Quando l’Orto bar diventa il nido infernale degli Helstar! (2014)

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Band in scaletta: Classified, Mist, Helstar
Dove: Lubiana, Orto bar, Slovenia
Data: 15. 5. 2014


Se giovedì scorso non sapevi dove sbatterti, forse è davvero ora di fare un pensierino al ritiro dai concerti. A Kranj, nell’ambito della settimana dei giovani, i Sarcasm facevano thrash, alla Gala hala i Dickless Tracy radevano tutto al suolo, e all’Orto bar, dopo quattro anni, sono tornati sui palchi sloveni i leggendari heavy/power/speed metaller texani Helstar, stavolta con il nuovo album in studio, This Wicked Nest.

La serata, dal cartellone assai variegato, l’hanno aperta i thrasher di Medvode Classified, stavolta di nuovo rinforzati da Alex Škofljanec (Negligence) dietro le pelli. I ragazzi di Medvode non sono stati certo timidi: hanno sommerso il pubblico di Bay Area thrash aggressivo, riff massicci e una sezione ritmica a scatti che faceva tremare la terra. Si sente che i Classified si stanno facendo un bel po’ di chilometri live: sul palco sono sempre più sicuri e padroni della situazione, strumentalmente e vocalmente sono preparatissimi, ma purtroppo con il materiale proprio restano nel territorio del già sentito, di un thrash non troppo scioccante che al momento, a parte rari lampi, sta morendo a rate.

Verso sonorità più lente, più ammalianti e più sinistre ha poi trascinato l’Orto bar, come una nebbiolina, il gruppo doom femminile di Lubiana Mist, che sta già spargendo la voce per l’Europa (nel prossimo futuro le aspetta addirittura un’esibizione prestigiosa al mitico festival Hammer of Doom in Germania!). Come per i colleghi di Medvode, anche per le Mist si nota il contachilometri dei palchi che gira senza sosta: le ragazze si fondono col palco sempre di più. Nina è vocalmente sempre più convincente e, con il supporto delle colleghe strumentiste, ti porta senza fatica in una trance rituale, rafforzata da riff lenti, rotolanti ma convincenti e dal basso bello groovoso di Neža. Il materiale proprio ormai si è del tutto ambientato anche tra il pubblico, soprattutto Phobia e The Living Dead dal demo, e ogni volta conquista l’esecuzione fedelissima e giustamente fatta bene della classica dei Pentragram Relentless. Alle Mist si può rimproverare al massimo un pizzico di timidezza, che con le esibizioni sui palchi europei sparirà di sicuro, e non vediamo l’ora anche del full-length d’esordio, che le ragazze annunciano per la fine di quest’anno.

Dal loro ritorno gli Helstar sono in qualche modo ossessionati da corna e teschi (motivo principale delle copertine dei loro album già dal disco del «come-back» The King of Hell), e in perfetto stile i texani hanno salutato di nuovo il pubblico sloveno. Il James RIvera sloveno-izzato è salito sul palco, sui suoni devastanti di Fall of Dominion, vestito con una maschera da teschio con le corna, quella che fissa torva dalla copertina del nuovo album This Wicked Nest. I leggendari Helstar in questo tour non celebrano solo l’uscita del nuovo disco, ma festeggiano anche il trentesimo anniversario dell’album d’esordio di culto Burning Star. Di conseguenza, una bella fetta del set era tinta dei colori della stella ardente (Toward the Unknown, Leather And Lust, Dracula’s Castle, Witch’s Eye, Burning Star), e ogni singolo secondo del concerto è stato ancora una volta al servizio di un’esecuzione di altissimo livello. Il batterista Mikey ha pestato sulle pelli come un vero Tormentor, mentre il duo di chitarre Barragan/Trevino ha di nuovo regalato un gioco chitarristico brillante, una vera pacchia sia per le orecchie sia per gli occhi. Riff sparati e duelli di assolo geniali volavano da ogni parte; forse si sentiva solo la mancanza di qualche pezzo in più dal periodo classico degli album Remnants of War-A Distant Thunder-Nosferatu, dove questa dote degli Helstar ha toccato il suo apice assoluto e la band ha scritto il proprio nome nella storia per sempre. Gli Helstar del periodo più recente sono semplicemente un po’ più di prima sprofondati in un attacco davvero sferzante, aggressivo e brutale di thrash metal (o quasi), a cui è sottomessa anche la voce di James, nettamente più cruda. Eppure, con una prestazione vocale fenomenale, ha dimostrato perché è uno dei nomi più rispettati del metal alla voce. E soprattutto non si può dimenticare il bassista russo Matej, che sul palco sostituisce il malato Abarca. Questo russo, come hanno scherzato James e Larry, non era ovviamente nessun altro che Matej Sušnik (Metalsteel), che con la band ha anche registrato This Wicked Nest. Dopo un’ora e mezza buona gli Helstar hanno salutato con il classicone leggendario Run With the Pack e, anche se stavolta il concerto non si è nemmeno avvicinato alla follia indimenticabile della prima volta degli Helstar al Bazen di Kranj, sai che dagli Helstar puoi aspettarti sempre e solo un’esecuzione di altissimo livello, una voce malata di brava e la poesia sfavillante del genio chitarristico. Non è andata diversamente nemmeno stavolta, perché gli Helstar anche dopo trent’anni brillano come una stella ardente!

Autore: Rok Klemše
Foto: Nina Grad


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