Quando Kranj trema al ritmo della macchina (2014)

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Autore: Sebastijan Videc
Foto: Sebastijan Videc
Video: Sebastijan Videc

Luogo: Trainstation Squat, Kranj, Slovenia
Data del concerto: 28.03.2014
Prezzo del biglietto: 5€

Se cerchi la casa delle arti alternative in Alta Carniola, l’indirizzo giusto è il Trainstation Squat a Kranj. Il locale sta in una baracca di legno che un tempo era un edificio di servizio accanto alla stazione ferroviaria; ormai da un paio d’anni gli alternativi di Kranj ci organizzano eventi culturali e workshop di ogni genere, tra cui, ovviamente, anche concerti. Il venerdì sera in questione è toccato ai campioni delle percussioni, e quindi a dei veri e propri casi unici nel nostro piccolo paese, i TheStroj, mentre a scaldare il pubblico ci hanno pensato i padroni di casa Didge, al loro concerto d’esordio.

Come dicevo, i Didge vengono da Kranj. La band è formata da ragazzi giovani: Nace Grgorinič (didgeridoo, voce), Miha Markun (voce, chitarra), Martin Naglič (voce, chitarra), Primož Peršič (tastiere), Žan Jelovčan (basso) e Andrej Gregorc (batteria). Quando si parla di band giovani e dei loro primi live, mi aspetto più o meno un set di cover, con cui la maggior parte dei gruppi prova a farsi strada nella scena e a macinare, con ricette collaudate, quei chilometri musicali che servono come il pane. Ancora più grande, quindi, la sorpresa quando il sestetto, in una buona mezz’ora di set, ha suonato davvero sei pezzi originali. I ragazzi pescano gran parte dell’ispirazione dal rock progressive e psichedelico, che condiscono con altri generi: questo rende difficile infilarli in una casella, ma la musica è estremamente interessante e piacevole da ascoltare. Quante band in Slovenia usano il didgeridoo, lo strumento a fiato degli aborigeni australiani? Poche, direi, e non è solo l’esotismo dello strumento – anche le armonie vocali (tre cantanti) e i recitati tra le parti strumentali catturano parecchio chi ascolta. Cambi di ritmo a tratti complessi, altrove i suoni psichedelici del didgeridoo e i recitati, e chiunque si ritrova trascinato in un altro mondo. L’esibizione forse non è stata perfetta, ma per essere la prima la band se l’è cavata molto bene; c’è ancora parecchio margine di miglioramento, però i ragazzi sono sulla buona strada e sono convinto che con qualche concerto in più si prenderanno il palco senza problemi. Siccome suonavano come spalla dei The Stroj, però, questi ultimi con le loro strutture si sono presi tutto lo spazio sul palco, così i Didge hanno suonato il loro concerto direttamente in platea, davanti al palco principale. Conseguenza: illuminazione pessima, e ancora peggio è andata alle voci, che a volte non si sentivano proprio. Nonostante tutto, i Didge portano una ventata di freschezza nella scena musicale slovena e ti consiglio di beccarli a uno dei prossimi concerti.

The Stroj, o destroy, come preferisci, non hanno bisogno di presentazioni. La band va avanti sotto la guida di Primož Oberžan fin dal 1997. La formazione originale era caratterizzata da ritmici arrangiamenti percussivi tribali, che avevano un effetto distruttivo sugli strumenti della band, ricavati da bidoni di scarto e materiali simili. Dopo dieci anni la maggior parte dei membri ha lasciato il gruppo e ha fondato gli StrojMachine, mentre Oberžan si è dedicato alla sperimentazione sonora, alla cimatica e a quant’altro. Due anni dopo la band torna sulla scena con una formazione rinnovata, la musica diventa meno distruttiva e più rifinita, e la novità è l’uso dell’elettronica. Lo scorso autunno i The Stroj hanno pubblicato l’album Metafonik, che ha risvegliato l’interesse degli ascoltatori e di conseguenza ha contribuito a far salire il numero di concerti in giro per la Slovenia. La salettta del Trainstation Squat, strapiena, quella sera ha avuto la sua dose di ritmo. Come c’era da aspettarsi, la band ci ha servito buona parte dell’ultimo album; mancava solo Hang On, sostituita da Neus Nar, e la sorpresa speciale è stata l’esecuzione dell’inedita Terminator con la cantante Barbara Mratinkovič, meglio conosciuta con il nome d’arte LadyBird. Purtroppo il suono non è stato clemente nemmeno con le star della serata: nonostante i suoni ben definiti dei singoli strumenti a percussione, all’insieme mancava profondità, cosa che hanno avvertito anche i musicisti. L’esibizione è stata, come previsto, senza compromessi e sembra che la fusione tra suoni elettronici moderni e strumenti meccanici primordiali funzioni alla grande. Sul palco a forma di T, in primo piano c’era Oberžan, con il processore di effetti da un lato e i tamburi a molla dall’altro, mentre tutto il resto della band si distribuiva sulla parte orizzontale del palco. Che la loro musica non ti lasci indifferente lo ha dimostrato anche il pubblico, che si è abbandonato ai ritmi con tutto il corpo e, dopo gli undici pezzi della parte regolare, ha chiesto a gran voce, alla maniera dell’Alta Carniola, “Žg! Žg! Žg!”. Il collettivo industrial non si è fatto pregare troppo e i fan entusiasti per il bis si sono sentiti servire ancora una volta Berlin e Zombie Hunters. Il concerto, tra l’altro, ha segnato la chiusura della mostra durata un’intera settimana Pa¥P€r $oul.

Scaletta

Didge
1. Undesirable Turn of Events
2. Enjoy the Ride
3. Tell Him You Saw Us
4. Farewell To A Childhood Dream
5. Scorched Dream Catchers In A Broken Paradise
6. Encounters In Endless Grey

The Stroj
1. Hangar
2. Samogon
3. Berlin
4. Zombie Hunters
5. Voyage Extraordinare
6. Mirror Clock System
7. Triton
8. Metafonik
9. Spirits
10. Terminator
11. Neus Nar
——–
12. Berlin
13. Zombie Hunters  

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