Rush In RIo

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Artista: Rush
Etichetta: Atlantic Records
Uscita: 2003
Voto: 4.5/5

E ora ti starai chiedendo: “Ma porca miseria, perché un nuovo album “live”, visto che non è passato molto da quando hanno pubblicato il triplo live CD?” In realtà i Rush avevano parecchi buoni argomenti per questa mossa, perché, detta in soldoni, la somiglianza tra “Different Stages” (1998) e “Rush In Rio” sta solo nel fatto che sono entrambi tripli. “Different Stages” ha una produzione che ha sfornato un suono estremamente preciso ed è in pratica la perfezione levigata del suono da concerto “indoor”. “Rush In Rio”, invece, suona parecchio diverso. Né peggio né meglio, solo diverso. Il suono è più dispersivo e, allo stesso tempo, molto più voluminoso, pieno e ancora più magnificamente epico. Con l’attivazione di un quarto membro nella band, e mi riferisco al popolo brasiliano catartico, non serve molta fantasia per capire che quel giorno di novembre dell’anno scorso il gruppo ha cavalcato la cresta di onde gigantesche di un’atmosfera elettrizzata al massimo, creata dall’estasi di un coro di 40.000 gole. Su “Rush In Rio”, che porta con sé 29 brani in tutto e per giunta altri due bonus, le registrazioni non sono state tagliuzzate: il concerto è stato messo su supporto sonoro bello in un unico pezzo. Così possiamo goderci per tutto il tempo Geddy che si rivolge al pubblico, cosa di cui “Different Stages” non poteva proprio vantarsi. L’energia della folla ha fatto salire a mille i musicisti, che sul palco sono stati davvero da sogno. Stavolta la produzione ha catturato l’indimenticabile magia che, rispetto alle registrazioni di “Diffrent Stages”, si riconosce a un miglio di distanza. Questo è un vero album dal vivo e Rio è senza dubbio la città natale del rumore. Le onde di delirio di massa si diffondono senza sosta e raggiungono i loro picchi in modo spontaneo. La prima volta che il pubblico porta davvero la band sulle ali è al primo tocco di Geddy sulle tastiere dell’opener Tom Sawyer. Il pubblico è impegnato vocalmente per tutto il tempo e respira in perfetta sintonia con la band. È incredibile come seguano l’intricato strumentale YYZ, o come seguano il pezzo solista di Neil chiamato O Baterista, che poggia sulle stesse fondamenta di The Rhythm Method da “Different Stages”. Con i suoni di marimba aggiunti e gli effetti sonori sullo sfondo, che dal vivo evocano davvero il drago della copertina, hai la sensazione che si unisca alla band sul palco per qualche giro di caipirinhas (la bevanda nazionale brasiliana, con una percentuale alcolica un po’ più alta). Il pezzo di batteria di Neil è più di un semplice assolo: è in realtà una suite per batteria, composta da tanti motivi sensati e variopinti che si fondono fantasticamente in un tutto, ed è un vero brevetto unico di Neil, che senza dubbio colloca l’artista tra i più grandi del mestiere.

Se porto avanti il confronto tra il nuovo e il vecchio live, il canto di Geddy suona molto più emotivo, la batteria porta un beat “splashy” ancora più d’acciaio, il suono sempre crudo del basso è ancora più audace e aggressivo e le sue linee negli accordi, in equilibrio con la chitarra di Alex, portano nel suono dal vivo ancora più contrasto. La chitarra indomita e sempre scatenata, principale portatrice della melodia, è ancora più incazzata e tagliente, e il soliloquio di Alex suona ancora più d’acciaio, con uno degli assoli più folli in Free Will. Sulle mani di un pubblico così, la band ha sviluppato una magia scenica straordinaria e ha servito una vera fantasia d’atmosfera che scuote e scuote tutto quanto. Ora posso concludere con l’impressione che “Rush In Rio”, rispetto al suo predecessore dal vivo, sia in tutto e per tutto “tagliato” su un livello più alto. Per esempio, Free Will è suonata ancora più veloce, Roll The Bones è cantata con molto più trasporto e l’aggiunta delle tastiere porta nel suo suono ancora più grandiosità ed epicità.

Se ora mettiamo insieme tutti questi fatti e ci aggiungiamo la chimica coerente che tra il trio sul palco funziona indistruttibile e perfetta come un “perpetuum mobile”, posso proclamare “Rush In Rio” nuovo monumento della musica rock. Il materiale di “Vapor Trails” (2002), su cui la band ha offerto forse il suono di chitarra più duro della sua storia, con i pezzi Earthshine, Ghost Rider, Secret Touch e la canzone d’apertura del secondo disco One Little Victory, con un tocco leggermente nervoso, insieme al lascito più vecchio di Limelight, The Big Money, Dreamline e al medley finale By-Tor And The Snow Dog/Cygnus X-1/Working Man, offre i momenti più d’impatto, più duri e incandescenti del disco, mentre i poemi The Pass (una rarità dal vivo!), Red Sector A, Bravado, gli inni Distant Early Warning, Natural Science e la famigerata 2112 e “qualcosa di legnoso” chiamato The Trees sono i picchi epico-romantici. Il canto emotivo di Geddy spicca in particolare in New World Man (un’altra rarità dal vivo!), Bravado, Resist e, ovviamente, Closer To The Heart. L’atmosfera ondeggia allo stesso modo per tutto il disco. Se prendo sotto la lente il secondo disco, si apre in modo aggressivo con il materiale più recente e la band rimbomba così più o meno fino a metà, quando con Red Sector A il clima acquista nuove dimensioni e alla fine con 2112 raggiunge il suo apice epico.Il triplo disco contiene due bonus track, Between Sun & Moon e Vital Signs, suonate due mesi prima nel tour nordamericano e che nel DVD non ci sono (“eh, eh, eh,…” e ancora un “eh”, a chi servono i DVD, la musica è fatta prima di tutto per essere ascoltata)!

I ragazzi hanno pensato anche a una dose abbondante di divertimento e hanno condito La Villa Strangiato (sorpresa!) con un inserto in cui Alex presenta Geddy come “…a guy from Ipanema…”, e Geddy col basso passa subito al motivo principale di quel pra-evergreen di nonni e nonne chiamato A Girl From Ipanema, mentre Neil “sulle pelli” viene chiamato Mr. Milton Banana.

La produzione è fenomenale, anzi perfetta. Ha catturato il vero “feel” di un concerto all’aperto. Per questo, ascoltando, non ti sarà difficile unirti alla baldoria generale di band e pubblico. Semplicemente, non esiste stadio europeo, giapponese o nordamericano che possa vantare un pubblico come quello che ha il Sudamerica. Questo non è un pubblico qualunque. Uno che canta in coro con te i versi di tutte le canzoni e saluta ogni gesto, ogni movimento, ogni inspirazione ed espirazione della band sul palco con tanto slancio ed entusiasmo. Semplicemente non trovo le parole per descrivere questa fantasia. Devi convincertene con i tuoi organi uditivi. È stata per la band una serata indimenticabile, una serata che è impossibile immaginare altrove su questo pianeta.

Allora, come chiudere? Questo documento dal vivo emana una calma da gentiluomini che arriva con gli anni, un intelletto superiore, una maturità rispetto alla furia istintiva del primo decennio di vita della band. Ma questo non significa che i Rush non “spingano” ancora con forza intatta. Hanno le palle! Questi vecchi gatti dopo trent’anni stanno ancora saldamente in piedi, pieni di slancio lavorativo, entusiasmo ed energia indomita, che sul palco irradiano in tutto il loro splendore. “Rush In Rio” è un documento dal vivo che può stare a testa alta accanto a “Made In Japan” (Deep Purple), “Live ’73” (Uriah Heep) o “The Song Remains The Same” (Led Zeppelin) e dimostra soltanto che i Rush sono senza dubbio tra i migliori performer da palco che abbiano mai strisciato su questo pianeta, anche se, ascoltandoli, fai fatica a credere che siano terrestri.Un album dal vivo così succoso, incoronato da una magia così solenne, che solo il trio Lee/Peart/Lifeson è in grado di evocare, semplicemente non lo senti tutti i giorni. È senza dubbio il live album del 2003. Il tempo dirà se si prenderà il primo posto nella categoria live album del decennio, del ventennio, del trentennio,… È un album che, da amante della musica, devi semplicemente avere. È un capolavoro rock che unisce splendidamente arroganza ribelle, indomabilità e intelletto!

Formazione

Geddy Lee – basso, voce
Alex Lifeson – chitarra, mandola
Neil Peart – batteria

Tracklist

CD 1: 70:50
1. Tom Sawyer (5:04)
2. Distant Early Warning (4:50)
3. New World Man (4:04)
4. Roll the Bones (6:15)
5. Earthshine (5:44)
6. YYZ (4:56)
7. The Pass (4:52)
8. Bravado (6:18)
9. The Big Money (6:03)
10. The Trees (5:12)
11. Free Will (5:48)
12. Closer To the Heart (3:04)
13. Natural Science (8:34)

CD 2: 59:08
1. One Little Victory (5:32)
2. Driven (5:22)
3. Ghost Rider (5:36)
4. Secret Touch (7:00)
5. Dreamline (5:10)
6. Red Sector A (5:16)
7. Leave That Thing Alone (4:59)
8. O Baterista (8:54)
9. Resist (4:23)
10. 2112 (6:52)

CD 3: 43:28
1. Limelight (4:29)
2. La Villa Strangiato (10:05)
3. The Spirit of Radio (5:28)
4. By-Tor And the Snow Dog (4:34)
5. Cygnus X-1 (3:12)
6. Working Man (5:48)
7. Between Sun And Moon* (4:51)
8. Vital Signs* (4:59)

*BRANI PRESENTI SOLO NELL’EDIZIONE CD

Durata dell’album: 173:26

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