Rock In a Hard Place

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Artista: Aerosmith
Etichetta: Columbia Records
Uscita: 1982
Durata: 40.16
Voto: 2/5

“Rock In a Hard Place” è l’unico album degli Aerosmith in cui cercherai invano il groove succoso e la perversione contagiosa dell’intesa chitarristica Joe Perry / Brad Whitford. Il disco fotografa alla perfezione il periodo più buio dell’epopea della band, una fase intrisa di insensati regolamenti di conti personali e di un annegare nei guai con le droghe pesanti. Droghe che, dopo l’addio di Perry, hanno messo continuamente alla prova la pazienza di Brad Whitford, il quale ha abbandonato la nave che affondava in pieno corso di lavorazione dell’album. Si potrebbe dire: giusto in tempo.

Qui, ovviamente, salta subito fuori la domanda: come e soprattutto con chi Steven Tyler tapperà il buco lasciato dalla partenza del duo di chitarristi? Una risposta parziale era in realtà già arrivata durante la lavorazione del disco precedente, “Night In The Ruts” (la recensione di RockLine la trovi qui). Fu allora che Jimmy Crespo, giovane chitarrista con una valanga di talento ma purtroppo molto meno senso di come usarlo, entrò per la prima volta nei panni di Perry. E se con “Night In The Ruts” Crespo si era ritrovato in mano un prodotto d’autore praticamente già scolpito, da lì in avanti ci si aspettava da lui un contributo molto maggiore in termini di idee e composizioni. “Rock In a Hard Place” è stato in molti sensi il battesimo del fuoco del tizio, un grande esame di carattere e credibilità che ha portato a galla tutti i difetti e le lacune del chitarrista. Tyler e Crespo hanno ovviamente fatto l’unica mossa possibile: unire le forze in un tandem che però non è stato in grado di ricreare la chimica e la magia dei tempi dei più grandi trionfi degli Aerosmith, cioè della seconda metà degli anni ’70. Il duo sa ispirare davvero solo a tratti, e quei momenti, in queste condizioni letteralmente preziosi, arrivano a grande distanza l’uno dall’altro e, anche quando arrivano, senza un impatto riconoscibile. Senza dubbio, dal punto di vista creativo, l’assenza di Whitford (al suo posto è subentrato l’appena percettibile Rick Dufay) ha inferto un colpo incomparabilmente più lieve di quella di Perry!

Uno si aspetterebbe che, con un bagaglio del genere, per questa nuova incarnazione degli Aerosmith non ci sia scampo. Eppure la truppa di Tyler, qua e là, riesce a spremere qualche manovra blues rock bella condita. “Lightning Strikes”, l’iniziale “Jailbait” e la title track hanno un sostegno di riff soddisfacente anche per gli spietati standard della cucina tradizionale degli Aerosmith, e zoppicano solo nella fase di “esecuzione”, soprattutto per colpa degli assoli di chitarra fugaci e di norma timidi di Jimmy Crespo. Una storia simile vale per un altro potenziale favorito del disco, la energica “Bitch’s Brew”, che nonostante un riff impostato alla grande purtroppo non riesce a sviluppare la forza d’urto che ti aspetteresti. Da qui in poi l’album si butta a testa alta nella caduta libera. Il valore della cocaina come efficace anestetico del buon senso si può ammirare nei bizzarri esperimenti lirici di Tyler su “Prelude to Joanie”, che poi si scioglie nell’evitabilissimo rock & roller “Joanie’s Butterfly” (!). Ti trascinerai con lo sguardo cupo attraverso “Cry Me a River”, cover di un popolare standard americano uscito dalla penna di Arthur Hamilton, che stavolta, ricoperta da spesse coltri di chitarre flaccide e da una voce fastidiosamente brontolona, rispetta tutti i criteri di un’opera musicale a metà e quindi di cattivo gusto. Le direttive del momento, sulla strada verso la rovina, vengono seguite senza pensarci due volte da “Jig Is Up” e “Push Comes To Shove” (titoli, guarda caso, quanto mai eloquenti), che chiudono l’album in fitti strati di un’atmosfera da sbandati disperata, anche se va detto genuina.

“Rock In a Hard Place” è un inquietante indicatore di quanto in profondità l’abuso di droghe, negli anni, abbia scavato in quello che era un collettivo rilassato e solido, intaccandone in modo quasi fatale la reputazione e la credibilità agli occhi della critica. Il valzer dei musicisti è solo la punta di tutti i guai accumulatisi negli anni sulle spalle di Steven Tyler, ormai completamente solo nella battaglia per i cuori e le anime dei vecchi fan degli Aerosmith. Un ricordo amaro, ma sotto ogni aspetto inestimabile per il tesoro delle esperienze di vita.

Formazione

Steven Tyler: voce
Jimmy Crespo: chitarra
Rick Dufay: chitarra
Tom Hamilton: basso
Joey Kramer: batteria

Produzione

Jack Douglas

Tracklist

1. Jailbait
2. Lightning Strikes
3. Bitch’s Brew
4. Bolivian Ragamuffin
5. Cry Me A River
6. Prelude To Joanie
7. Joanie’s Butterfly
8. Rock In A Hard Place
9. Jig Is Up
10. Push Come To Shove

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