays 2014.
Setlist
BLEED FROM WITHIN:
1. Colony
2. Leech
3. Our Divide
4. I Am Oblivion
5. It Lives In Me
6. Uprising
DYING FETUS:
1. From Womb to Waste
2. Your Treachery Will Die With You
3. One Shot, One Kill
4. Praise the Lord (Opium of the Masses)
5. Killing on Adrenaline
6. In the Trenches
HYPOCRISY:
1. End of Disclosure
2. The Tale of Thy Spineless
3. Fractured Millennium
4. Fire in the Sky
5. Killing Art
6. Eraser
7. Adjusting the Sun
8. Roswell 47
HEAVEN SHALL BURN:
- Die Stürme rufen Dich
- Counterweight
- Land of the Upright Ones
- The Omen
- The Fallen
- Combat
- Hunters Will Be Hunted
- Behind the Wall of Silence
- The Disease
- The Weapon They Fear
- Black Tears (Edge of Sanity cover)
- Of No Avail
- Godiva
- Tresspassing the Shores of Your World
—bis I.—
15. Awoken (intro)
16. Endzeit
17. Not My God (Hate Squad cover)
—bis II.—
18. Voice of the Voiceless
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