Requiem alle porte di una nuova era (2011)

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Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: MC Firestarters / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 17.08.2011
Presenze: 150
Prezzo del biglietto: 0,00€ (ingresso gratuito!)

Lanciati a tutta velocità in un nuovo galoppo, i veterani dell’hard rock sloveno Requiem stanno preparando un nuovo disco. Non è più una novità.  Che non siano solo chiacchiere e promesse a vuoto, e che la lavorazione del nuovo album stia entrando nella sua fase matura, l’ha confermato un concerto della band, del tutto non annunciato, volutamente “nascosto” e pensato apposta per i più cari amici del gruppo. Nelle settimane prima della serata è girata una sola circolare su FaceBook, e è bastata: al moto club “Firestarters” si è radunata una combriccola di sostenitori irriducibili, la bellezza di un centinaio di teste abbondante.  Con un po’ di gente in più le pareti del locale avrebbero cominciato a crepare. Una folla maggiore non era proprio consigliabile, visto che la seconda decade di agosto è stata accompagnata da un clima splendido, soleggiato e caldissimo. L’ambiente di cemento e asfalto continua a irradiare fino a notte fonda il calore accumulato durante il giorno, e nel seminterrato del club, dove stava ovviamente il palco, non c’era scampo da una cappa quasi tropicale. Perfino la birra andava scolata subito, se volevi evitare la diserzione dei vapori alcolici, altrimenti non faceva l’effetto desiderato.

Basta con l’ouverture epica. Sul palco ci sono gli hard n’ heavy rocker Tomcat. La band è nata lo scorso autunno da formazioni di stampo simile, un tempo incarnate da Cyclone, Glenn More e Strock. Sul monitor di sinistra l’inossidabile Gregor Šujica, che brandisce il suo basso tintinnante in compagnia di una nuova ciurma, facce nuove, con una scarica di energia nuova, nuova era. Già dal primo riff si è sentito che nel gruppo c’è un legame solido e compatto, che permette al motore di scaldarsi alla giusta temperatura di lavoro. Così è suonata anche l’esibizione di questi giovani rocker promettenti.  Quartetto vivace sul palco, che ha capito il senso dello stage acting, con un’ottima comunicazione e un bel contatto visivo tra i membri. I pezzi originali come Purgatory, Goodbye e Metal Mania Hangover (parodia delle esperienze passate dei risvegli mattutini al festival metal di Komno) hanno un intreccio potente e incisivo di contenuti classici di hard e heavy rock della vecchia scuola, con un tocco gustoso di senso della melodia e assoli di chitarra più che azzeccati. Anche la voce di Rok è convincente in tutto, ha feeling e se la cava bene in situazioni diverse. Ovviamente va detto che i Tomcat sono una party rock band. In questo senso alla band starebbe benissimo un quinto membro, un cantante con le mani libere, perché così il gruppo darebbe ancora più benzina al suo “party attitude”, che non nasconde, e le esibizioni guadagnerebbero in esplosività. Anche Rok potrebbe concentrarsi pienamente sulla chitarra, e la formazione guadagnerebbe anche in armonie vocali di supporto. Insomma, promettenti in tutto. Speriamo che riescano presto a portare il materiale originale su un supporto ufficiale.

I Requiem hanno un sacco di fedelissimi. Si portano il pubblico dalla loro parte senza fatica, perché Primož Romšak e Sergej Škofljanec sono due frontman molto carismatici. Ma questo pezzo va cominciato da un altro punto di partenza. I Requiem si sono presentati a questo concerto “incognito” in versione rinnovata, con una novità importante. Primož Romšak ha lasciato la band. Al suo posto è passato a fare il cantante a tempo pieno Sergej Škofljanec, che prima suonava il basso. Così nel gruppo si è liberato un posto per un nuovo bassista. La band non ha dovuto cercare a lungo. Si è unito a loro Martin Rozman, membro di Kantor e Billysi, che dall’ultima edizione del festival rock natalizio di Postojna, quando diede una mano ai Rock Shock, ha messo su una bella chioma folta. Gli hanno messo in mano proprio il classico basso a cinque corde dei Requiem di Škofljanec, mantenendo così un suono dal vivo piuttosto autentico. Sull’elevato coefficiente di elasticità delle dita di Martin non serve spendere parole. Il tipo è dannatamente ferrato col basso, e si sente che ha alle spalle un bel po’ di chilometri, per cui padroneggia alla perfezione il principio dello stage acting e tiene testa senza problemi alle richieste dei Requiem. Più che evidente anche il progresso straordinario di Matjaž Marin. L’ex chitarrista dei Cyclone (eh, com’è piccolo il mondo, vero Šujo?) ha suonato tutti i suoi assoli portanti e i passaggi del concerto nel modo più sicuro finora (esibizioni di riferimento dei Requiem: Dornberk 31.07.2010 e Postojna 30.12.2010), con un tocco di vera grinta e un focus affilato, di pieno controllo. È un musicista eccellente, e soprattutto si sente come sia cresciuto insieme alla band dal momento del suo ingresso stabile. Su Miha Nedoh non c’è bisogno di spendere parole. È uno dei migliori batteristi rock e metal della giovane generazione in Slovenia e anche stavolta la sua esplosività e le incursioni occasionali con la doppia cassa hanno fatto tremare e scosso il pavimento del locale. 

E i due protagonisti della band? L’uomo che incarna i Requiem, il leader carismatico Marko Slokar, con pieno controllo su ciò che combina la sua band sul palco, saldo nell’esecuzione di pesanti figure di riff e armato del classico suono Gibson Les Paul. Qui infilo anche il “punto 2.” per cui è stato organizzato il concerto. La band voleva presentare anche due pezzi del tutto nuovi. Il primo si chiama “Slovenska”, il secondo, un po’ più tardi, cioè a metà set, è “Fallen Angel”! Quindi la title track del nuovo album. Sergej durante l’annuncio ha buttato lì che il titolo dell’album potrebbe avere una “s” finale, cioè “Fallen Angels”. Se qualcuno si ricorda del classico degli Uriah Heep del 1978 intitolato “Fallen Angel”, l’opzione con la “s” aggiunta come ornamento è in questo senso persino una soluzione consigliabile. Da quanto si dice, il nuovo album sarà una bomba definitiva. Fallen Angel, bella carica, ha tutto il carisma e il volto dei lavori passati della band (caratteristica del rock bombastico), ovviamente maturato per i tempi nuovi. Aspettiamo ancora un po’ i risultati.
Cantare le lodi di Sergej Škofljanec è ormai quasi scontato, come respirare. Ma i fatti sono fatti. “Sergio” ha di nuovo svolto il suo ruolo con il massimo dell’eccellenza. Stavolta aveva le mani libere, quindi la sua comunicazione col pubblico da frontman è stata ancora più intensa e ha avuto ancora più effetto. Ancora una volta esecuzione brillante sotto ogni aspetto, passaggio dai medi agli acuti e agli altissimi con un falsetto curato che non perde un briciolo di potenza. Un cantante che sta al vertice delle voci rock della Slovenia e, senza giri di parole, lo dico, anche ben oltre i confini sloveni.

La band ha sciorinato il materiale dei suoi standard con sicurezza e grande autostima. L’unica vera battaglia che i ragazzi hanno combattuto stavolta è stata la mancanza di ossigeno. Soffitto basso, riflettori puntati da distanza ravvicinata su facce e corpi dei musicisti: condizioni da vera sauna infernale.

Ma le sensazioni positive non è riuscito a soffocarle nessuno. La presenza di membri di altre band, legate in un modo o nell’altro ai Requiem, e dei veri più grandi amici del gruppo in una cerchia intima, dove la portata del rock n’ roll ti entra sotto pelle e ti tocca in modo speciale, ha alimentato gli inni della band, dall’apertura Zvezdno nebo, passando tra l’altro per Amsterdam, Kaja, Mr. Twister, Ogenj, Kraljica noči, Križarji, ovviamente gli immancabili Stare device, e nel bis Heroji e un’Amsterdam ripetuta. Un’esperienza di condivisione davvero unica, che ti avvicina alla band come pochi altri locali. Era anche lo scopo principale del gruppo, che già in passato ha mostrato un rispetto straordinario per tutta la fedeltà dimostrata dai suoi fan.  Questo legame autentico tra pubblico e band, col proverbio “fedeli fino alla tomba”,  resta quindi una costante permanente.

Audio ottimo nel locale, volume giusto, batteria tarata alla giusta intensità, che in spazi così piccoli è in genere la cosa più difficile quando si calibrano le giuste caratteristiche sonore dei concerti.

I Requiem si sono quindi presentati come una grande band, a conferma che la formazione continua a cavalcare l’onda della freschezza, della grinta sul palco e dello slancio creativo. Con il nuovo album in arrivo e dopo questa esibizione, i Requiem rinnovati e rinforzati continuano ad ampliare in Slovenia la loro portata come una delle attrazioni rock dal vivo più convincenti.

foto: Aleš Podbrežnik

Scaletta

1. Intro 2. Zvezdno nebo 3. Amsterdam 4. Kaja 5. Slovenska 6. Mr. Twister 7. Pozabi na vse 8. Ogenj 9. Kraljica noči 10. Križarji 11. Čarovnice 12. Fallen Angel 13. Udari nazaj 14. R N R 15. 12. let 16. Pekel in raj 17. TV 18. Gospa 19. Stare device —bis— 20. Heroji 21. Amsterdam

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