Revocation tornano a Lubiana con una furia da canicola d’agosto (2026)

foto: ALEŠ PODBREŽNIK 2026
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Revocation (opening act: Morost)
mercoledì 19 agosto 2026, dalle 20.30
Lubiana / Menza pri koritu (AKC Metelkova Mesto) / Slovenia


I Revocation sono dei death metaller tecnici di Boston, anche se non mi è mai stato chiaro cosa comprenda davvero l’etichetta ‘tecnico’. Death metal. Okay. Allora death metal, ma con una dose di complessità virtuosistica. E quello sarebbe tecnico. Quindi non più progressive, ma tecnico. Solo che ancora non so se si intenda una perfezione tecnica logistica o una esecuzione matematica. O tutte e due. Comunque, tecnico o no, i Revocation sono una band dannatamente brava: quest’anno festeggiano 20 anni di attività, hanno in tasca 10 album in studio e, se ci aggiungiamo che il leader David Davidson e soci hanno suonato per sei anni con il nome Cryptic Warning prima di cambiarlo in Revocation, il chilometraggio è decisamente più lungo.

I Revocation hanno suonato più volte in Slovenia, ma la mia modesta persona non aveva ancora avuto occasione di vederli dal vivo fino a quella sera. Una giornata d’agosto ideale, insomma. Concerto nell’ambito del tour da headliner, concerto in un piccolo club dove il quartetto ti suona letteralmente sotto il naso, a portata di mano! E sì. Quella è l’energia e la vibrazione incredibilmente genuina per cui si torna sempre volentieri ai concerti. Niente kitsch, niente fronzoli. Conta solo l’esecuzione, la performance.

Alle otto e mezza di sera sono saliti sul palco i metaller estremi di Lubiana Morost. Death metaller malinconici con un nome evocativo, che richiama la nascita delle nebbioline sopra il paesaggio paludoso del barje (a cui appartiene tra l’altro il toponimo ‘Iški morost’). Beh, così era ancora 50 anni fa, perché oggi lì crescono campi di mais, e i numerosi fossati di bonifica agraria e i corsi d’acqua regolati testimoniano che la palude è prosciugata, i corsi d’acqua asfittici, pieni di sedimenti tossici e tutte le rane cotte da un pezzo. Basta divagazioni filosofiche! Torniamo sul palco. I Morost sono un’entità con una visione musicale chiara e ben definita e un grande focus. Il loro lavoro abbraccia una vera estetica dell’oscurità death metal, che mette la band in una posizione particolare. Senza troppe chiacchiere, anzi praticamente nessuna, la band, con i membri rivolti di spalle al pubblico, ha suonato 40 compatti minuti di un’ottima miscela atmosferica, che ha colpito proprio per l’accumulo di tante parti, i cambi di stati d’animo e i salti tra linee estremamente musicali ma malinconiche e il classico riffing estremo del death metal, che strizza l’occhio anche a elementi black metal, mentre dall’altra parte sa ululare anche in modo doom, il tutto incoronato da un ottimo growl.

La band ha in tasca due album e l’EP “Devour Thin Light” (2024), rappresentato dalla title track ep, ambiziosissima, di quasi 23 minuti. Tuttavia i Morost hanno scelto un repertorio fatto di brani più brevi, con il baricentro sul materiale dell’attuale, cioè il secondo album “Forged Entropy”, uscito nel 2021, e hanno condito il concerto anche con un brano inedito di zecca, Helsian. Con la loro energia particolare i Morost hanno sicuramente ravvivato la serata e hanno convinto in concreto con la loro immagine compatta e un affiatamento di prim’ordine. Una band che ti conquista subito.

I Revocation, nella formazione David Davidson (voce, chitarra), Ashley Richard Pearson (batteria) e i nuovi arrivati Harry Lannon (chitarra) e Alex Webber (basso), sono saliti sul palco dopo una bella pausa. L’affluenza, considerando il periodo di ferie e vacanze, è stata molto, molto decente. Comunque ben oltre 100 persone. E davanti solo ‘secchioni’ che guardavano le dita di Davidson e compagnia. Chitarre a otto corde e un basso a cinque corde. Un piacere guardare la band che con una sacra semplicità e una leggerezza da piuma corre attraverso la struttura spesso davvero complessa dei brani, dove però si apre spesso spazio per il classico riff sparato, a ricordare che i Revocation assorbono nel loro sound anche elementi del thrash metal old school. La presenza scenica dello straordinario Davidson è così ampia che ogni tanto mette in ombra gli altri tre compari, anche se tutti e quattro correvano a marce altissime. Gli assoli di Davidson, i continui passaggi a un growl tonante, in cui segue senza problemi tutti i passaggi complessi e gli ornamenti, mozzano il fiato. Pearson è un batterista folle, e Webber e Lannon hanno di sicuro fatto la loro parte. Brutale in modo ‘doloroso’, ma estremamente ispirato e contagioso.

Quel giorno nel club è arrivato un bel gruppo di veri fan dei Revocation. Si sentiva in ogni angolo del locale. La gente ascoltava concentrata e seguiva il quartetto in ogni movimento, salutando con boati l’intro di ogni pezzo della scaletta. Nonostante tutta la perfezione che descrivo fin qui in questa recensione, il caldo eccezionale ha presentato il conto, tanto che Davidson si è lamentato più volte facendo capire che i ragazzi stavano soffrendo parecchio. La gente ha accolto con un boato, tra l’altro, anche l’annuncio del brano Bound By Desire. Ecco, e proprio in quel momento è successo esattamente quello che le band odiano di più. È saltata la valvola. È mancata la corrente. Per fortuna i Revocation erano ormai a un passo dalla fine, il che significa che il concerto in programma l’hanno in pratica portato a termine per intero, anche se è durato solo 50 minuti.

Il palco si è poi riacceso e sembrava che tutto fosse a posto e che la band potesse continuare, ma i Revocation hanno lanciato in fretta qualche plettro tra il pubblico e si sono congedati al buio, senza nessuna illuminazione di scena. Anche Davidson ha detto poi, un po’ mortificato, quando abbiamo chiacchierato un attimo con lui dopo il concerto, che alla band una cosa del genere non era mai capitata. Per questo la visita in Slovenia gli resterà di sicuro in un ricordo interessante.

Comunque sia, i Revocation hanno consegnato. Hanno consegnato quello per cui eravamo venuti. L’eccellenza di un manifesto virtuosistico accordato altissimo, come sui palchi lo portano solo i migliori musicisti. Sia per la raffinatezza virtuosistica, sia per la natura stessa della composizione e le ottime caratteristiche sonore, generate anche dalla costosa logistica della band, cioè proprio quella cosa fondamentale per creare un perfezionismo sonoro che deve fare compagnia a un’esecuzione pignola di una sostanza musicale impegnativa, dietro cui c’è il nome Revocation e per cui la band oggi è particolarmente stimata nel mondo del metal. Come detto. Breve, dolce, essenziale e con la speranza che la band torni presto in Slovenia!

Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Revocation – scaletta:
1. Nihilistic Violence
2. Scorched Earth Policy
3. Fracked
4. Confines of Infinity
5. Data Corpse
6. Of Unworldly Origin
7. Dismantle the Dictator
8. Summon the Spawn
9. Only the Spineless Survive
10. Bound by Desire


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