Rotten GirlZ: Punk You
Etichetta: Samo Records
Data di uscita: marzo 2019
Produzione: Samo Šalamon
Genere: freejazz / avantgarde
Voto: 9.0 / 10
Rotten GirlZ è una nuova avventura interessante e fuori dagli schemi, venuta al mondo dalla mente inesauribile del wunderkind musicale sloveno Samo Šalamon. Un legame speciale tra il free jazz e, come dice il titolo dell’album, gli eccessi schizofrenici di una semplicità bizzarra e diretta, quella che nella seconda metà degli anni Settanta «demoliva l’ordinario» e che il capitale ha venduto alle masse, con una furbizia da volpi, come «punk». Sul piano artistico la storia dei Rotten GirlZ sta ovviamente da qualche parte nel mezzo, il che significa che abbiamo di fronte, ancora una volta, un traguardo musicale unico nel suo genere. Registrato come in un concerto dal vivo del quartetto: «in one take»!
Se diamo una rapida occhiata ai quattro musicisti coinvolti, non è difficile concludere che i quattro protagonisti di questo lavoro si conoscono bene. E questo nonostante abbiano firmato insieme appena l’esordio «Punk You». Samo Šalamon e Achille Succi sono vecchie conoscenze di imprese freejazz in comune, il batterista Bojan Krhlanko e Šalamon suonano insieme nei Brest, la cantante Eva Poženel e Bojan Krhlanko collaborano nei Kukushai, band dell’eccezionale tastierista Rok Zalokar.
Stavolta Samo Šalamon si tiene diligentemente al basso elettrico (in certi pezzi lo contrasta anche con loop programmati aggiuntivi), mentre Achille (come da copione) soffia nel sax contralto e nel clarinetto basso. La band esplode in apertura nel solco del free jazz, ma dopo qualche secondo di caos (provocato di proposito), che getta subito l’ascoltatore in stato di shock (una specie di sveglia ipnotica d’apertura), si calibra in fretta e si compatta in una forma. È il brano Ego Trip, che nel prosieguo alterna con grande efficacia questi due approcci e fa capire subito, in modo molto chiaro, cosa aspettarsi dalla sostanza dell’intero disco.
La voce di Eva Poženel, nell’album e nei brani, funziona da strumento in più. Nell’alternanza con le parti suonate in modo diretto, dove Bojan mantiene strutture ritmiche «dritte», come le conoscono il rock (e ovviamente il punk), tiene botta Achille, che porta anche un bel po’ di soluzioni pescate dal tesoro degli «Ornettismi»: perlopiù una forma chiara, che però viene virtuosamente fatta a pezzi dall’eccesso vocale occasionale di Eva, preso con un’impronta decisa, cioè con uno slancio potentemente veemente e del tutto indomito. In ogni caso Eva sviluppa anche la melodia e frasi bizzarre che nascono spontanee, e la band a tratti risulta persino lucida, beffarda e sfottente. Eva dà il sottofondo d’avanguardia e, nella sua bizzarria, guida i pezzi verso esplosioni frenetiche, di quelle in cui ti chiedi più volte se sia davvero possibile tirare fuori una cosa simile da un corpo umano. In tutto Eva reagisce in modo spontaneo e in tutto imprevedibile. Tale è anche la natura dei brani, pur parlando di continuo di uno strano incontro tra strutture saldamente formattate e free jazz.
Samo Šalamon si aggrappa spesso anche ai colpi a due corde, con cui dal basso tira fuori ancora più “spessore” e volume sonoro, e per i Rotten Gorlz un ulteriore contrasto di carattere. Esattamente quello che faceva da sempre Lemmy nei Motörhead. Tiro in ballo apposta il cancelliere di ferro, perché i Rotten GirlZ, avvicinando le strutture alla postura diretta e nuda del rock (punk) da casino senza regole, lungo tutto il disco sorprendono l’ascoltatore in modo piacevole. Un fattore importantissimo in tutto questo è Achille Succi, che mantiene quell’equilibrio tra la sostanza ben strutturata e gli inserti improvvisativi, quando ogni tanto si spinge più a fondo nei territori del free jazz. In questo ambiente jazzistico e libertario, gli sfoghi vocali della Poženel non potrebbero funzionare meglio di così. Come dicevamo, qui gli istinti sono in agguato nel profondo. Intuizione e, ovviamente, percezione sensoriale tra i musicisti stanno in primo piano. Con un «livellamento» conciso, necessario ovviamente perché le fughe avant non siano troppe e non si finisca nel caos («regno delle polifonie»), anzi, al contrario. Perché questo album ti dà sempre la piacevole sensazione che il caos sia vicino, ma non succederà.
Con «Punk You» i Rotten GrilZ portano quindi un approccio unico alla fusione di jazz e rock, e per giunta senza chitarra! Il casino degli altri strumenti (anche la voce qui ha una funzione «strumentale») è più che sufficiente! Certo, il piatto della bilancia pende sempre dalla parte della libertà jazzistica, ma l’album (soprattutto grazie all’innesto di Eva Poženel) parla anche con i toni di certe inflessioni d’avanguardia, sempre teatrale, a tratti persino bizzarro, ma sempre imprevedibile e, quel che più conta. Del tutto fuori dal comune ed eclettico: speciale e unico. Per Samo Šalamon è l’ennesima missione di grande successo, fatta di «Samo-provocazioni» musicali sperimentali, alimentata dalla mente sempre frizzante di questo artista.
autore: Aleš Podbrežnik
Tracklist:
1. Ego Trip
2. My Furry Little Friend
3. Mr. Stewie
4. Gotta Love
5. Home
8. Punk’d
9. Mind Fuck
10. Motions of Tenderness
11. Soft Paw
12. Black Saturday
Formazione:
Eva Poženel – voce (1-4, 7)
Achille Succi – sax contralto, clarinetto basso
Samo Salamon – basso elettrico, loop sonori
Bojan Krhlanko – batteria
