Robert Plant e una serata di canzoni popolari (2014)

0 8

Foto: Urban Bolta

Luogo: Piazzola Sul Brenta (Padova) / Villa Camerini / Italia
Data del concerto: 14.07.2014
Numero di spettatori: 6000

Uno dei padri fondatori del rock, la voce storica dei mitici Led Zeppelin, l’unico e inimitabile Robert Plant, nell’ambito del tour che anticipa il nuovo album ha fatto tappa anche a Piazzola Sul Brenta, in Italia.

L’ex voce dei mitici Led Zeppelin ha iniziato la carriera solista poco dopo lo scioglimento della band, causato dalla morte prematura del batterista John Bonham nel 1980. Il primo disco solista, »Pictures at Eleven« del 1982, non segna ancora quel cambio di stile che si può notare nei dischi più recenti, visto che è un mix di rock e della new wave allora in voga. Nonostante lo scioglimento del gruppo, Robert non ha mai tagliato i ponti con gli altri membri, anzi ha continuato a collaborare con loro. La collaborazione più intensa è stata quella con l’ex chitarrista Jimmy Page, con cui ha pubblicato anche tre lavori in studio. Nel 1984, insieme a Jeff Beck, ha registrato »The Honeydrippers: Volume One«. Tra il 1994 e il 1998 i due hanno poi lavorato al progetto comune Page&Plant, pubblicando un disco »dal vivo« intitolato »No Quarter: Jimmy Page and Robert Plant Unledded” e, nel 1998, quello in studio “Walking into Clarksdale«. »Fate of Nations«, uscito nel 1993, segna anche l’inizio ufficiale della sperimentazione con altri generi, perché oltre al rock vi si sente forte l’influenza della musica popolare. Dopo qualche anno di collaborazione con Jimmy Page, nel 2002 è uscito »Dreamland«, in cui Robert ha allargato ancora di più la gamma dei generi musicali. Il disco è infatti un’ottima fusione di blues, folk, rock psichedelico e hard rock. Nel 2005 l’ex aeronauta ha pubblicato »Mighty ReArranger”, ancora più sfaccettato a livello di stile, in cui, tra un mix di rock progressivo e hard rock e numerosi generi etnici, si è avventurato in un mondo fatto di misticismo, destino, filosofia e religione. Nel 2010 è uscito l’album “Band of Joy”, con cui Robert ha anche riportato in vita la sua omonima band di un tempo e si è lanciato in un tour più breve. Nel 2012, insieme alla maggior parte dei membri della sua ex band di accompagnamento Strange Sensation, si è buttato in un nuovo progetto chiamato Sensational Space Shifters, che l’8 settembre di quest’anno pubblicherà anche il suo primo album, »Lullaby and… The Ceaseless Roar«.

Come ho già accennato, Robert Plant ha fatto tappa anche in Italia, il 14 luglio. Dopo una breve attesa, alle 20.30 si sono finalmente aperti i cancelli dell’area concerti, che si è riempita in un attimo di gente di tutte le generazioni. Vecchi e giovani hanno presto occupato l’intera area del festival, aspettando con trepidazione la star della serata, l’indistruttibile britannico Robert Plant. L’atmosfera fantastica creata dagli ampi spazi dell’anfiteatro Camerini è stata insaporita ancora di più dai rocker del sud degli Stati Uniti North Mississippi Allstars, in apertura. Il trio, rodatissimo e in attività da un paio di decenni buoni, è composto dai figli di Jim Dickinson (il produttore che in passato ha lavorato con tantissimi nomi noti, come Rolling Stones e Bob Dylan), Cody e Luther, più il bassista Chris Chew. La band non è famosa solo per il padre illustre e per le molte collaborazioni di Luther con i Black Crows, ma anche per la sua bravura musicale. Tutti e tre i membri suonano più di uno strumento e durante i concerti si scambiano attivamente i ruoli: chi canta in un pezzo, poco dopo è dietro la batteria nel successivo.

Dopo una buona ora di vagabondaggio nel mondo del blues, sul palco è salito anche Robert Plant. A sessantacinque anni il vitale inglese è ancora in forma smagliante e non ha nessun problema a fare concorrenza a tanti idoli attuali che oggi tappezzano le pareti delle camerette di un sacco di adolescenti. Un’esibizione di un’ora e venti, con un’introduzione misteriosa, ha messo subito in chiaro che il viaggio verso l’ignoto sarebbe stato interessantissimo. L’inizio sognante, con ritmi che ci hanno portato nel mondo dei principi arabi e dei piaceri bollenti nelle stanze del sultano, è stato ulteriormente insaporito dalla mitica No Quarter, nata sotto l’ala dei Led Zeppelin. La vena sperimentale di Robert Plant e la bravura del virtuoso della chitarra Liam Tyson hanno presentato sotto una luce completamente diversa questa misteriosa fusione di rock progressivo e psichedelico. L’atmosfera sognante e misteriosa che si può sentire su House of Holy è stata stavolta intrecciata con tanti suoni che si ritrovano nei dischi più recenti di Robert. È seguita la novità Turn It Up che, insieme ad altri nuovi pezzi (Little Maggie e Rainbow), ha dimostrato che l’indistruttibile inglese non pensa ancora alla pensione. Durante il concerto abbiamo sentito anche una cover di Spoonful, che nel suo vestito psichedelico ci è apparsa in dimensioni totalmente diverse. Per il resto della serata Robert Plant ci ha servito ancora qualche brano dal ricco repertorio dei Led Zeppelin, anche stavolta tinto di folk. Il fascinoso inglese ha proseguito il concerto con Black Dog, Babe I’m Gonna Leave You e Going to California, per poi chiudere con l’indimenticabile Whole Lotta Love. Qualche minuto di richiami alla band ha presto dato i suoi frutti: i ragazzi sono tornati sul palco e hanno suonato ancora due pezzi. L’ultima parte del concerto è cominciata con Nobody’s Fault but Mine che, con il giusto mix del vertiginoso medley di Communication Breakdown e Rock and Roll, ha fatto in modo che l’eredità dei Led Zeppelin restasse (ancora una volta) immacolata.

Con questa esibizione Robert Plant ha dimostrato che l’età non c’entra nulla col timbro e col carisma. Il britannico, oggi sessantacinquenne, riesce ancora a correre su e giù per il palco e a ballicchiare con il microfono in mano. Purtroppo l’estensione vocale non resiste al tempo, e il ritmo dei pezzi era decisamente più lento rispetto a quello che lo ha reso famoso. Ma non fa niente. L’esecuzione un po’ più lenta, grazie a ottimi momenti acustici, ha creato un fascino tutto suo che resterà a lungo nel ricordo di tutti i presenti. Con questo concerto Robert Plant ha dimostrato di essere ancora il primo tra pari, perché ha superato di gran lunga le aspettative. Se sei andato al suo concerto aspettandoti salti selvaggi e suoni urlati, hai preso una bella cantonata: negli anni il signore è maturato e ne ha viste parecchie. I suoi versi sono come il vino – col tempo diventano migliori e più maturi, e scelgono il pubblico con ancora più cura. 

Scaletta

  1. No Quarter  (Led Zeppelin)
  2. Turn It Up 
  3. Spoonful  (Howlin’ Wolf)
  4. Black Dog (Led Zeppelin)
  5. Rainbow 
  6. Going to California (Led Zeppelin)
  7. The Enchanter 
  8. Babe, I’m Gonna Leave You (Joan Baez)
  9. Little Maggie 
  10. Fixin’ to Die  (Bukka White)
  11. Whole Lotta Love (Led Zeppelin)
  12. Nobody’s Fault but Mine (Blind Willie Johnson)
  13. Communication Breakdown/Rock and Roll  (Led Zeppelin)

Galleria fotografica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie