Rattle That Lock

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Gilmour, David
Etichetta: Columbia Records
Uscita: 2015
Durata: 51:17
Voto: 3/5

Ci son voluti nove anni prima che il leggendario chitarrista/cantante dei Pink Floyd David Gilmour si decidesse a dare un seguito a »On an Island« (2006), ma forse sarebbe stato meglio aspettare ancora un po’, perché il risultato finale non è che entusiasmi più di tanto. La notizia che uno dei musicisti progressive rock più venerati stesse preparando un nuovo album solista intitolato »Rattle That Lock« è stata ripresa subito dai media più alla moda (non per forza musicali), sloveni compresi, visto che David, insieme a Mark Knopfler ed Eric Clapton, è di solito uno dei tre leggendari chitarristi rock britannici a cui ogni tanto si dedica qualche riga, e (soprattutto in vecchiaia) va bene anche per la famiglia slovena media, tra una zuppa con i canederli di fegato della domenica, l’abbaiare del cane sotto il tavolo e lo scoppiettio del camino.

Negli ultimi dieci anni David si è costruito, agli occhi del grande pubblico, la reputazione di nonnino della musica gentile e innocuo, che con i suoi messaggi semplici e le sue piacevoli distese ambient è impegnativo il giusto per la maggior parte delle orecchie, così da poterlo ascoltare ‘senza conseguenze dannose’ anche mentre si fanno i lavoretti manuali del pomeriggio. Certo, nei due anni precedenti è stato occupato a registrare l’ultimo album in studio dei Pink Floyd, »The Endless River« (2014), ma a volte fa comunque un po’ strano che un tizio con oltre cinquant’anni di attività musicale alle spalle abbia pubblicato soltanto il suo quarto album solista (in studio).

Mentre »On an Island«, nonostante l’atmosfera perlopiù da ‘natura morta’, conservava ancora un po’ dell’antica magia ambient dei Pink Floyd, su »Rattle That Lock« quella magia è andata quasi del tutto perduta. Ne resta ancora qualcosa nei singoli assoli di chitarra, che grazie ai vari effetti restano l”arma’ più potente di David. Per struttura, la maggior parte dei pezzi di »Rattle That Lock« è più vicina al pop rock che al progressive rock, il che vuol dire che dominano ritmi leggeri e arrangiamenti semplici con qualche exploit solistico ogni tanto. Eppure ci sono pochi ritornelli che lascino un segno concreto.

La voce di David negli ultimi anni ha perso parecchia della profondità emotiva e dell’espressività di un tempo, così su »Rattle That Lock« suona spesso stanca e assonnata, come se qualcuno l’avesse appena strappato con la forza da un lungo letargo invernale. I suoi collaboratori, perlopiù eccellenti e anche stavolta numerosi, hanno fatto il loro dovere più che dignitosamente dal punto di vista tecnico, ma purtroppo la parte del leone degli arrangiamenti sinfonici suona generica, e così la maggior parte dei brani non riesce a salvarsi dalla mediocrità nemmeno con gli assoli di chitarra di David, che restano ottimi e, come detto, sono la vera attrazione di »Rattle That Lock«.

Lo strumentale »5 A.M.« è un’apertura ambient quanto mai piacevole ma anche piuttosto prevedibile, con il tipico assolo malinconico di David e ondate eteree di texture di sintetizzatore. La title track, un episodio pop rock uscito anche come singolo, dove trovano il giusto spazio pure le armonie vocali di accompagnamento, è uno dei pochi momenti un filo più vivaci di un album per il resto bello ‘addormentato’, e anche questo solo grazie a un ritornello solido. La mediocrissima »Faces Of Stone«, che a tratti ricorda qualche pezzo meno ispirato dei leggendari Camel (il che è quasi un complimento), contiene più o meno la stessa dose di momenti interessanti e noiosi.

»A Boat Lies Waiting« parte con promesse, finché, tra un crescendo di pianoforte generico e le voci sovrapposte, non si trasforma in una ballata piuttosto monotona, quasi una ninna nanna da bambini, che non lascia alcuna impressione profonda. »Dancing Right In Front Of Me« è uno dei rarissimi momenti un po’ più vivaci dell’album, dove con una frase di chitarra bluesy decisa e con l’assolo si sente un po’ della vecchia magia ambient, anche se la prova vocale di David è di nuovo sotto le aspettative e, a dispetto di brevi momenti drammatici, non fa battere il cuore. »In Any Tongue« è uno dei pochi momenti brillanti di »Rattle That Lock«, con arrangiamenti sinfonici mossi e una prova vocale abbastanza toccante da far ricordare per un attimo all’ascoltatore, soprattutto durante l’assolo malinconico di chitarra, i più grandi successi di David. Il solido strumentale »Beauty« è costruito attorno al suono struggente dell’assolo di chitarra di David.

L’esperimento da cabaret »The Girl In The Yellow Dress«, che tra le altre cose include il cornetto del leggendario Robert Wyatt (ex Soft Machine, Matching Mole), è un gran colpo a vuoto e una delle cose più noiose che David abbia mai fatto in carriera, quindi non merita più parole di quelle che si è già guadagnato. Su »Today« il povero David stanco si ‘risveglia’ un po’ con qualche passaggio di chitarra vivace e armonie vocali decenti, mentre lo strumentale conclusivo »And Then…« è l’ennesima ‘ninna nanna’ con un assolo di chitarra fiume, che si chiude con lo scoppiettio del camino del nonno.

»Rattle That Lock« è la prova lampante che a Gilmour, anche musicalmente, la venerabile vecchiaia ha ormai presentato il conto: si sente per quasi tutto questo album parecchio sonnolento e monotono, con rarissimi momenti davvero ispirati. La maggior parte dei fan, soprattutto quelli che ascoltano solo i Pink Floyd e la carriera solista di David, probabilmente chiuderà un occhio e gli canterà lodi immeritate, ma la verità purtroppo è un’altra, e forse sarebbe saggio che il leggendario chitarrista, che in carriera ha detto da un pezzo tutto quello che aveva da dire e ha raggiunto tutto quello che si poteva raggiungere, ci pensasse su a ritirarsi dallo studio. I veterani del progressive rock di oggi di solito si dividono in tre categorie: a. i musicisti che, nonostante abbiano quasi o già superato i settant’anni, sono ancora garanzia di creatività, coerenza e fantasia (ad es. Peter Hammill e il compianto Daevid Allen) b. i musicisti che da vecchi sono tornati ‘ai pannolini’ e annegano nella nostalgia e nel riciclo dei successi passati (ad es. Ian Anderson) e c. i musicisti che hanno esaurito da un pezzo tutte le buone idee, ma continuano a non pensare al ritiro (dallo studio). Il signor Gilmour appartiene a quest’ultima categoria.

Formazione

David Gilmour – chitarra, voce principale, tastiere, pianoforte, basso
Michael Boumendil – campione sonoro originale SNCF
Jon Carin  – piano elettrico
David Crosby – voce di accompagnamento
Danny Cummings – percussioni
Steve DiStanislao – batteria, percussioni, voce di accompagnamento
Roger Eno – pianoforte
Martin France – batteria
Gabriel Gilmour – pianoforte
Jools Holland – pianoforte
Damon Iddins – tastiere
Rado Klose – chitarra
Chris Laurence – contrabbasso
The Liberty Choir – voce di accompagnamento
Phil Manzanera – tastiere, chitarra acustica
Louise Marshall – voce di accompagnamento
Graham Nash – voce di accompagnamento
Andy Newmark – batteria
Eira Owen – corno francese
John Parricelli – chitarra
Mica Paris – voce di accompagnamento
Guy Pratt – basso
Zibgniew Preisner – orchestrazione
Mike Rowe – piano elettrico
Polly Samson – voce di accompagnamento
Yaron Stavi – basso, contrabbasso, voce di accompagnamento
Colin Stetson – sassofono
Richard Wright – campione vocale
Robert Wyatt – cornetto 

Produzione

David Gilmour e Phil Manzanera

Tracklist

1. 5 A.M. (3:07)
2. Rattle That Lock (4:57)
3. Faces of Stone (5:34)
4. A Boat Lies Waiting (4:36)
5. Dancing Right In Front of Me (6:13)
6. In Any Tongue (6:48)
7. Beauty (4:30)
8. The Girl in the Yellow Dress (5:27)
9. Today (5:57)
10. And Then… (4:32)

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