Revelation

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Artista: Journey
Etichetta: Frontiers Records
Uscita: 2008
Voto: 4/5

Journey. Una band su cui si spezzano un sacco di lance ogni volta che esce un disco, o quando in formazione entra un nuovo cantante. Il materiale creato negli anni Ottanta con Perry alla voce è troppo perfetto, influente, ispirante e, soprattutto per il profano che scopre la band da poco, può esaltare in qualsiasi momento, tanto che è impossibile girargli intorno. Sono AOR e più autentici dei Journey in questo genere non ce ne sono. Hanno piantato i paletti ovunque e servito una perfezione che nessuna band del genere ha più superato. Visto che il genere ha vissuto la sua stagione d’oro negli anni Ottanta, nessuna band può più superarli. Fanno semplicemente parte dei pionieri del rock.

Passiamo a “Revelations”. L’hanno tirato fuori bene. È retro e non è retro. I Journey camminano furbi sulla linea di mezzo tra il vecchio repertorio e le trovate nuove. I ragazzi sono volpi vecchie. Restano fedeli alla tradizione di straordinaria stratificazione che offre la loro discografia. Forse viene la sensazione che i Journey abbiano “riscritto” un po’ i pezzi nuovi partendo dai vecchi, rivestendoli con un nuovo abito di produzione. L’unica mossa sensata quando si compone alla Journey è mantenere la perfezione e non staccarsene. Assi del genere, che ti ritrovi già nella culla, non si sprecano. E i Journey lo sanno: a età matura non gli frullano in testa idee strane come a certi coetanei che fanno danni con esperimenti falliti, (di solito) frutto della crisi di mezza età. No, i Journey questa sindrome non la conoscono. E stavolta a rallegrarsene sono soprattutto gli ammiratori dell’era Perry della band. L’apertura del disco con Never Walk Away è un rocker tipicamente “alla Journey”, dall’animo positivo, che nel ritornello non nasconde la somiglianza di pettinatura con Be Good To Yourself (“Raised On Radio”, 1986). Anche più avanti i Journey non nascondono la loro rifinitezza rock, in particolare con le spiccate Change For The Better, poi Wildest Dreams, forse addirittura il rocker più “velenosamente” carico del disco, con il vero feeling di “Frontiers”, o con la tipica tragedia d’amore alla Journey Where Did I Loose Your Love. Interessante anche la versione risuonata del brano di “Generations” Faith In The Heartland, che i Journey hanno infilato ancora una volta nell’album “Revelation”. Perché abbiano deciso di aggiungerla alla scaletta del nuovo disco non mi è del tutto chiaro. Sul piano atmosferico comunque completa benissimo l’album ed è piazzata in modo davvero azzeccato nella sequenza dei pezzi. Anche qui Pineda brilla col suo approccio, ma se mettiamo a confronto la produzione delle due versioni, a vincere è decisamente la nuova, cioè quella di Shirley.

Con questa scaletta i Journey hanno pescato di nuovo da tutti i loro arsenali di ricca cultura musicale. I pezzi sono rifinitissimi, compatti, estremamente ascoltabili, sempre alla caccia delle combinazioni melodiche più ideali e, cosa fondamentale, ognuno è una storia riconoscibile e un insieme compiuto a sé. Ma non ti scappi di testa il fatto che, nel comporre, per i Journey vale la continuità “eighties”. Nessuno scarto, nemmeno di un millimetro. Le tastiere di Jonathan Cain sono stavolta uno dei mattoni fondamentali e un vero “Escape” nel creare la sensazione che sopra di noi vegli quella magia dei Journey anni Ottanta.

Il nuovo arrivato Arnel Pineda, che prima di unirsi alla band cantava in una delle tribute band dei Journey, è un colpo di fortuna alla lotteria, per tutti i brividi potenziali che provoca col suo canto e che riaccendono senza ritorno la magia della band con Perry alla voce. A livello di timbro è del tutto compatibile con l’approccio classico dei Journey e rincorre con successo le tessiture di Perry. Nelle parti più tranquille di passaggio e nelle ballate si sente ovviamente che non ha quella profondità sottile, quella morbidezza e quella sensualità che aveva l’inconfondibile voce di Steve Perry, anche se proprio Like A Sunshower, la prima delle tre ballate in tutto, un valzer avvolto in un leggero velo di sfumature blues, è un ottimo esempio di come Pineda, nel colore e nel modo di accentare e chiudere i versi, possa avvicinarsi del tutto a Steve Perry. Comunque la si giri, Pineda è un’ottima scelta per i Journey e i pezzi brillano, grazie al suo contributo, di un’intensità straordinaria, senza la quale anche stavolta i Journey non sarebbero stati i Journey. Il tipo sorprende anche perché non si limita a viaggiare sui binari del buon vecchio Perry. L’esempio di prima categoria, il più tipico, è il nono brano What It Takes To Win. In questo rocker cupo Pineda si presenta con un canto intonato più in basso, a cui aggiunge una maschera ruvida, che crea un’atmosfera del tutto unica non solo nel pezzo ma in tutto l’album. Il brano è cupo soprattutto per via di una traccia vocale di Pineda impostata così. Pineda è insomma, in generale, un ottimo “sostituto” di Perry, che però può avere anche un suo stile di canto riconoscibile.

L’energia che i Journey scatenano stavolta ritrae tutta la potenza del periodo d’oro di “Frontiers” o “Escape”, anche se Kevin Shirley ha dato a questo album un marchio di produzione moderno. Il disco respira intensamente, sembra suonato dal vivo, forse proprio per i contrasti timbrici fortemente accentuati tra i singoli membri della band, ma in generale a dare un motore straordinario alla dinamica è stata la sezione ritmica stessa, in particolare la batteria dai mille colori e l’ispirazione evidentemente eccezionale che ha preso Deen Castronovo nel periodo di registrazione di questo album. Schon è standard. Il che per lui significa sopra lo standard. Diverso non può essere, altrimenti anche stavolta non si potrebbe parlare di continuità dei Journey classici. Il tipo fa parte della schiera dei chitarristi rock di punta, quei pochi con il senso probabilmente più rifinito per la sofisticazione del suono di chitarra e per la collocazione razionale delle singole figure, degli abbellimenti e degli assoli che svolazzano liberi sopra il telaio dei motivi.

Alla fine “Revelation” è un album prudente. Non offre niente di sconvolgentemente nuovo per quanto riguarda l’evoluzione della band stessa. È un album che cerca il favore dei fan, dei Journey tradizionali dell’era Perry. E “Revelation” attinge con finezza a quella tradizione, ma allo stesso tempo è molto più vivo come produzione e, in più, un album dalla produzione incredibilmente nitida. Un album eccellente che si lascia “Generations” molto indietro per filo conduttore e messa a fuoco solida, e che avvicina di nuovo i Journey alla favolosità di “Arrival”. Il tempo dirà se riuscirà a superare anche “Arrival”. È un album che i fan della band devono avere in casa. Ed è anche un album con cui puoi iniziare a scoprire la band senza pensieri, se i Journey ancora non li conosci. Ho ancora un desiderio, ragazzi. Organizzate finalmente una vera tournée europea!

A questo proposito non mi è del tutto chiaro perché i ragazzi abbiano aggiunto all’uscita di “Revelation” anche un CD extra con versioni risuonate di vecchi classici, dato che Pineda conferma di aver riempito alla grande il vuoto lasciato da Perry nella band già con l’esecuzione del materiale nuovo, quindi non ha bisogno di ulteriori conferme. I ragazzi diranno che ovviamente dovevano fare pratica con i vecchi pezzi con Pineda alla voce, e che poi gli è sembrato che valesse la pena di bla, bla, bla… Alla fine questa mossa è benvenuta per chi ancora non conosce la band, così da fare conoscenza anche col materiale più vecchio, che però non è in alcun modo migliore degli originali con Perry alla voce.

Formazione

Arnel Pineda – voce
Neal Schon – chitarra
Jonathan Cain – tastiere
Ross Valory – basso
Deen Castronovo – batteria

Produzione

Kevin Shirley

Tracklist

CD 1.:
1. Never Walk Away
2. Like A Sunshower
3. Change For The Better
4. Wildest Dream
5. Faith In The Heartland
6. After All These Years
7. Where Did I Lose Your Love
8. What I Needed
9. What It Takes To Win
10. Turn Down The World Tonight
11. The Journey (Revelation)
12. Let It Take You Back (bonus track solo per il mercato europeo)

Durata dell’album: 56.27

CD 2.:
1. Only The Young
2. Don’t Stop Believin’
3. Wheel In The Sky
4. Faithfully
5. Any Way You Want It
6. Who’s Crying Now
7. Separate Ways (Worlds Apart)
8. Lights
9. Open Arms
10. Be Good To Yourself
11. Stone In Love

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