Reincarnation On Stage
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Eloy
Etichetta: Soulfood
Uscita: 2014
Durata: 2:17:26
Voto: 5/5
»Reincarnation On Stage«, doppio album dal vivo delle leggende del prog tedesco Eloy, è solo il loro secondo live in carriera, dopo »Live«, uscito nel lontano 1978: per una band in giro da oltre quarant’anni sembra quasi un dato incredibile. Un altro documento dal vivo, »Live Impressions«, era uscito nel 2013, ma solo in DVD, mentre »Reincarnation On Stage« c’è in entrambi i formati, cioè su due CD più un DVD. Dalla fine degli anni Settanta si è accumulata una montagna di materiale nuovo, le formazioni sono cambiate più volte, la band a un certo punto si è perfino sciolta per poi rimettersi insieme. Nel 2009 è uscito, abbastanza a sorpresa, il solido album in studio »Visionary«, e due anni dopo la line-up degli Eloy è cambiata ancora un po’. Alla combriccola di musicisti sopraffini guidata dal chitarrista/cantante/compositore/produttore di culto (qualcuno forse ricorderà il suo lavoro da produttore con i metallari tedeschi di culto Heavens Gate) Frank Bornemann, unico membro originale, si è infatti aggiunto il chitarrista ritmico Steve Mann, e così gli Eloy hanno di nuovo due chitarristi per la prima volta dal 1984. Lo status di Mann per ora è poco chiaro, visto che nel libretto di »Reincarnation On Stage« non compare come membro ufficiale, anche se accompagna la band dal vivo già dal 2011.
La nuova formazione degli Eloy ha registrato »Reincarnation On Stage« durante il tour 2012/13 in Germania e Svizzera: una doppia delizia dal vivo che contiene alcuni dei pezzi migliori di quasi tutti i capitoli della loro vasta carriera. Contrariamente all’opinione comune, gli Eloy non hanno mai fatto parte della scena krautrock tedesca, ma avevano molto più in comune con lo space rock britannico (nel periodo iniziale) e poi soprattutto con il prog sinfonico, come si sente in tutti i brani di »Reincarnation On Stage«. Nelle varie esecuzioni registrate per il nuovo live gli Eloy sono in forma davvero straordinaria, e a volte uno quasi dimentica gli anni rispettabili della maggior parte dei membri di questa band di culto. Bornemann resta un chitarrista fantastico, uno dei migliori della scena rock tedesca. Anche se in passato in tanti l’hanno etichettato come ‘la risposta tedesca a David Gilmour (Pink Floyd)’, nel corso dei decenni ha sviluppato uno stile chitarristico piuttosto personale, in cui riesce a sorprendere anche con certe frasi di chitarra più vicine all’hard rock che al tradizionale prog sinfonico.
Il marcato accento tedesco di Frank negli ultimi due decenni è migliorato parecchio, tanto che ora la sua voce suona quasi meglio che mai, mentre gli Eloy non sarebbero gli Eloy se sul palco non ci fossero tre cantanti ad accompagnare la band: con le loro armonie vocali si prendono la parte del leone nel creare quell’atmosfera maestosa ed epica che domina la maggior parte delle esecuzioni. L’ottima voce principale Alexandra Seubert spesso sostituisce Bornemann quando arrivano i passaggi impegnativi sulle note alte, mentre le fanno una compagnia fantastica anche le voci di supporto di Tina Lux e Anke Renner, e tutte e tre si meritano un inchino profondo. Molto prima che Arjen Anthony Lucassen (Ayreon) decidesse di creare opere space rock con cantanti diverse, gli Eloy avevano già messo insieme, in collaborazione con cantanti ospiti, numerosi capolavori in studio.
Un’altra caratteristica e virtù speciale degli Eloy di oggi sono le doppie tastiere, affidate a due tastieristi di lunga data, Michael Gerlach (nella band dalla fine degli anni Ottanta) e Hannes Folberth (con loro già nella prima metà degli anni Ottanta), che si completano alla grande nello stendere trame di sintetizzatori di epoche diverse della storia degli Eloy. Il bassista Klaus-Peter Matziol è, insieme a Bornemann, il membro più anziano della band e l’unico che negli anni Settanta ha suonato sui classici album degli Eloy come »Dawn« (1976), »Ocean« (1977) e »Silent Cries And Mighty Echoes« (1979). Le sue linee di basso melodiche fanno compagnia ai complessi passaggi di batteria firmati da Bodo Schopf, nella band dal 1998.
Dopo un breve pezzo ambient e space rock intitolato »Namaste« (il titolo indica una forma di saluto o di commiato dell’Asia meridionale), che per i membri della band, soprattutto per Bornemann, che ha attraversato tutti i alti e bassi di questo gruppo leggendario, rappresenta un momento profondamente spirituale, visto che già in apertura di concerto cerca di toccare l’anima del pubblico, si passa a »Child Migration«, indimenticabile evergreen degli Eloy dall’album »Colours« (1980). Qui gli Eloy, grazie alle frasi di chitarra di Frank, mostrano anche qualche dente hard rock, ma per il resto è un autentico classico del prog sinfonico, in cui i due tastieristi hanno un sacco di spazio per stendere le loro trame di synth.
Con una versione splendida dello standard »Paralysed Civilisation« da »Ocean 2: The Answer« (1998), i membri della band dimostrano che anche i pezzi più recenti valgono quanto i classici di lunga data, mentre le cantanti ospiti per la prima volta incantano con le loro armonie di supporto, che rendono ancora più profonda l’atmosfera maestosa ed eterea. Con »Mysterious Monolith« tornano agli anni Ottanta, per la precisione al classico album »Planets« (1981), e suonano in modo incredibilmente dinamico uno dei loro brani migliori in carriera, che dopo tutti questi anni ha finalmente avuto un’interpretazione live ufficiale anche per chi, negli anni Ottanta, non ha avuto occasione di vedere gli Eloy ‘da vicino’.
»Age of Insanity«, dove le cantanti hanno di nuovo l’occasione di brillare sul ritornello principale, è uno dei pezzi migliori di »Visionary«, che per i loro standard era sì un lavoro abbastanza nella media, ma conteneva comunque parecchie belle sorprese. Le improvvisazioni di tastiera tra i due chitarristi sono così eccellenti che a più di un fan di vecchia data potrebbe scappare una lacrimuccia di commozione davanti a tutta questa brillantezza strumentale (e vocale), perché i classici degli Eloy dal vivo non suonavano così bene da un pezzo. L’evergreen di »Silent Cries And Mighty Echoes«, »The Apocalypse«, con la sua costruzione graduale e dinamica di un’atmosfera carica di tensione, soprattutto quando Bornemann si scatena con un assolo di chitarra da spezzare il cuore e quando la Seubert tira fuori una vera e propria opera vocale, è uno dei tanti picchi di questa registrazione dal vivo. »Silhouette«, un altro classico dell’ottimo album »Colours«, da cui gli Eloy quella sera hanno suonato un bel po’ di pezzi, è il momento in cui tornano a dominare le trame di sintetizzatore ‘retro’ degli anni Ottanta. Qui gli Eloy dimostrano ancora una volta la loro eccellenza anche nell’eseguire epopee sinfoniche un po’ più compatte.
Con la delizia epica »Poseidon’s Creation«, un altro dei picchi della serata, si ricordano di »Ocean«, leggendario concept album sull’ascesa e la caduta di Atlantide, che per tanti fan degli Eloy resta ancora il loro migliore. »Time To Turn«, indimenticabile viaggio atmosferico attraverso galassie lontane che arriva dall’omonimo album del 1982, offre di nuovo un’ottima occasione a tutte e tre le cantanti ospiti di mettersi in mostra, mentre Frank brilla con i suoi passaggi di chitarra malinconici. Con una splendida esecuzione dell’odissea eterea »The Sun-Song«, dove si fondono arrangiamenti sinfonici di un lusso sbalorditivo, gli Eloy si ricordano anche del capolavoro »Dawn«, su cui Bornemann e Matziol nel 1976 unirono le forze per la prima volta. La band naviga alla grande tra materiale di tre epoche diverse. Sull’evergreen di apertura di »Colours«, intitolato »Horizons«, dove domina una frase di chitarra quasi iconoclasta, sono di nuovo le cantanti ospiti a brillare nel ruolo di protagoniste. Durante l’esecuzione del classico epico e martellante di »Colours«, »Illuminations«, dove dominano possenti passaggi di mini moog, torna in primo piano il capobanda Bornemann, con una prestazione vocale energicissima e un approccio hard rock nel pizzicare le corde della chitarra.
Anche il secondo disco è zeppo di sorprese bellissime, a partire dallo standard di apertura di »Metromania« (1984), »Follow the Light«. È il momento in cui, tra onde sinfoniche e commoventi passaggi di chitarra, Bornemann e la Seubert si alternano in modo fenomenale alla voce principale e creano un’atmosfera indimenticabile, che si può considerare un altro dei picchi di »Reincarnation On Stage«. »Ocean 2: The Answer«, il seguito del capolavoro di culto »Ocean«, è un album che gli Eloy ricordano volentieri, quindi non sorprende che ne eseguano l’epica »Awakening of Consciousness«, con cui dimostrano perché ancora oggi sono tra gli eroi del prog tedesco più amati, quelli che nel 2012 avrebbero suonato per la prima volta sul suolo americano (al North East art rock festival), se un infortunio inatteso non avesse fermato Frank.
»The Tides Return Forever«, title track dell’omonimo album del 1994, rientra anch’essa tra i trionfi ambient di questo doppio live, perché tutte e tre le cantanti, con in testa la Seubert, che qui con la sua prova vocale divina mette quasi in ombra la celebre collaboratrice dei Pink Floyd Clare Torry, creano un’atmosfera indimenticabile. Sembra che non arrivi da questo mondo. Già solo per questa esecuzione fenomenale del brano vocalmente più impegnativo della storia degli Eloy, questo documento live si merita un posto speciale nella collezione di ogni appassionato di progressive rock classico.
La band si rimette a scavare tra segreti millenari taciuti e sepolti sotto la sabbia egiziana, con un’esecuzione sfacciatamente bella del mistico capolavoro »Ro Setau«, apparso per la prima volta su »Ocean 2: The Answer«. Le tre cantanti evocano di nuovo una loro particolare atmosfera ‘cosmica’, mentre le armonie malinconiche tra sintetizzatori e chitarra approfondiscono ancora di più l’onnipresente mistero antico. L’ottimo clima tra band e pubblico si sente in quasi tutti i pezzi, ed è bello sentire che le singole esecuzioni non hanno subito troppi ritocchi evidenti in studio. »Mystery«, che arriva dall’ultimo lavoro in studio »Visionary«, anche dal vivo non suona per niente peggio degli evergreen di lunga data, mentre lo standard di »Ocean«, »Decay of Logos«, ricorda l’epoca in cui gli Eloy vivevano il momento di massima notorietà e fissavano tanti standard per i concept album.
Un concerto degli Eloy, però, non sarebbe completo senza l’esecuzione della leggendaria delizia epica (post)apocalittica »Atlantis Agony At June 5th 8498, 13 PM Gregorian Earth Time«, che ovviamente arriva anch’essa dall’album »Ocean« ed è segnata dal monito alle generazioni future (compresa la nostra) su cosa succede quando gli esseri umani, nella loro arroganza, cominciano a comportarsi come dei. Anche questo è uno dei picchi ambient di questa registrazione dal vivo, che però contiene anche un classico di »The Power and the Passion« (1975), cioè »The Bells of Notre Dame«, capitolo conclusivo di quel concept epico sul viaggio nel tempo del figlio di uno scienziato nel Medioevo (e di nuovo indietro, fino al presente). Con il breve inno di »Visionary«, »Thoughts«, gli Eloy chiudono trionfalmente il loro concerto, in cui per tutto il tempo suonano come rinati, se non addirittura come una band molto più giovane di quella che sono in realtà.
»Reincarnation On Stage« è, per così dire, il documento live spartiacque per la scena progressive rock tedesca, firmato dalla band più importante del movimento in Germania. Sembra quasi ironico che questo doppio capolavoro dal vivo, uno dei migliori risultati della loro ricca e variegata carriera, sia uscito proprio quando in tanti li avevano già di nuovo scartati troppo in fretta e non ci contavano più sul serio, anche se con »Visionary« avevano fatto capire chiaramente di essere tornati. In studio gli Eloy saranno anche diventati un po’ ‘arrugginiti’, ma proprio per questo dal vivo convincono più che mai.
Formazione
Frank Bornemann – chitarra, voce
Michael Gerlach – tastiere
Hannes Folberth – tastiere
Klaus-Peter Matziol – basso
Bodo Schopf – batteria, percussioni
MUSICISTI OSPITI:
Steve Mann – chitarra
Alexandra Seubert – voce
Tina Lux – cori
Anke Renner – cori
Produzione
Frank Bornemann
Tracklist
CD1:
1. Namaste (2:49)
2. Child Migration (5:26)
3. Paralized Civilization (7:56)
4. Mysterious Monolith (6:40)
5. Age Of Insanity (7:12)
6. The Apocalypse (11:09)
7. Silhouette (3:58)
8. Poseidon’s Creation (11:24)
9. Time To Turn (4:20)
10. The Sun-Song (5:11)
11. Horizons (4:09)
12. Illuminations (6:30)
CD2:
1. Follow The Light (8:00)
2. Awakening Of Consciousness (5:55)
3. The Tides Return Forever (7:03)
4. Ro Setau (7:02)
5. Mystery (8:58)
6. Decay Of Logos (8:20)
7. Atlantis’ Agony At June 5th 8498,13 p.m. Gregorian Earthtime (7:55)
8. The Bells Of Notre Dame (5:49)
9. Thoughts (1:40)