Ravenhead

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Orden Ogan
Etichetta: AFM Records
Uscita: 2015
Durata: 48:28
Voto: 4.5/5

Orden Ogan (in italiano »ordine della paura«) sono dei power metaller longevi e appassionati della città tedesca di Arnsberg. Tra poco compiranno due decenni di attività, visto che sono nati già nel 1996. Dopo gli anni passati dall’ottimo predecessore »To the End« (2012) tornano con il loro quinto lavoro sulla lunga distanza, intitolato »Ravenhead«!

Anche su Ravenhead il cuore della visione musicale del quartetto tedesco resta la carica sinfonica degli arrangiamenti, che traboccano di bombast, ovvero di pomp theatre, mentre il punto di partenza resta ovviamente quello di seguire le linee guida dell’eredità della scuola power metal tedesca. Gli Orden Ogan hanno iniziato a flirtare con il folk melos già sul debutto »Testimonium A.D.« uscito nel 2004: grazie alla riuscita combinazione di componenti musicalmente ampie con spunti power metal, elementi sinfonici e melodie celtiche tradizionali, hanno iniziato addirittura a essere etichettati come i fratellini minori dei Blind Gurardian, cosa che in effetti ha senso quando li metti nel lettore CD.

Nel corso della carriera la band non ha fatto che completare questo principio e curarlo con cura nel suo perfezionamento, maturando disco dopo disco. Ha definito un suo stile riconoscibile. Anche il nuovo album »Ravenhead« continua a coltivare questa tradizione musicale. »Ravenhad« però, a differenza del predecessore, è un filo più cupo e tenebroso! Anche qui la band, come ci si aspetta, offre un biglietto d’ingresso in un mondo fantasy di mitologia nordica, adornato di occulto, superstizioni, rovina, eroismo, vigliaccheria, coraggio e ovviamente misticismo. Gli Orden Ogan, con la loro enorme esperienza e il loro talento, fecondano da maestri queste storie con virtù di composizione e arrangiamento. Il risultato è una creazione dall’atmosfera particolare, che spalanca le porte di un mondo parallelo al di là della realtà, e che tiene l’ascoltatore saldamente incollato a sé, dal primo all’ultimo secondo! I brani sono tutti, uno dopo l’altro, astutamente conditi da un crescendo di atmosfera: si parte da passaggi iniziali calmi, seguiti dall’esplosione nel riff portante della strofa, che attraverso vari cambi di motivo intermedi la band porta da maestra fino al culmine nei ritornelli.

La voce di Seeb di certo non rientra nella lega dei cantanti di rango più alto del nostro sistema solare. A salvarlo è un timbro leggermente gutturale che, con una nota nasale, gli dà un tocco particolare e senza volerlo suscita da solo una teatralità che ricorda l’approccio di Hansi Kürsch (Blind Guardian). I limiti della sua interpretazione vocale, però, la band li maschera ancora una volta in modo straordinariamente audace e abile, integrando armonie vocali corali a più parti che accompagnano Seeb soprattutto nei ritornelli. La formattazione stessa delle melodie principali, l’atmosfera bombastica e teatrale, la fecondazione dei riff con arrangiamenti orchestrali e perfino l’aggiunta di abbellimenti di chitarra armonizzati in terze (fatti passare attraverso l’effetto wah wah), come nel brano Evil Lies in Every Man, suscitano non poche affinità con la teatralità dei Blind Guardian. Allo stesso tempo si sente l’influsso di un’altra band classica, per non dire leggendaria, di Amburgo, che ha scosso la scena metal tedesca classica a metà degli anni Ottanta. Sono i Running Wild. I riff portanti sono infatti spesso »punteggiati« da un rapido plettrare su una sola corda, e allo stesso tempo poggiano sul galoppo accelerato della doppia cassa. Dall’iniziale Ravenhead, poi con F.E.V.E.R.  , ma molto vicino a questo c’è anche il brano Here At The End of the World, dove si aggiunge alla grande la furia vocale dell’irritabile zio squartatore Chris Boltendahl, per il resto indiscusso capo dei veterani del power metal Grave Digger. Le forme celtiche amano spuntare fuori nei passaggi centrali o nelle parti iniziali dei brani, come nella prima parte acustica di A Reason to Give, dove il paragone con i Blind Guardian è di nuovo azzeccato. Nonostante alcuni paralleli comparativi buttati lì, l’energia resta comunque personale, e con lei anche l’intera impostazione stilistica dei brani, che definisce il dossier musicale degli Orden Ogan.

I brani si possono davvero vantare, tutti quanti, di una definizione eccezionale e sono la prova della straordinaria maturità compositiva di una band che sa seguire il filo di una visione musicale ben costruita. Farete fatica a scegliere i vostri preferiti dell’album, perché tra un pezzo e l’altro non ci sono sbalzi di qualità! Grazie a una straordinaria vivacità di idee, la band dimostra anche grande abilità nel creare contrasti tra i brani. Nei punti giusti con il »trucco« d’arrangiamento giusto. »Ravenhead« è in pratica un album a cui non c’è proprio nulla da rimproverare. Quest’anno sul continente europeo è iniziato insomma con un’ondata di uscite power metal. I Serious Black hanno già pubblicato un ottimo debutto in studio, ora hanno colpito gli Orden Ogan con il nuovo album, e tra poco arriveranno con un nuovo disco in studio anche i »Blind Guardian«, che stanno già ricevendo recensioni entusiastiche dai critici musicali. »Ravenhead« è insomma un album eccellente, che gli appassionati più accaniti dell’estetica  power metal, quella che solo il vecchio continente europeo riesce a produrre nella sua tradizione, si accaparreranno a mani basse!

Formazione

Sebastian “Seeb” Levermann – voce, chitarra, tastiere
Tobias “Tobi” Kersting – chitarra
Niels Löffler – basso
Dirk Meyer-Berhorn – batteria

MUSICISTI OSPITI:
Chris Boltendahl (Grave Digger) – voce nel brano n. 6.
Joacim Cans (HammerFall) – voce nel brano n. 9  

Produzione

Sebastian “Seeb” Levermann

Tracklist

01. Orden Ogan (01:26)
02. Ravenhead (06:06)
03. F.E.V.E.R (04:24)
04. The Lake (04:16)
05. Evil Lies in Every Man (05:45)
06. Here at the End of the World (05:02)
07. A Reason to Give 04:32
08. Deaf Among the Blind 05:06
09. Sorrow Is Your Tale (05:43)
10. In Grief and Chains (02:13)
11. Too Soon (03:51)

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