Rock ‘n’ roll da monelli a Trieste (2013)
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Trieste / Teatro Miela (Casa dei lavoratori portuali) / Italia
Data del concerto: 05.11.2013
Numero di spettatori: 350
The Quireboys (il nome è stato via via evoluto rispetto all’originale The Choirboys) – il famigerato sestetto londinese dai contorni rock ‘n’ roll tosti, che nel 1990 ha fatto tremare per bene il suolo delle isole britanniche col successo del debutto »A Bit Of What You Fancy«, oggi passa per uno dei segreti hard rock meglio custoditi del pianeta. Questo combo vecchia scuola dal vivo è di un’efficacia incredibile, perché i suoi concerti sono sempre conditi a dovere con una spessa mano di densità sonora organica, creata da riff di chitarra rumorosi e sporchi che pescano a piene mani da blues e boogie rock ‘n’ roll. A sostenerli ci sono il calore dei suoni di tastiera «alla Hammond» e i piani «honky tonk» pungenti, quasi sempre onnipresenti. Le figure ritmiche civettuole approfondiscono il sex appeal musicale-estetico della musica dei Qureboys, ma il vero portatore di tutto questo carisma unico del sestetto resta comunque il marchio vocale di Jonathan Gray, che conosciamo con il semplice soprannome »Spike«. Spike è il primo e fondamentale marchio di fabbrica del nome The Qureboys. Senza di lui i The Quireboys oggi non sarebbero più sulla mappa delle formazioni rock attive, di sicuro. Così come dalle parti della Slovenia non ci sarebbero concerti hard rock se nella zona triestina della nostra vicina occidentale non vivesse l’ormai celebre Max, vera icona rock che da molti anni, con un entusiasmo senza confini, fa in modo che la fiamma del rock bruci con intensità immutata anche nel nostro zamejstvo, il che per noi è ovviamente una dolce scusa per andare spesso a Trieste.
Così è cominciata anche la serata. Nello spirito di Trieste. Bonafide – la band spalla che avrebbe dovuto accompagnare i The Quireboys per tutto il tour – ha dato forfait. Così a scaldare la Casa dei lavoratori portuali (Teatro Miela), fin lì invidiabilmente piena, ci hanno pensato i padroni di casa, i triestini Gonzales. Se dovessimo cercargli un termine di paragone in Slovenia, gli unici abbastanza vicini sarebbero i Deck Janiels, ma il paragone non regge, perché rispetto ai nostri monelli rock ‘n’ roll sloveni i Gonzales hanno alle spalle molta più pratica ed esperienza, sia sui palchi che in studio. Il quintetto ha conquistato subito. Soprattutto per come sfrutta magistralmente il palco, vista la versione rumorosa e scalpitante di rock ‘n’ roll su cui costruisce la propria identità d’autore. Il tutto va a braccetto con la scelta, obbligata e nel caso dei Gonzales parecchio azzeccata, dei costumi di scena, che unisce con astuzia monelleria e dandismo. Ottimo affiatamento, ottima comunicazione sul palco tra i membri della band. Un suono incazzato che nel mix un po’ »sfondava« – davanti le chitarre ogni tanto »sbavavano« un filo, ma questo non ha rovinato il quadro complessivo dell’esibizione dei Gonzales. Anche l’inglese è sembrato molto sicuro, e il cantante si è pure divertito con movimenti da ginnasta usando il tamburello, simbolo ereditato dai The Cult. Immaginatevi insomma una miscela incandescente di rock ‘n’ roll, con spruzzate elettriche di punk da una parte e di blues dall’altra. Le due chitarre del gruppo sono spesso volutamente lanciate in terze armonizzate, e l’ispirazione, ovviamente, la conosciamo bene. Thin Lizzy.
Alle dieci e mezza in punto sono saliti sul palco i The Quireboys. L’inizio è andato in scena all’insegna di uno sviluppo fantastico degli eventi. Già la sorpresa d’apertura con la canzone Black Mariah da »Well Oiled« (2004), poi l’assalto con la nuova Too Much Of A Good Thing, che ha annunciato subito che il nuovo album »Beautiful Curse« mantiene in tutto il carattere musicale riconoscibile della band, e infine il tuffo nel debutto in studio con Misled, hanno fatto capire in un attimo che in sala c’era un bel gruppo di fedelissimi dei The Quireboys, che non avevano dimenticato i pezzi e che non hanno certo lesinato il supporto a Spike mentre si faceva largo tra i versi.
Spike si è preso un po’ più di tempo per presentare la nuova Homewreckers And Heartbreakers. Ed è diventato subito chiaro che quella sera le sue scarpe erano belle piombate per via di una dose niente male di derivati alcolici. Spike ha praticamente fatto metà del concerto dei The Qureiboys. Davanti alle figure statiche degli altri cinque, ha spaccato con un’ondeggiante grazia, sguardi civettuoli e il teatrale giro dell’asta del microfono, ormai una costante dei suoi show carichi di energia. Anche se Spike, che durante i concerti ha sempre in mano un bicchiere di vino rosso, ha tenuto d’occhio per tutto il tempo quel bicchiere perché non si rompesse, la sfiga è arrivata proprio nella parte finale del concerto, quando il povero bicchiere di «rossa prelibatezza», dopo un atterraggio deciso, è andato in mille pezzi. Spike presidente, quindi! Le esigenze del suo show occupano metà palco, e gli altri cinque membri si «pigiano» nell’altra metà. Quindi a testa tocca un decimo di palco! Incredibile, poi, come l’alcol non sembri sfiorare Spike. Il tipo probabilmente non sale sul palco senza la giusta dose giornaliera sotto il cappello. Eppure in ogni momento sa cosa succede sul palco intorno a lui. Cosa fanno i compari e dov’è il tecnico di palco principale della band, a cui Spike passa il bicchiere quando non gli serve. Spike resta insomma una statua da palcoscenico di un’esilarante senza confini, diciamo pure il pilastro centrale della storia dei The Quireboys, che nei discorsi al pubblico simpaticamente inciampa con la lingua, tra una battuta a casaccio e l’altra, ma poi conquista con un’energia straordinaria, un’agilità ondeggiante e la fantastica varietà di colori di una voce che ruggisce di passione.
I The Qureboys hanno offerto un suono eccellente. Una compattezza eccezionale, un’autenticità eccezionale, una chimica eccezionale che li lega in un senso di indistruttibilità scenica, in un’attrazione rock ‘n’ roll incazzata e irripetibile. Invasiva. Contagiosa. Ti comprano in un attimo con la loro convinzione. E i pezzi del nuovo album »Beautiful Curse« si legano alla perfezione ai brani storici della band. Lo ha confermato anche il bis con la nuova ballata Mother Mary , dove Spike si è ripreso tutta l’attenzione, dosando la voce proprio per questo pezzo con la massima dose di «gola rauca». È uscita fuori una simpatica miscela di Angry Anderson (Rose Tattoo), Nicky Moore (Samson) e per un attimo perfino Dan McCafferty (Nazareth). Non è mancata Hey You, e alla fine della parte regolare è esplosa l’attesissima 7 O’Clock, grande pezzo dell’opera dei The Quireboys. L’intensità delle scintille che crepitano non è calata nemmeno per un istante durante il concerto.
Una bomba piena di spavalderia rock ‘n’ roll in un’ora e mezza di magia assoluta, come solo una band di grande carisma sa creare. Anche la sala si è riempita per bene prima dello show e verso la fine il pubblico, in estasi, ha portato la band in trionfo. I The Quireboys, anzi Spike in persona, hanno ordinato al pubblico di raggiungerli «fuori» dopo il concerto per un bicchierino o due. Spike aveva già insinuato più volte, durante il concerto, che a pagare da bere dopo lo show sarebbe stato il tastierista Keith Weir.
Insomma, l’esibizione dei The Quireboys è una giostra adrenalinica unica, di vera amarezza rock’n’ roll, imbottita di fantasia di prima qualità tra boogie e erotismo blues, dosata con un «macho» tutto d’un pezzo. Quando si tratta del mestiere di eseguire il materiale dal vivo con musicisti eccellenti, un altro copione semplicemente non è possibile. Consegna a domicilio di brillantezza live. Nuove favole da concerto. A Trieste, naturalmente.
Scaletta
THE QUIREBOYS:
1. Black Mariah
2. Too Much of a Good Thing
3. Misled
4. There She Goes Again
5. Homewreckers and Heartbreakers
6. This Is Rock ‘N’ Roll
7. Mona Lisa Smiled
8. Diamonds and Dirty Stones
9. 27 Years
10. I Don’t Love You Anymore
11. Tramps and Thieves
12. Hey You
13. Beautiful Curse
14. I Love This Dirty Town
15. Chain Smokin’
16. 7 O’Clock
—bis—
17. For Crying Out Loud
18. Mother Mary
19. Sweet Mary An
GONZALES:
1. Checkmate
2. Like Your Love Climbs
3. Weird Addiction
4. Liars
5. Xtatic Failure
6. Don’t Believe A Word (orig. Thin Lizzy)
7. Spellbound
8. Kind Of Future
9. Wrathchild (orig. Iron Maiden)
10. No Lose
11. Growing Pains
12. Fallen
13. Waves Of Lust
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