Rage – scolpiti nella roccia (2008)!
Luogo: Szene / Vienna / Austria
Data del concerto: 10.04.2008
Numero di spettatori: 650
Prezzo del biglietto: 26,00€
Visto che il concerto dei Rage, inizialmente annunciato a Conegliano, vicino a Treviso, il 10.04.2008, è stato spostato a Firenze, ci siamo dovuti ingegnare per trovare un’alternativa decente, e l’abbiamo trovata andando a vedere i Rage a Vienna, la seconda destinazione più vicina alla Slovenia. A Vienna? Il viaggio stavolta non è stato per niente una passeggiata, colpa dell’attuale percorribilità dell’autostrada della Stiria, su cui adesso da Lubiana a Šentilj puoi tranquillamente impiegare due ore piene (condizioni: pioggia, ora di punta a Lubiana, restringimenti di carreggiata per lavori ogni 2 km e code a go-go). Bravo DARS! Giù il cappello. Una bella pestata sull’acceleratore ci ha fatto arrivare sul posto alle 20.00, ma io e Rok ci siamo persi lo stesso, perché RockLine al Szene ci metteva piede per la prima volta: con i Rage il club ha debuttato anche nel suo curriculum di concerti. Così abbiamo dovuto saltare i metallari progressive russi Freakozaks, e ci dispiace sul serio, perché i musicisti russi sanno essere davvero interessanti quando vanno a pescare l’ispirazione dai giganti della musica classica e la riversano in un’esperienza metal.
In compenso abbiamo beccato proprio l’inizio dell’esibizione degli Edenbridge, i power metaller austriaci per eccellenza, con voce femminile in primo piano. Un quintetto con due chitarristi: oltre al membro fisso Lanvall, per questo tour si è aggiunto alla band anche il chitarrista Dominik Sebastian. Il gruppo è esperto e affiatato, e nell’aprile 2008, in pieno tour con i Rage, pubblica il suo nuovo album in studio, il sesto, “MyEarthDream”. La carismatica cantante Sabine Edelsbacher ha stregato i presenti con una presenza scenica sentita, una voce femminile angelica e gotica e un modo autorevole di comandare e guidare l’esibizione dei cinque. In 45 minuti il quintetto ha presentato a tutto spiano il suo prossimo album in studio (uscita annunciata per il 25.04.2008) “MyEarthDream”, con cui ha aperto il set e lo ha chiuso con un culmine epico, la title track My Earth Dream. Un mix di ultramelodie che ti si appiccicano al cervello, botta power metal e bombast, portato sulle ali di arrangiamenti orchestrali conditi in salsa epica, ha fatto drizzare in piedi il pubblico. Il fatto che gli Edenbridge durante il concerto abbiano goduto di un sostegno fragoroso da parte del pubblico dipende dal fatto che stavolta suonavano davanti alla platea di casa. La band è salita sul palco con grinta, particolarmente attenta nel suonare e nell’esecuzione – si sentiva che erano a casa, con una comunicazione eccellente tra Sabine e il pubblico. Arrangiamenti orchestrali e tastiere erano ovviamente preregistrati, ma gli Edenbridge, come gruppo spalla, avevano un suono molto solido ed equilibrato. Tre quarti d’ora di pompa power metal sono stati il paradiso per gli amanti di gruppi à la Nightwish, Elis o Epica. Alla fine il pubblico ha preteso il bis obbligatorio, ma per una cosa del genere non c’era tempo.
I Rage sono saliti sul palco alle 22 in punto. A febbraio di quest’anno la band ha pubblicato il nuovo CD in studio “Carved in Stone” (Nuclear Blast), segnato dall’arrivo del nuovo batterista Andre Hilgers, che ha preso il posto di Mike Terrana. Il nuovo album era dunque il motivo principale del tour, e a me e Rok interessava soprattutto vedere come Andre Hilgers si sarebbe inserito nel trio dei Rage e avrebbe colmato il vuoto lasciato dall’addio dell’unico, inimitabile maestro delle pelli Mike Terrana.
Prima di mettermi a raccontare com’è andata l’esibizione, devo assolutamente dire che sono rimasto piacevolmente sorpreso quando ho varcato la soglia della sala del Szene. Dentro cinguettavano allegramente una seicentina di giovani fan del power metal. Evidentemente la nuova alleanza dei Rage con la Nuclear Blast, il ritorno di popolarità dell’heavy metal negli ultimi tre o quattro anni e il fatto che il management sia passato interamente nelle mani della band, più precisamente del chitarrista Victor Smolski, hanno dato i loro frutti nel rendere popolare il nome Rage. Cinque anni fa i Rage se lo sarebbero potuti solo sognare. Appena due anni fa, a Graz, i fan sloveni del metal hanno dovuto dare una mano a salvare la situazione, perché la sala del concerto della band all’Orpheum di Graz, il 09.04.2006 (il report di RockLine QUI), non rimanesse vuota. Stavolta va tenuto conto, ovviamente, che prima dei Rage hanno suonato anche i padroni di casa Edenbridge, che hanno portato in sala parecchi fan in più. Che i Rage si siano mossi in modo estremamente professionale e che la fetta di budget destinata ai loro tour sia cresciuta lo confermava il banchetto del merchandising ben fornito, dove potevi scegliere tra una montagna di magliette e vari gadget da feticista, da accendini, patch, spille e adesivi ai CD, e vendevano perfino bacchette, pelli da batteria firmate e persino i plettri di Victor.
Guardando il palco, l’occhio è caduto ovviamente sull’enorme replica della struttura rocciosa a forma di teschio, la famigerata mascotte dei Rage che la band si porta stampata sulle copertine dei dischi da “Perfect Man”, l’album in cui questa “caricatura” aliena è comparsa ufficialmente per la prima volta nella carriera del gruppo. Sui palchi del tour di “Speak of the Dead” non c’era.
Ma veniamo finalmente al cuore dell’azione. Come previsto, i Rage hanno attaccato il Szene con il nuovo disco e ovviamente con i brani Carved in Stone e Drop Dead! La band ha trovato subito una risposta assolutamente esplosiva da parte del pubblico, che fin dall’inizio ha dimostrato che l’album “Carved in Stone” ha fatto centro: strofe e soprattutto ritornelli li sapevano a memoria benissimo, ragazzi e ragazze in sala. Il boss della band, cantante e bassista Peavy Wagner, ha mantenuto la sua inconfondibile voce tagliente, rimasta in splendida forma di comando per tutto il concerto. Il musicista navigato ha guidato il pubblico da un brano all’altro con grande mestiere, sempre a contatto visivo, ha acceso la folla e tra un pezzo e l’altro ha sganciato più di una battuta succosa che teneva il pubblico sveglio. Il leader carismatico, naturalmente, non ha dimenticato di sfoderare le sue tipiche smorfie furibonde, che fanno parte dell’essenza stessa della band, e di sbattere la lingua come un matto, il che era divertentissimo. Un classico. Allo stesso tempo il tipo è un collante straordinario sull’asse Hilgers-Smolski-Wagner e ha fatto sempre in modo che i compagni non uscissero per sbaglio dal percorso dettato dal programma infernalmente carico dell’esibizione live dei Rage sul palco. Anche stavolta il lavoro è stato portato a casa senza una sbavatura.
Come previsto, la band si è aggrappata con zelo ai brani di “Carved In Stone”: in totale ben 6 su 19 pezzi della scaletta. Già all’inizio del concerto i Rage hanno però sorpreso inserendo l’album “End Of All Days” (1996) e il brano Under Control, con cui hanno accontentato gli amanti dell’era pre-Smolski dei Rage. Il trio ha convinto ancora una volta in pieno: un’unità compatta e rodata, che non conosce stecche né cedimenti sul palco. In due ore i Rage hanno creato un’atmosfera infernale, il cui fuoco non c’era verso di spegnere. La band ci è passata attraverso da maestra, quando dopo Under Control sono risuonate ancora la possente Soundchaser (“Soundchaser“, 2003), Days Of December (“XIII”, 1998) e un’altra perla a sorpresa, Refuge (“The Missing Link”, 1993). Con il ritorno all’album attuale e al brano Lord Of The Flies, sul palco si è unita alla band la cantante Jen Majura, una bellezza nata per fare la modella. Il duetto con Peavy ha creato una vera atmosfera da “la bella e la bestia”, non solo a livello estetico, ma anche per il contrasto tra il canto angelico e gotico della cantante e la ben nota “violenza” di Peavy. I Rage hanno tenuto la graziosa cantante sul palco anche per il brano Dies Irae (“Unity“, 2002), scelta che ha pagato alla grande, perché in questo modo hanno smosso l’atmosfera e regalato una bella dose di teatro da palcoscenico.
Quanto poco sia conosciuto tra i 18-22enni l’album “Welcome To The Other Side” (2001) l’ha confermato One More Time. Un pezzo peraltro ottimo, melodicamente impeccabile come composizione, che in sala ha incontrato una reazione tiepidissima da parte del pubblico, mentre sul palco i Rage (durante l’esecuzione) andavano come indemoniati.
Purtroppo nel prosieguo la band non si è staccata dal materiale d’autore scritto nel nuovo millennio, prova evidente che i Rage sono estremamente soddisfatti di questo materiale, che dal vivo preferiscono suonare. Nei brani No Regrets, come parte della Suite Lingua Mortis (“Speak Of The Dead“, 2006) e soprattutto in Unity (“Unitiy”, 2002) i Rage hanno dimostrato di restare una macchina perfettamente oliata in fatto di affiatamento, anche se proprio in questi due momenti si è visto che con l’addio di Mike Terrana i Rage hanno perso un po’ di teatralità, brio e quindi fascino sul palco. Terrana, con la sua maledetta velocità e la potenza sfrenata, ma anche con una precisione, un’esplosività e una fantasia incredibili nel costruire i passaggi, è senza dubbio un batterista migliore del nuovo arrivato Hilgers. Per fortuna i Rage non sono i Dream Theater e una perdita del genere la smaltiscono più facilmente grazie alla prevedibilità metal delle composizioni del loro impianto musicale.
Victor Smolski nel suo assolo ha solo confermato tutta la sua maestria, il suo multitalento musicale, la sua unicità espressiva e artistica, sfrecciando con una morbidezza incredibile attraverso una pletora di note sonicamente perfette. L’uomo è al tempo stesso intenso e diabolicamente affilato nei riff, e il suo suonare da capogiro, che a Smolski sembra riuscire con una facilità incredibile, mozzava il fiato.
La band ha scelto una chiusura interessante del concerto, chiudendo con il brano dell’album attuale intitolato Long Hard Road, in cui ha inserito pezzetti dei classici Don’t Fear The Winter (“Perfect Man”, 1988) e Higher Than The Sky (“End Of All Days”, 1996).
Per il bis i Rage sono tornati e ci hanno fatto ascoltare ancora l’album “Carved In Stone” con il brano Open My Grave, per cui la band ha girato anche un video. Il concerto si è concluso dopo due ore e cinquanta con Straight To Hell (“Welcome To The Other Side”, 2001). Una scelta davvero strana per il bis, come anche per la chiusura della parte regolare del concerto, ma evidentemente il motivo sta nella voglia di spingere il nuovo album, nell’entusiasmo della band per questo disco e nella fiera preferenza per i dischi più recenti dell’era Smolski.
Comunque sia, i Rage restano in una forma eccezionale. Un’ora e cinquanta che passa incredibilmente in fretta mentre osservi l’esecuzione potentissima e dinamica di un trio che funziona in modo incredibilmente perfetto solo come trio. Smolski, pur essendo l’unico chitarrista della band, copre la maggior parte del suono, mentre Peavy e Andre Hilgers, che ha convinto di meritarsi lo sgabello di batterista nei Rage, creano con abilità un galoppo ritmico possente. La chimica e la magia della band restano immacolate anche nel 2008.
Una cosa però c’è, e non è una novità. Con Smolski la band è cambiata molto. È maturata in tutto, soprattutto come composizione. I nuovi Rage sono molto più interessanti per l’ascoltatore di quanto fossero anche solo dieci anni fa. Resto comunque dell’idea che questo atteggiamento da matrigna verso il materiale, dal disco “Ghosts” fino al primo “Reign Of Fear”, sia ingiustificato e che il materiale classico dei Rage meriti più attenzione dal vivo anche nel nuovo millennio. Andare a questo ottimo concerto dei Rage a Vienna sarà un bel confronto con la loro esibizione confermata quest’anno al Metal Camp festival, nella slovena Tolmino.
Scaletta
EDENBRIDGE:
1.The Force Within (intro)
2.Shadowplay
3.Remember Me
4.Wild Chase
5.Shine
6.Evermore
7.The Undiscovered Land
8.Fallen From Grace
9.My Earth Dream
RAGE:
1.Carved In Stone
2.Drop Dead!
3.Under Control
4.Soundchaser
5.Days Of December
6.Refuge
7.Lord Of The Flies
8.Dies Irae
9.Beauty
10.One More Time
11.Lost In The Void
12.No Regrets
13.Guitar solo
14.Unity
15.Down
16.Set This World On Fire
17.Long Hard Road (incl. Higher Than The Sky & Don’t Fear The Winter)
—bis—
18.Open My Grave
19.Straight To Hell
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