Redemption

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Saracen
Etichetta: Escape Music
Uscita: 30.09.2014
Durata: 68:54
Voto: 4.5/5

Le uscite in studio degli ottimi inglesi Saracen non sono proprio all’ordine del giorno, ma quando arrivano ogni loro album è una garanzia di altissima qualità artistica. Tre anni fa i Saracen hanno pubblicato il loro lavoro più ambizioso, un concept album su Marilyn Monroe intitolato semplicemente »Marilyn«. Sicuramente il disco più complesso della carriera è stato uno dei più interessanti del 2011, anche se per stare dentro al concept ogni tanto la band aveva ammorbidito parecchio il suono, rendendolo più sofisticato e allontanandosi un po’ da quello che ci si aspettava. »Redemption« è un ritorno alle radici. Il gruppo ha cucito insieme del materiale nuovo che riprende con intelligenza la forza delle frasi di chitarra del classico »Heroes, Saints And Fools« (1981), arricchendola però con la maturità compositiva post-millennio, l’esperienza e il traguardo evolutivo che a livello musicale sono definiti dagli album »Red SKy« (2003) e dal suo successore »Vox in Excelso« (2006).

»Redemption« torna anche sul piano tematico ai territori del misticismo che ruota attorno alle epopee crociate, un filone che la band ha sempre amato, come fa intuire già il nome stesso del gruppo. Rocamadour è il famoso monastero costruito nella roccia di una scogliera in cima al canyon del fiume francese Dordogna. Costruito ovviamente al tempo delle crociate, verso la metà dell’XI secolo, è avvolto da una marea di misteri, e la band ci ha trovato l’ispirazione per creare l’ottima opening track Rocamadour, che mette subito le cose in chiaro su come suonano i nuovi Saracen. Il pezzo è così bello che »ti mette un vero appetito« per il resto del disco. L’album è «saracenesco» dalla testa ai piedi, più di così non si può. Il classico heavy metal (non dimentichiamo che i Saracen sono usciti dall’ondata della NWOBHM), a cui si aggiunge la bombastica tipica degli arrangiamenti AOR, nelle mani dei Saracen funziona in modo unico e inimitabile. Anche con il nuovo album.

I riff di chitarra marcati, sostenuti da tappeti atmosferici di sintetizzatori (il tipico sound degli anni Ottanta), sono conditi per tutto il disco dalla teatralità vissuta della vocalità di Steve Bettney. Questo album pieno di misticismo è condito anche da un cupo »omaggio« al film d’azione-thriller Reacher con Tom Cruise nel ruolo principale. Il brano è insaporito anche da inserti sonori aggiuntivi presi dal film: una strofa oscura passa attraverso un pre-chorus e sfocia in un ritornello bombastico e melodico, che ti afferra di colpo. A tenere il filo rosso del mistero medievale nel nuovo album ci pensano dei mini epici sinfonici lunghi circa sette minuti, che sono anche i vertici compositivi del disco. Atmosferici e creativi!  All’opening track Rocamadour possiamo aggiungere subito Catch the Wave e la title track Redemption. Ci stanno dentro anche Crusader e Ready to Fly, due vecchi classici e favoriti della band. Per entrambi il capo della band Rob Bendelow ha sentito che, con un bel potenziamento degli arrangiamenti, valeva la pena rimetterli in gioco ancora una volta. Sul nuovo album. In questo Bendelow ne è uscito di nuovo da grande vincitore, rigirando gli originali dei due pezzi in modo così scaltro che sembrano nati negli ultimi tre anni.

Swords of Damascus flirta con le arabeschi nei motivi guida, e porta sul disco una svolta dinamica coraggiosa. Nella parte iniziale di Catch the Wave le tastiere prendono un ruolo dominante, »scappando« in un ottimo assolo con un suono che sembra ereditato in tutto e per tutto dal carattere delle band neo-progressive rock, con in testa quello che Clive Nolan mette nel sound di Pendragon e Arena. More than Missing You potrebbe uscire senza problemi come singolo: ha un’atmosfera solenne e un ritornello ottimista che, nel suo sfarzo, ti si incolla di nuovo al primo ascolto. Funziona come il seguito di Geraldine della prima metà del disco. Entrambi i pezzi flirtano di più anche con l’AOR.

»Redemption« è molto più che un ottimo nuovo album in studio dei Saracen, e valeva la pena aspettarlo tre anni! C’è tutto quello a cui la band ci ha abituato in passato. Una produzione eccezionale, che dà vita in modo convincente al tema scelto e al messaggio dei pezzi. Davanti a te sfileranno senza fatica immagini degli eterni misteri del Medioevo, di battaglie nell’estremo oriente per la supremazia della croce sulla mezzaluna. Un album di grandi canti solenni, pieni di contagiosità bombastica, di continui ribaltamenti dinamici nel susseguirsi delle atmosfere, di arrangiamenti ottimi e rifiniti nei dettagli e di un alto valore teatrale, che arriva dall’espressività vocale del fantastico Steve Bettney. Il top!

Formazione

Steve Bettney – voce
Paul Bradder – tastiere
Rob Bendelow – chitarra
Simon Roberts – chitarra
Paul Highfield – basso
Tris Alsbury – batteria 

Produzione

Rob Bendelow

Tracklist

1.  Rocamadour
2.  Reacher 
3.  Give Me A Sign
4.  Geraldine
5.  Swords Of Damascus
6.  Road To Yesterday
7.  Crusader
8.  Catch The Wave
9.  More Than Missing You
10. Redemption (on the 6th day)
11. You & I
12.  Let Me See Your Hands
13.  Ready to Fly

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