Return of the Reaper
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Grave Digger
Etichetta: Napalm Records
Uscita: year
Durata: 43:32
Voto: 4.5/5
Se quattro anni fa il tentativo di rilanciare la saga dei clan e dell’eterna testardaggine scozzese non è andato in porto, ai veterani tedeschi del power metal Grave DIgger riesce invece il ritorno del Mietitore. Se leggere recensioni vi stanca, meglio dirlo subito: il nuovo album dei Grave Digger, »Return of the Reaper«, ovvero, detto alla buona, il secondo capitolo del loro leggendario classico »The Reaper« uscito nel 1993, è in tutto e per tutto estremamente credibile e proprio per questo il suo vero, legittimo erede.
Dopo il davvero »bucherellato« »The Clans Will Raise Again« (2010) i Grave Digger hanno serrato i ranghi, e a quel punto era chiaro che il nuovo chitarrista Axel Ritt aveva finalmente messo a frutto il suo talento nel mantenere i tratti tipici della musica dei Grave Digger, come ha confermato il precedente nuovo album in studio, più che solido, »Clash of the Gods« (2012). Quello che offre adesso »Return of the Ripper« è esattamente ciò che si pretende dai Grave Digger e che ci si aspettava nella seconda metà degli anni Novanta, quando con ogni nuovo disco rilanciavano il loro approccio teutonico al power metal, riconoscibilissimo, e ci deliziavano con album eccellenti, da »The Reaper« fino al 2001 circa, anno di uscita di »The Grave Digger«: possiamo parlare di un ammiccamento credibile al periodo d’oro creativo della band!
»Return of the Reaper« non si limita a riportare in vita in modo efficace il ricordo del classico di culto della band uscito nel 1993, ma offre uno sguardo sullo stato attuale della maturità del metal d’annata nel modo migliore possibile. Il nuovo album conferma una ventata di idee fresche in frasi di chitarra intessute in modo pittoresco, sotto le quali gira inarrestabile l’ingranaggio del beccare mortale dei doppi pedali del batterista Stefan Arnold, rapace e autentico come non lo si sentiva da tempo. I Grave Digger sparano da tutte le posizioni disponibili, come se il capo della band, l’ormai piacevolmente brizzolato ghiottone Chris Boltendahl, avesse di nuovo 19 anni e fosse pieno di voglia di dimostrare qualcosa. L’ingenuità dell’innocenza adolescenziale è però (per fortuna) lontana, lontanissima dietro di lui. Una delle voci »rauche« più riconoscibili dell’heavy metal classico, o dei rappresentanti del celebre tesoro teutonico del power metal tedesco, tiene le corde vocali ben oliate anche negli anni della maturità e ruggisce con una forza come se gli si fosse incastrata in gola una motosega circolare accesa!
»Return of the Reaper« è tagliente come il rasoio più affilato, il che è molto importante quando si tratta di pesare l’autenticità della resurrezione dei legami chimici dell’ingranaggio metal mortalmente dentato del classico »The Reaper«. Certo, con gli anni i Grave Digger hanno mantenuto tutto il loro senso per un mix di musicalità e per l’innesto di quella proverbiale pomposità power metal (che sul nuovo album trova la chiusura più bella nella mini suite ballad power metal finale Nothing to Believe), ma allo stesso tempo spaccano con una passione sfrenata che si era sentita davvero così tangibile per l’ultima volta su »The Grave Digger« (2001). »La pagliuzza più corta« l’ha pescata di nuovo Stefan Arnold, che anche sul nuovo album resta il più grande stakanovista della band! In pratica non scende mai dal doppio pedale per tutto il disco (provatelo, per esempio, nel brano Satan’s Host)! Gli album, insomma, vengono srotolati alla velocità (e con la performance) più alta. Speriamo che Bolthendahl sia clemente con Arnold in tour, perché il tipo non ha più 18 anni, e alla sua età un danno al menisco non ci mette niente a saltar fuori a forza di strafare con acrobazie ginniche. Arnold resta una belva scatenata dietro le pelli e, insieme al riconoscibile ruggito indemoniato di Boltendahl e ai fendenti teutonici delle frasi di chitarra di Axel Ritt, uno dei marchi di garanzia più celebri della ricetta Grave Digger. Sono rari i momenti del disco in cui un pezzo non richiede l’assalto al doppio pedale, come la marcia metal atmosferica e rovinosa a medio tempo di Dia De Los Muertos, dove però il nostro riempie con saggezza lo spazio disponibile aggiungendo un tocco di trucco sonoro retrò, cioè il »campanaccio«. Si sviluppa in modo simile anche l’ottima Tatooed Rider, che in apertura (di sfuggita) si schiude in modo simile all’intro del classico dei Judas Priest Turbo Lover. Nell’abbraccio della dolce rovina vi immergerete di sicuro senza pensieri con un’altra tenebrosissima Season of the Witch, dal mood sinistro all’estremo.
I Grave Digger sanno benissimo da un pezzo che per loro è meglio restaurare qualche vecchio riff di chitarra dal loro tesoro che provare qualunque cosa nuova, perché sarebbe un linciaggio artistico. Così, un bel mazzo di frasi di chitarra riutilizzate negli arrangiamenti funziona alla grande, sia nelle associazioni con i prodotti di culto della band sia con l’attualità della sua retorica sonora ed espressiva. La morte è sempre stata il tema preferito di Botlendahl e così dev’essere anche sul nuovo album. Occultismo, richiamo del mistero, oscurità, scenari post apocalittici, cospirazioni e la rovina definitiva dell’eroe centrale delle sue storie! Tutto questo trova posto nel suo »trattamento« da predicatore anche sul nuovo album.
»Return of the Reaper« è dunque un ottimo nuovo album in studio dei Grave Digger, che mantiene in tutto e per tutto un legame credibile e autentico con l’indimenticabile »The Reaper« (1993) e allo stesso tempo entusiasma per una straordinaria ventata di idee fresche e un’estrema carica che non lascia superstiti. È molto promettente per una band che nel suo curriculum ha in pratica già detto l’essenziale e non ha molto di nuovo da aggiungere. Per questo da un bel po’ le aspettative sulle nuove uscite non erano alte. Ma la sorpresa più dolce è proprio quella positiva. »Return of the Reaper« è un album fatto con un impegno fuori dal comune, che giustifica in tutto il suo titolo e che alla fine dimostra che Axel Ritt ha preso la coincidenza giusta con una band che ha così catturato il vento più favorevole nelle sue vele d’altri tempi, quelle della dichiarazione definitiva della bibbia del power metal tedesco. Nelle mani dei Grave Digger questa non suonava così pittoresca, autentica e compatta da molti anni come sul nuovo album in studio!
Formazione
Chris Boltendahl – voce, cori
Axel Ritt – chitarra, cori
H.P. Katzenburg – tastiere
Jens Becker – basso
Stefan Arnold – batteria
Produzione
Chris Boltendahl & Grave Digger
Tracklist
01. Return Of The Reaper
02. Hell Funeral
03. War God
04. Tattooed Rider
05. Resurrection Day
06. Season Of The Witch
07. Road Rage Killer
08. Dia De Los Muertos
09. Satan’s Host
10. Grave Desecrator
11. Death Smiles At All Of Us
12. Nothing To Believe