Rally di chitarre a Lubiana (2010)
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Hala Tivoli / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 10.11.2010
Presenze: 2500
Prezzo del biglietto: 39,00€ (platea) / 34,00€ (tribuna)
Il padre fondatore del guitar rock, l’unico e inimitabile Joe Satriani, non conosce pause! Ogni due anni sforna un album in studio, e questo basta a mandare il nostro con tutta la sua combriccola in visita regolare sui palchi di mezzo mondo. Satch è una di quelle persone del music biz che piacciono proprio a tutti. La sua musica ha il peso di chi ha fatto da pioniere, ma allo stesso tempo si ascolta che è un piacere, si capisce al volo e non si butta in strane avventure di sperimentazione. Joe è un artigiano a prova di bomba. La sua musica è definita da anni e il tipo coi suoi nuovi lavori in studio non provoca scosse telluriche da rivoluzione musicale, ma coltiva con cura il suo pubblico fedele, che quando esce il nuovo album del suo eroe della chitarra è sempre ben nutrito e soddisfatto.
Joe Satriani è dunque tornato a Lubiana. L’ultima volta si era fatto vedere da queste parti tanto tempo fa, il 09.07.2004, nell’ambito del progetto G3, insieme ai colleghi Steve Vai e Robert Fripp. Stavolta si presenta con il nuovo album “Black Swans And Wormhole Wizards” (2010) in tasca e con la formazione che lo ha registrato in studio. In tour con Satch ci sono l’inseparabile batterista Jeff Campitelli, l’unico e solo Mike Keneally alle tastiere, noto per le collaborazioni con Frank Zappa e Steve Vai – con quest’ultimo era già passato dalla Hala Tivoli il 13.04.2000 -, il bassista Allen Whitman e il chitarrista “di riserva” Galen Hansen, che Satriani chiama in squadra solo per i tour.
Satriani si è portato dietro anche il chitarrista blues Ned Evett, che in questo tour ha scaldato il pubblico per Satch e ne ha approfittato per presentare il suo nuovo album in studio “Afraid 4U”, in uscita a dicembre. Ned Evett & Triple Double sono un trio blues rock che in 40 minuti di concerto si è rivelato una scelta incredibilmente azzeccata. Evett ha un vero fiuto per il divertimento, e in un attimo ha rotto il ghiaccio tra la band e il pubblico. Già solo l’aspetto, con quella bella chioma riccia e folta che ricordava Leslie West dei leggendari blues rocker Mountain, ma un Leslie utopico, di tipo più snello. La particolarità di Ned è l’uso rigoroso della chitarra “fretless” (leggi: senza tasti). Inutile star a chiedersi se sia un vero animale da palco, uno che sa cosa vuol dire “staccare la spina”: per questo i Triple Double funzionano alla grande dal vivo. Un set breve che ha lasciato il segno, e Ned si è presentato come una specie di moderno araldo della “(r)evoluzione” blues rock per chitarra fretless. Per la cronaca, ecco gli altri due membri del gruppo. Il batterista Kofi Baker è il figlio del celebre Ginger Baker (Cream), e il bassista Malcolm Bruce? Il figlio del non meno celebre Jack Bruce (Cream). Non serve un genio per capire che la sezione ritmica riempiva con maestria lo spazio a disposizione ogni volta che Ned si “appendeva” al manico della sua chitarra. Un’apertura che vale da sola il biglietto!
Satch è salito sul palco con la sua compagnia poco prima delle nove di sera. Look di sempre, da eterno ragazzino, e ovviamente senza dimenticarsi degli immancabili occhiali da sole. A 54 anni Satriani sul palco si trasforma in un bambino in un battibaleno. A parte qualche piega sul collo, farai fatica a trovare una ruga in faccia, e tra gesti e smorfie è birbante, giovanile e giocherellone dall’inizio alla fine. Un Joe scatenato e di ottimo umore ha preparato stavolta una scaletta per palati fini. Vero, la maggior parte del repertorio era dedicata alla promozione del nuovo album “Black Swans And Wormhole Wizards”, ma il tipo ci ha anche sorpresi, e piacevolissimamente, infilando alcuni pezzi che non suonava dal vivo da un bel po’.
Penso soprattutto al ritorno di brani come Why, War e, a sorpresa, in chiusura di concerto Joe ha piazzato Summer Song (tutti e tre dal disco “The Extremist”). L’inizio del concerto è stato intenso, come da copione. Con una delle sue canzoni più amate, Ice 9. Subito dopo, salto al disco d’esordio con Hordes Of Locust (una sorpresa piazzata presto in scaletta) e via con la universalmente adorata Flying In A Blue Dream. Il pubblico, ovviamente, non è rimasto affatto indifferente. Era proprio uno di quei concerti in cui puoi solo startene lì a bocca aperta, chiedendoti cosa diavolo stia combinando il maestro davanti a te.
Come previsto, anche i pezzi nuovi di “Black Swans And Wormhole Wizards” funzionano molto meglio sul palco che negli originali in studio. D’altronde tutta la musica di Joe Satriani è fatta per essere suonata dal vivo. Solo allora prende vita fino in fondo, compie la sua missione e arriva davvero dritta a chi ascolta. I brani nuovi erano distribuiti con cura tra i classici e il concerto è rimasto teso come una corda dall’inizio alla fine. Satch si è concesso una deviazione blues con la nuova Littleworth Lane, dove si è messo alla prova anche con l’armonica. Ottima anche Andalusia in scaletta, aperta da un innocente inserto flamenco, con la band che ha fatto salire l’atmosfera giro dopo giro, fino al “crescendo” finale che è toccato, ovviamente, a una nuova fuga solista “extra-terrestre” dello stregone della chitarra.
Due ore piene di musica di altissimo livello, senza un attimo di cedimento d’intensità, con la sciolta leggerezza del grande show che per Joe è la normalità! Due ore piene a far dondolare un pubblico riconoscente, che non ha certo risparmiato ovazioni fragorose. All’inizio il suono faceva i capricci. I bassi erano troppo alti, la chitarra suonava del tutto impastata, ma con Light Years Away l’audio è migliorato nettamente. Non so come si sentisse dietro e in tribuna, ma all’estrema destra, a 7-8 metri dal palco, le tastiere si distinguevano a malapena nel mix.
Il concerto è stato l’ennesima prova che Satriani è un gran signore, che non lascia respirare nemmeno per un attimo chi viene ai suoi concerti mentre guida il suo rally di chitarre sul palco. È spassoso, indomabile, sempre positivo, e tutto quello che esce dal suo strumento sembra suonato con una leggerezza incredibile. Stavolta il pubblico era composto per il 99% da curiosissimi “dottori in chitarra” e per l’1% dalle loro accompagnatrici, che peraltro in sala sembravano completamente smarrite.
Oltre che per l’ottimo concerto, vorrei ringraziare non solo Joe e la sua band, ma anche i veementi autocrati del Comune di Lubiana, che ha da poco deciso di far pagare il parcheggio davanti alla Hala Tivoli anche di notte. Te la immagini la scena: in coda a prendere acqua in mezzo a un gelido acquazzone autunnale, mentre da qualche parte lontano, lontanissimo, c’è un parcometro che aspetta di sputarti via un euro? Così la capitale slovena ha dimostrato ancora una volta una grande ospitalità, non solo verso chi era venuto da ogni angolo della Slovenia e aveva ancora un lungo viaggio di ritorno, ma anche verso tutti quelli arrivati da Austria, Croazia e Italia per godersi il concerto. Chi può ancora credere, dopo tutto quello che abbiamo vissuto dal 1991, che questi soldi verranno mai investiti nel bene pubblico?
foto: Aleš Podbrežnik
Scaletta
1. Ice 9 2. Hordes of Locusts 3. Flying in a Blue Dream 4. Light Years Away 5. Memories 6. War 7. Premonition 8. Satch Boogie 9. Revelation 10. Pyrrhic Victoria 11. Crystal Planet 12. The Mystical Potato Head Groove Thing 13. Dream Song 14. Andalusia 15. Littleworth Lane 16. Why 17. Wind in the Trees 18. Always With Me, Always With You 19. Big Bad Moon —bis— 20. Crowd Chant 21. Summer Song
Galleria fotografica



















