Reckless Love: glam metal da monelli e ‘turbo pelle d’oca’ al Revolver klub (2022)
Luogo: San Dona Di Piave / Revolver klub / Italia
Data: venerdì 16/9/2022
‘Cavalieri turbo del revival glam metal’: i finlandesi Reckless Love, originari di Kuopio, con più di due decenni di attività sono uno dei volti centrali del pittoresco e vivace risveglio dei tempi del Sunset Strip e delle indimenticabili depravazioni, così come le racconta la storia del rock degli anni Ottanta. Un’ondata partita dalla Scandinavia a cui ormai non sfugge più nessuno. Suona nostalgico. Eh sì. Queste righe nascono dalle dita di uno che negli Ottanta era ‘un mocciosetto fatto e finito’. I Reckless Love, invece, sono mocciosi sulla trentina che a metà anni Ottanta erano appena nati. Di sicuro però le loro mamme, ancora in piena gravidanza, impazzivano per i ritmi e le frasi di moda di quel personaggio di culto, e parte dell’incuria e del party time sempre acceso di Skid Row, Def Leppard, Journey, Poison, Motley Crue, Ratt, Firehouse, Danger Danger, Winger…, non vado avanti con l’elenco. Roba che i membri del quintetto si sono presi con gratitudine, per contagio. Già in fase di sviluppo embrionale.
Prima dei Reckless Love, però, alle otto e mezza di sera il palco è stato preso d’assalto dai glam metaller italiani Speed Stroke. La band, nata nel 2010 a Imola, è salita sul palco con ancora addosso le sensazioni fresche dell’ottimo show al festival belga Glam Slam, da cui era tornata a casa solo pochi giorni prima. Per il Revolver klub gli Speed Stroke sono arrivati come il cacio sui maccheroni. Sono considerati una delle migliori realtà rock italiane nel campo del riscaldare le vecchie ricette a cavallo tra la fine degli Ottanta e l’inizio dei Novanta. Esibizione rifinita, affiatata, sentita, comunicazione top con il pubblico. Tutto confermava che la band è incredibilmente coesa e che i suoi membri respirano all’unisono per la propria musica. Chilometri e esperienza. A volontà. Il gruppo ha presentato l’ultimo album, il terzo in tutto, “Scene of the Crime” (2020). I ragazzi hanno aperto il temporalesco rondò di marcette glam metal con la nuova Heartbreak, poi hanno condito la loro messa d’autore con materiale di tutti e tre gli album in studio. Si sono susseguite così The End of This Flight, Demon Alcohol, From Scars To Scars, tutte dal secondo album “Fury” (2016). Da “Fury” non è mancata nemmeno l’ottima Believe in Me, che nel finale dello show, insieme alla chiusura a randellate Age Of Rock’N’Roll (in assoluto il primo singolo registrato nella carriera della band, dal debutto “Speed Stroke”), ha fatto letteralmente fumare il locale. Dal debutto il gruppo ha suonato già nella parte iniziale anche il brano Nothing’s True. Gli Speed Stroke sono dei lipstick rocker italiani di prima categoria! Niente ballad. La band morde sul palco. Dal primo all’ultimo secondo è tutta pelle d’oca. Se vi capita di vedere il nome Speed Stroke in giro, da qualche parte vicino al confine occidentale della Slovenia, dovete assolutamente andare a controllare la loro splendida forma dal vivo, accompagnata da un ottimo repertorio. Dall’ultimo disco la band ha eseguito anche la title track The Scene of the Crime, Soul Punx e la sfacciata Who Fkd Who. Gli Speed Stroke hanno prolungato di un giorno la loro compagnia con i Reckless Love, visto che faranno da supporto anche sabato 17/9/2022 a Milano.
I Reckless Love sono saliti sul palco alle dieci. Nel concerto di un’ora e mezza la band ha spinto a più non posso l’ultimo album, “Turborider”, per cui molti fan storcono il naso, visto che nel riscaldare i vecchi tempi degli Ottanta il gruppo è andato oltre quanto chiunque avesse osato immaginare o desiderare. Comunque sia, bisogna ammettere che in questo i Reckless Love hanno un coraggio da leoni. E se a qualcuno dà fastidio la produzione e l’arrangiamento del nuovo album, che mette in primo piano anche drum machine e sintetizzatori disco anni Ottanta, metto la mano sul fuoco che col prossimo, il sesto album in studio, i Reckless Love torneranno allo stile dei primi quattro. Io, personalmente, non li obbligo a niente. “Turborider”, sotto la lente di ingrandimento di tutto ciò che offre e di tutto ciò che non offre, resta comunque riuscitissimo.
In sintonia con il contenuto del nuovo album, i ragazzi hanno adattato anche l’outfit da palco, che però faceva un po’ ridere. A partire dai pantaloni di Oli, che pure arrivavano dagli Ottanta, ma potevano almeno risparmiarci e optare per un jeans bianco strappato, come il suo compare alla sua destra, il bassista Jalle Verne. Per un attimo un tuffo nei videogiochi arcade degli Ottanta. Perfino ai tempi di Michael J. Fox e dell’indimenticabile “Back to the Future”. Oli Herman è balzato sul palco in giacca bianca e occhiali, come se li avesse fregati a qualche fanatico della BMX direttamente dal 1985. La festa perfetta era partita. Sul posto saranno state sì e no 100 persone, forse una testa in meno, ma parecchia gente ‘vestita a festa’ e per di più preparatissima sulla discografia della band. I pezzi più recenti, quelli dell’album ‘a base di pop da stampo’, sul palco suonavano molto più ortodossamente hard rock e molto più duri di quanto detti la produzione in studio. A una delle pause Oli ha chiesto al pubblico se aveva notato da dove arrivassero tutti quei sample e sintetizzatori, visto che sul palco non c’è un tastierista. Ovviamente ne ha approfittato per giustificarsi dicendo che così al quartetto resta più cachet, rispetto a trascinarsi dietro in tour un altro membro.
Comunque. I finlandesi brillano sul palco per affiatamento. Per perfezionismo. Oli è un frontman eccellente. Non solo vocalmente, ma anche per il suo teatrino da palco, linguisticamente azzimato, che sfrutta soprattutto nelle pause tra i brani. In pratica ha accompagnato ogni pezzo, prima di eseguirlo, con una breve introduzione e il retroscena della sua battuta. Non è stato avaro di chiacchiere colorite e senso dell’umorismo. Reckless Love? Senza dubbio uno stacco da party time perfetto. Nel far rivivere gli Ottanta i Reckless Love sono molto più accaniti e a volte esagerano proprio. Ma sono proprio l’esagerazione e la bizzarria occasionale di questo lipstick-ismo da revival a renderli tanto più affascinanti. Quasi prevale la sensazione che tutto lo spettacolo sia più ortodosso dell’originale degli Ottanta. Ok, qui mi sono spinto troppo in là, ma è una sensazione che ti capita spesso quando vedi dal vivo una band come i Reckless Love. Ingannevole. Una dolce, ingannevole realtà che si lega solo alla nostalgia dei giorni passati. In quel venerdì sera. Nonostante il tempo da film horror di quel giorno (sembrava davvero che l’intera atmosfera si sarebbe riversata sul pianeta, il tutto ricordava la metà di settembre del 2010), il livello di pioggia in Veneto era decisamente più clemente e indulgente che da noi.
Ok, torno serio. I Reckless Love non sono uno scherzo. Qui non si scherza, anche se sul palco vogliono coltivare la goliardia. Tutta la goliardia e il rondò di cazzeggio vengono serviti al pubblico in modo rigorosamente professionale. A tal proposito Oli ha approfittato di una pausa per ringraziare la squadra che si occupa di audio, merch e trasporti e, naturalmente, il pubblico per aver comprato i biglietti. Ha detto che negli ultimi due anni per lui tutto sembrava così senza uscita che non vedeva più un futuro per i Reckless Love. Pensava che la band sarebbe morta, parlava cioè degli ultimi due anni. Be’, anche il suo fisico ‘scolpito a sei tartarughe’ in questo periodo ha accumulato qualche strato di troppo, che Oli potrebbe regalare senza problemi, quando vuole, al collega più anziano, il suo connazionale Michael Monroe, ormai stupefacentemente rinsecchito (al confronto perfino Iggy Pop è un ‘ciccione’). Questo discorso ha sicuramente contribuito al ‘grappolo’ che il pubblico ha formato dopo il concerto davanti al banchetto del merchandising ufficiale. In questo teatro, più convincente di Oli c’è forse solo l’incorreggibile chiacchierone Blaze Bayley.
Passiamo al materiale. Sì. I nuovi pezzi sul palco hanno acquistato una piacevole grinta rock. Il chitarrista Pepe Reckless ha confermato la sua bravura, coprendo un sacco di spazio con una sola chitarra. Durante gli assoli non si è sentita la mancanza di fraseggio. Il suono era impostato alla grande. La band ha buttato altra benzina sul fuoco anche con la cover di Bark At the Moon di Ozzy, eseguita in modo superbo (il pezzo si trova su “Turborider”). Il nuovo brano Eyes Of A Maniac ha il potenziale per entrare nel repertorio fisso della band. Negli Ottanta sarebbe stato un grande hit. Anche la title track del nuovo album è così. Quando ti confronti con lo sviluppo anche delle composizioni più recenti, è chiaro che la band non ha perso l’ispirazione, ha solo provato qualcosa di nuovo, che in realtà è un nuovo tentativo con cose radicate negli Ottanta che non aveva ancora sperimentato. Come detto. Il prossimo album sarà un ritorno ad “Animal Attraction”. Niente paura. “Turborider” è comunque lontano dall’essere un disco brutto. Il principio creativo è lo stesso. Solo arrangiamento e produzione portano una svolta radicale rispetto ai primi quattro album ortodossi di glam metal revival. I Reckless Love lo sanno. Visto che l’album era rappresentato quasi per metà nel repertorio, sanno che nonostante la sperimentazione è un prodotto solido.
Insomma. La band ha ovviamente rinforzato il tutto con i favoriti dagli album più vecchi, anche se in un’ora e mezza non c’è stato spazio per altri ottimi pezzi storici che quella sera non abbiamo sentito e che sono rimasti un po’ rimpianti. L’avida Monster, l’unica della serata da “Invader” (2016), e soprattutto nella seconda metà del concerto la sfilza Edge of Our Dreams (“Spirit”, 2013), poi Badass dal debutto “Reckless Love” (2010) e la contagiosa chiusura On The Radio da “Animal Attraction” (2011), fino a quel momento molto sentito come assente dal repertorio. Il gruppo sembrava aver ascoltato i miei lamenti. Per il bis obbligato è tornato restando proprio su quell’album con la title track, mentre ha infiammato il pubblico con un altro pezzo da “Spirit”, l’incendiaria Night On Fire, e nel gran finale i Reckless Love hanno fatto alzare il pubblico in piedi con i ritornelli avidi di Hot, da “Animal Attraction”.
Una follia. Di band così in tour vicino alla Slovenia ne mancano. Da noi, in un modo o nell’altro, capita raramente qualcosa di simile. Per esempio la falange di tre band CrashDiet, Cruel Intentions e HighRide, del 10/10/2019 all’Orto bar di Lubiana. I Reckless Love quella sera (senza essere matrigne con gli ottimi spalla Speed Stroke) hanno messo in scena un’ottima parentesi di party time, in sintonia con un abile funambolismo tra le eredità dei giorni d’oro del Sunset Strip californiano. Un meraviglioso girotondo rock in un incontro pieno di vibrazioni positive, che per un attimo ti allontanano dai guai e dalle seccature della quotidianità A. D. 2022. “Over and out!” Amen!
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: ‘Il brontolone di turno’ alias ‘il maledetto Poba’ & Edita Klemen
Setlist dei Reckless Love:
1. Turborider
2. Outrun
3. Monster
4. Back to Paradise
5. Kids of the Arcade
6. Prelude (Flight of the Cobra) (strumentale)
7. Like a Cobra
8. Edge of Our Dreams
9. Eyes of a Maniac
10. Prodigal Sons
11. Badass
12. On the Radio
—bis—
13. Animal Attraction
14. Night on Fire
15. Hot




























