Remixes 2: 81-11

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Artista: Depeche Mode
Etichetta: Mute Records
Uscita: 2011
Durata: 78:57
Voto: 4/5

Il secondo capitolo dei remix dei leggendari Depeche Mode è un seguito riuscitissimo e benvenuto degli esperimenti con la musica di una delle band più influenti in circolazione, che in realtà, nel mezzo della pausa da concerti e studio del gruppo, è una mossa in qualche modo pianificata e ragionata per tenere il nome della band a galla tra le notizie musicali del momento.

Nella loro età dell’oro, gli anni Ottanta, i Depeche Mode erano famosi come una fabbrica di 12 pollici in vinile, su cui trovavi versioni dei brani già inclusi negli album in studio, ma in variazioni più lunghe, a volte veri e propri originali, poi accorciati e riadattati per l’uscita ufficiale su disco. Queste versioni estese giravano di solito nei night club disco di tutto il pianeta. E i Depeche Mode non erano certo gli unici. Lo facevano tutte quelle band che dominavano le vette delle classifiche pop negli anni Ottanta. Dai Duran Duran ai New Order.

Con l’avvento dell’era digitale il 12 pollici in vinile ha ovviamente perso la sua funzione originaria, perché è diventato possibile creare un numero a piacere di versioni diverse dello stesso brano. Semplicissimo. Se qualcosa non ti piace lo cancelli, oppure ci incolli accanto un campione qualsiasi. I protagonisti di questa ristrutturazione degli originali sono diventati i DJ. Dalla prima uscita di remix dei Depeche Mode sono passati sette anni. Questo  divario nel risparmiare tempo e soldi in questo periodo si è ancora allargato e nella nuova uscita non c’è più traccia di versioni remixate dalla band stessa, né di versioni riregistrate. Anche questa “telenovela” che prosegue il primo capitolo del 2004 esce in una versione ridotta e in una estesa. La prima è un CD singolo, la seconda un triplo CD. A me è capitata tra le mani la versione “spennata”, cioè il CD singolo, quindi mi concentro su quella.

I tredici nuovi remix contenuti nell’edizione con un solo CD pescano soprattutto dagli ultimi due lavori in studio, cioè “Playing The Angel” (2005) e “Sounds Of The Universe” (2009). In mezzo c’è una trovata geniale e graditissima: il materiale rielaborato dell’esordio “Speak And Speel” (1981), rappresentato dai brani Tora!Tora!Tora! e Puppets. Poi c’è l’opener Dream On (“Exciter”, 2001) e gli hit Personal Jesus, Never Let Me Down Again ed Everything Counts.

Se per la maggior parte dei fan dei Depeche Mode questa uscita sarà probabilmente una bestemmia, la accoglierete a braccia aperte voi amici della libertà nella sperimentazione elettronica della dance. Tutti i brani sono stati spogliati e ricostruiti, e i singoli autori delle nuove versioni hanno ovviamente infuso nei pezzi di questa uscita il loro tocco artistico da “DJ”.

A grandi linee possiamo dividere i brani in due poli. Quelli che portano una ritmica da ballo molto in evidenza, con bassi tirati (Dream On, Everything Counts, Never Let Me Down Again, John The Revelator), e quelli che, pur cinti da una solida ritmica “trippy”, hanno nell’arrangiamento un tocco marcato di frasi melodiche principali. Personal Jesus in questo caso è un brano dove i due aspetti convivono alla perfezione. L’originale, che suona sinistro e aggressivo, nella ristrutturazione del remix ha ricevuto una miscela piacevolissima e contagiosa di campioni leggeri che avvolgono la voce di Gahan. Non stupisce che questa versione, che vanta una dose più alta di melodia e fluidità rispetto all’originale, sia uscita già due mesi prima dell’uscita ufficiale dell’album, come singolo di presentazione.

I picchi dell’uscita sono le sue deviazioni. La prima a spiccare è il remix di Peace. Questo remix non è paragonabile a nessun altro. Lo guidano arrangiamenti d’archi dal vivo, sopra cui è adagiata la voce di Gahan. Senza base ritmica di campionamenti. Così prende un’aria da cover. Deviazioni dell’uscita, e decisamente positive, sono anche i remix dei due brani dell’esordio in studio “Speka And Spell”, che rispetto agli originali sono a malapena riconoscibili. La maestria del travestimento dimostra che entrambi i brani hanno superato la prova del tempo. I remix suonano moderni, freschi, eccitanti, con il tocco artistico e personale degli autori ben in evidenza, e proprio per questo enormemente attraenti. Entrambi i pezzi convivono alla grande con i remix dei loro fratelli e sorelle molto più giovani che riempiono questa uscita. Puppets ha anch’essa un sapore da cover. Sembra che i Royksopp abbiano registrato la loro versione del pezzo e ingaggiato Dave Gahan alla voce. Quello di inizio anni Ottanta. Da maestri!

L’apertura con Dream On, in questo remix, perde la sua funzione di catturare l’ascoltatore, perché non lascia un’impressione particolare. La voce di Gahan poggia per lo più su un nudo loop ritmico, che è un filo troppo poco. E In Chains, che segue e ha un ritmo di base simile a quello di Dream On ma combinato con un loop ritmico aggiuntivo (che alleggerisce la durezza del “beat” di base che guida il pezzo, ma allo stesso tempo riempie lo spettro sonoro), nell’effetto finale “al primo ascolto” risulta molto più incalzante e orecchiabile, e funzionerebbe quindi meglio anche come apertura di questa uscita. L’album, di fatto, comincia a decollare solo dal secondo pezzo. L’ottimo remix di Personal Jesus.

Il momento meno riuscito dell’uscita è Never Let Me Down Again. Qui domina in modo assoluto un ritmo solido che sì ha un effetto ipnotico, ma con le sue numerose ripetizioni, a causa del suono “lavato” e filtrato, diventa quasi fastidioso. Questa sensazione c’è anche nel remix di Everything Counts. La causa principale di questo effetto finale, però, sta nel fatto che entrambe le versioni sono in pratica del tutto prive di voce.  Si ottiene l’effetto opposto. Everything Counts, nell’originale straordinariamente melodico e un hit evergreen contagioso, nel remix è di tutta un’altra pasta.

In travestimenti così sconvolgenti, ma per la gran parte estremamente spiritosi e riusciti, la voce di Gahan si comporta diversamente che negli originali e regala ai contenuti dei remix una dimensione del tutto diversa di atmosfere catturate.

La versione tripla è un obbligo per tutti i fan sfegatati dell’ipnosi elettronica da rave, perché contiene il meglio di tutta la discografia. Nell’edizione con tre CD ci sono inoltre le versioni rivestite di Behind The Wheel di Vince Clarke e una versione diversa di In Chains (rispetto a quella dell’edizione con un CD singolo). A realizzarla è stato Alan Wilder. Quindi, comprando la versione ttripla, che costa qualche euro di spiccioli in più, vi portate a casa anche le versioni di due ex membri dei Depeche Mode. Se volete andare a fondo della faccenda, procuratevi l’edizione estesa con tre CD e 33 brani in totale. No. Non sono soltanto strumentali da club irriconoscibili! Quindi i fan dei veri Depeche Mode non devono temere nulla, perché il contenuto di “Remixes 2: 81-11”, con tutta la sua spiritosa ristrutturazione, resta ancora abbastanza “alla Depeche Mode”.

Formazione

Depeche Mode
artisti vari

Produzione

vari

Tracklist

1. Dream On (Bushwacka Tough Guy Mix Edit)
2. Personal Jesus (The Stargate Mix)
3. Suffer Well (M83 Remix)
4. John The Revelator (UNKLE Reconstruction)
5. In Chains (Tigerskin’s No Sleep Remix Edit)
6. Peace (SixToes Remix)
7. Tora! Tora! Tora! (Karlsson and Winnberg Remix)
8. Never Let Me Down Again (Eric Prydz Remix)
9. I Want It All (Roland M. Dill Remix)
10. Wrong (Trentemøller Remix)
11. Puppets (Röyksopp Remix)
12. Everything Counts (Oliver Huntemann & Stephan Bodzin Mix)
13. A Pain That I’m Used To (Jacques Lu Cont Remix)

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