Queen of the Midnight Fire

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Autore: Rok Klemše

Artista: Vigilance
Etichetta: Metal Tank
Uscita: year_month
Durata: 38:43
Voto: 4.5/5

La produttività della scena metal di casa nostra quest’anno è semplicemente pazzesca. Dall’inizio dell’anno sono usciti già, tenetevi forte, sette album in studio, e può darsi benissimo che me ne sia scappato qualcuno. Ancora più lodevole è il fatto che per la maggior parte si tratta di dischi di qualità eccezionale. I numeri sono da capogiro, e siamo appena a un quarto dell’anno! A questa schiera di pezzi da novanta si uniscono i Vigilance di Postumia che, dopo l’EP Steeds of Time dell’autunno 2011, tornano come quattro cavalieri dell’apocalisse ad annunciare la fine del mondo con il full-length d’esordio Queen of the Midnight Fire.

Già la mia frase d’apertura svela la strada imboccata dai Vigilance: il quartetto flirta con le tematiche occulte, come fa capire subito l’inquietante intro di pianoforte nella prima traccia, la title track. Quest’ultima crea un’atmosfera cupa e sinistra che impregna tutti e quaranta i minuti passati in compagnia della regina del fuoco di mezzanotte. Con l’occulto la band non ha piantato solo un nuovo paletto a livello di testi e temi: ha tracciato ancora più nettamente la propria identità musicale. I Vigilance si sono liberati dei lacci degli Iron Maiden, che pesavano ancora parecchio su Steeds of Time, e si sono avvolti in un cerchio infernale di tocco personale e perspicace. Certo, il disco non nasconde che il modello più grande restano gli Iron Maiden, ma la pozione potente è rinforzata da influenze di ogni genere, che vanno dai Black Sabbath ai King Diamond, passando per lo speed metal, fino ad arrivare a qualche sbuffo estremo di black e death metal.

Proprio per la varietà musicale, ma ancora di più per il materiale solido e per un’esecuzione strumentale e vocale di alto livello, Queen of the Midnight Fire scorre come i cinque fiumi degli inferi greci. Rispetto all’EP, i Vigilance hanno alzato l’asticella dell’esecuzione di parecchi gradini. I passaggi strumentali sono molto più elaborati, ed è lì che i Vigilance brillano davvero, grazie al gioco variegato della coppia di chitarre e al ruggito della sezione ritmica. I ragazzi dimostrano che nella scrittura del materiale c’è stato un bel lavoro: i pezzi sono movimentati e dinamici, ognuno ha la sua anima nera, e di sensazioni di ripetitività nel disco non c’è traccia. Il merito va soprattutto ai riff variegati di Gilian Adam, che a volte sono aggressivi, a volte spinti a velocità speed metal, e altre ancora ipnoticamente seducenti come la regina in copertina. Gli ottimi assoli, ben ragionati, si limitano a coronare la base dei riff, mentre la sezione ritmica non resta indietro per niente rispetto alle chitarre. Anže Stegel, con le sue linee di basso folli, mostra chiaramente di avere in Steve Harris il suo grande idolo, ma le sue dita che passeggiano sul manico e il rimbombo profondo delle corde sono, nonostante questo (o forse proprio per questo), un’opposizione fenomenale alle linee delle chitarre. Finalmente un basso in un disco metal sloveno (forse con la sola eccezione di Gonoba) che suona come deve! Non è da meno nemmeno l’ottima prova di Tine Kaluža alla batteria, del tutto personale: sottolinea le linee di chitarra, ma non solo, perché questo batterista a otto braccia è dappertutto veloce e preciso, che si tratti di accenni di blast beat, di passaggi variegati o di un uso ragionato dei piatti, che arricchisce tantissimo il sound complessivo della band.

Un’ottima produzione naturale non fa che rafforzare l’atmosfera da brividi, perché non c’è traccia di abbellimenti artificiali esagerati. I riff di chitarra tagliano come pugnali, il basso rimbomba come tamburi rituali, e la batteria suona del tutto naturale: di trigger e altri effetti si è persa ogni traccia. Il vero punto centrale del disco, però, nonostante la fantastica prova strumentale, è probabilmente la voce di Jakob Rejec, che mostra un progresso vocale incredibile. Jakob resta per lo più sulle tonalità medie, dove la sua voce naturale è convincentissima e oscuramente seducente, ma porta la prova vocale a un livello ancora superiore con urla in falsetto da restare a bocca aperta, growl death metal improvvisi ma efficaci e convincenti, e linee black metal taglienti.

I momenti migliori sono troppi per elencarli tutti, ma vale la pena sottolineare questi: l’intro epica con la title track, la cui atmosfera da pelle d’oca è arricchita dai ghirigori di pianoforte; la lovecraftiana e atmosferica What Lies Beyond…; i cori da gang in Night Terrors; le brillanti scorribande di riff e assoli in Four Crowns of Hell e la parte da messa nera nel secondo terzo del brano; lo strumentale d’atmosfera Poetry and the Gods, che troverebbe facilmente posto in qualche capolavoro di Lynch o Cronenberg; e per finire la brutale Ritual of Death, che dopo il demo Eat Metal dei Rager (2012) e il primo demo dei Vigilance è arrivata ormai alla sua terza incarnazione. Sono solo frammenti della ricca anima sonora di Queen of the Midnight Fire che, con brani memorabili e scritti alla grande, una prova strumentale e vocale infuocata e un’atmosfera malvagia, cupa e struggente, è come un viaggio lungo gli infiniti corridoi dell’Overlook Hotel di King nel cult Shining. E come le due gemelle inquietanti, i Vigilance e la regina del fuoco di mezzanotte ci dicono: »Come play with us…«

Queen of the Midnight Fire esce domani per Metal Tank, mentre la “release party” ufficiale si terrà questo sabato, 18.5.2013, al MC Postojna.

Formazione

Anže Stegel – basso
Tine Kaluža – batteria
Gilian Adam – chitarra
Jakob Rejec – voce, chitarra
Rok Zalokar – piano

Produzione

Rok Zalokar

Tracklist

1. Queen of the Midnight Fire
2. Behind the Cellar Door
3. SpeedWave
4. What Lies Beyond…
5. Night Terrors
6. Four Crowns of Hell
7. Poetry and the Gods
8. Under Sulphurous Skies
9. Ritual of Death

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