Sabaton – la divisione corazzata che ha raso al suolo Zagabria (2015)
Band: Battle Beast / Delain / Sabaton
Location: Zagabria / Tvornica kulture / Croazia
Data: lunedì, 02.02.2015
(Scorri in basso e troverai anche una versione in inglese!)
Dieci anni e più di mille concerti: poche band possono vantare numeri simili. I Sabaton sì. Con tutti questi concerti non c’è da stupirsi che siano ospiti fissi sia dei nostri palchi sia di quelli zagabresi. La divisione corazzata agli ordini del generale Joakim, infatti, calpesta senza sosta i palchi di mezzo mondo e di anno in anno si porta a casa sempre più seguaci. Melodie e ritmi contagiosi, uniti a testi che raccontano le gesta eroiche di singoli uomini nella tempesta delle guerre, hanno spinto la band, in pochi anni, in cima alla classifica degli act metal più amati. E lunedì, al Tvornica kulture di Zagabria, non è stato per niente diverso.
A quanto pare la macchina da guerra svedese ha deciso di rendere un po’ più bello il palco per questo tour, e si è portata dietro ben due band con voce femminile. Per primi hanno preso il palco i finlandesi Battle Beast. Nel 2010 questa giovane formazione ha vinto il concorso per band emergenti del festival Wacken, e l’anno dopo ha pubblicato in Finlandia il suo primo album ‘Steel’. Nello stesso anno li ha notati l’etichetta Nuclear Blast, che si è occupata anche dell’uscita mondiale del disco. Il 2012 ha portato anche un cambio al microfono: Nitte Vallo ha lasciato la band per problemi familiari e al suo posto è arrivata la bionda Noora Louhimo. E come se la cava una voce femminile nel power metal? Alla grande! Se all’inizio del concerto la sala era piuttosto vuota, in pochi minuti l’hanno riempita fino all’orlo con la loro musica. I Battle Beast suonano un metal molto orecchiabile, che ti entra subito nelle orecchie e non ti lascia indifferente. Sarà pure una musica non tecnicamente difficilissima, ma nel suo beat non nasconde le forti influenze dei maestri, da Iron Maiden e Judas Priest fino a gruppi più moderni, con le tastiere perfino dei Sabaton. L’esibizione è stata carica di energia, nonostante lo spazio minuscolo sul palco: ogni guerra chiede le sue vittime e, siccome i Sabaton si portano dietro una batteria a forma di carro armato, le band di supporto letteralmente si pestano i piedi lassù. I finlandesi hanno sfruttato al massimo la loro mezz’ora e l’energia positiva nella sala ha messo il carico da novanta. Una band da tenere d’occhio in futuro!
La temperatura in sala non era ancora calata granché quando gli olandesi Delain hanno occupato il loro pezzetto di palco. I metallari sinfonici ricordano parecchio i connazionali Within Temptaion, e non c’è da stupirsi, visto che il co-fondatore Martijn Westerholt è un ex membro della band appena citata. La strada fatta si sente, perché hanno portato a casa il concerto senza compromessi. Il gigantesco Otto Schimmelpenninck van der Oije, con bassi devastanti e qualche growl ogni tanto, ha pensato a costruire un suono pieno, a cui Martijn dava atmosfera con le tastiere. In questo tour i fan della band hanno sentito la mancanza del chitarrista Tim Somers. Al suo posto c’è la giovane Merel Bechtold, non ancora 23 anni, che di solito si guadagna da vivere in un’altra formazione olandese di metal sinfonico, i MaYaN, fondati da Mark Jansen (Epica). Si dice che nella botte piccola ci sia il vino buono, e la minuscola Merel l’ha dimostrato: con la sette corde Bo-El, attraverso gli ampli Engl, ha restituito a suon di distruzione la sua interpretazione delle creazioni di Tim, di cui non si vergognerebbe né lui né nessun altro chitarrista esperto. Ci resta ancora la bella Charlotte, che ha pensato a far salire la temperatura soprattutto tra la parte maschile del pubblico. Con una magliettina semitrasparente e senza reggiseno ha lasciato briglia sciolta alla fantasia, e viene da chiedersi quanta gente stesse davvero ascoltando la loro musica. Il culmine è arrivato al saluto prima dell’ultimo pezzo, quando i bravi croati hanno attaccato a cantare »Vadi s*se, da se igramo!« Nonostante tutto, Charlotte ha mostrato che i suoi «polmoni» tirano fuori una voce che magari non è così alta come quella di Within Temptaion o Nightwish, ma comunque abbastanza delicata da fare un bel contrasto con le chitarre accordate basse. Il pubblico, di nuovo in totale trance e ben scaldato per le star della serata.
Per i Sabaton, il concerto di lunedì è stato già il quinto nella capitale croata. L’inizio non ha riservato sorprese: quando i teli sono scesi dall’enorme struttura a carro armato della batteria e dalle casse sono partite le note iniziali della megahit dei loro connazionali, The Final Countdown, il Tvornica è esploso; la sala ha cantato all’unisono con gli Europe e, quando il pezzo si è trasformato nell’intro strumentale March to War, l’aria si è fatta tesa come un attimo prima dell’assalto alle posizioni fortificate del nemico. Già la classica apertura Ghost Division ha messo in piedi la sala e ha dimostrato ancora una volta che la band è sempre al top, sia in studio che dal vivo. A dire il vero, è difficile trovare tanto entusiasmo e tanti sorrisi come quelli che arrivano dal loro palco. E ovviamente neanche stavolta sono mancate le battute di Joakim tra un pezzo e l’altro, anche se stavolta non erano al centro il suo pisellino e gli inviti a farsi un’altra birra. Bandiere croate, polacche e svedesi sventolavano in mezzo a questo branco di “soldati” fedeli, e a fargli compagnia c’erano parecchi sloveni, con le magliette dell’ultimo Metaldays sulla schiena. Già alla quinta canzone c’è stata la prima votazione, in cui il pubblico ha deciso con un netto vantaggio che Gott Mit Uns venisse eseguita in svedese, e più tardi è seguita nella stessa lingua anche Lifetime of War (che ha battuto Carolyn’s Prayer). Nella prima, l’onore di cantare la prima strofa è toccato a Chris, e comunque sia lui che Thobbe e Pär hanno dato il loro contributo con grande entusiasmo ai cori. Uno dei momenti top della serata è arrivato quando, alla fine di un pezzo, il pubblico ha cominciato spontaneamente a cantare la melodia di Swedish Pagans, la bonus track dell’album The Art of War, e alla band non è rimasto altro da fare che suonarla davvero. Come ho già detto, di divertimento ce n’è stato in abbondanza. Joakim ha raccontato di saper suonare la chitarra e che Michael Jackson l’aveva scelto come chitarrista per il suo tour, ma purtroppo la morte l’ha bruciato sul tempo e lui ha dovuto accontentarsi di una carriera da cantante. Quando il roadie gli ha portato una chitarra, ci ha suonato l’intro di Beat It, e Chris l’ha sfidato con un assolo scatenato, mentre Thobbe l’ha rimandato a scuola con il suo. Poi Joakim ha cominciato a ripescare roba degli Iron Maiden, ma lo scherzo è finito con l’attacco di Resist And Bite e, mentre i due chitarristi suonavano le parti soliste in terze, a Joakim è toccato l’onore di suonare la ritmica. Finito il pezzo, Joakim ha attaccato il riff di Seek&Destroy, ma il roadie gli ha tagliato le corde della chitarra con un enorme paio di cesoie da giardino e gli ha ficcato in mano un microfono, ovviamente tra risate fragorose sul palco e sotto. I ragazzi hanno anche deciso di suonare almeno un pezzo da ogni album, il che ha voluto dire sentire 7734 dal raramente eseguito Metalizer. Per il resto la scaletta non ha riservato grandi sorprese, visto che il grosso dei pezzi veniva dall’attuale Heroes e dal precedente Carolus Rex. Quando sono sfumate le ultime note di Metal Crüe, la sala è esplosa del tutto, e si vedeva che i ragazzi hanno salutato a malincuore un pubblico fanatico e fantastico.
di: Sebastijan Videc
foto: Jerneja Jerak
Battle Beast
1. Far Far Away
2. Black Ninja
3. Touch in the Night
4. Madness
5. Iron Hand
6. Out of Control
Delain
1. Mother Machine
2. Get the Devil Out of Me
3. Army of Dolls
4. Go Away
5. Pristine
6. Sleepwalkers Dream
7. Stardust
8. Not Enough
9. We Are The Others
Sabaton
The Final Countdown (intro)
March to War (intro)
1. Ghost Division
2. To Hell And Back
3. Carolus Rex
4. Soldier of 3 Armies
6. Gott Mit Uns
7. The Art of War
8. 7734
9. Swedish Pagans
10. Resist And Bite
11. 40:1
12. A Lifetime of War
13. Far From the Fame
14. Coat of Arms
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15. Night Witches
16. Primo Victoria
17. Metal Crüe























































Dieci anni e più di mille concerti: oggi poche band possono vantare un numero del genere. I Sabaton sì! E con tutti questi concerti non è un caso che siano ospiti fissi dei nostri palchi, così come di quelli oltre il confine meridionale. La divisione corazzata, comandata dal generale Joakim, rade al suolo palchi in tutto il mondo senza il minimo sforzo e di anno in anno conquista nuovi fan. Melodie e ritmi orecchiabili, uniti a testi che cantano le gesta eroiche di singoli uomini e di interi reparti in varie guerre, in pochi anni hanno spinto questa band tra i nomi di punta del metal. E il concerto di questo lunedì al Tvornica Kulture di Zagabria non ha fatto eccezione.
Sembra che la macchina da guerra svedese abbia deciso di abbellire il palco per questo tour e abbia invitato due band di supporto con cantanti donne. Per prime sono salite sul palco le finlandesi Battle Beast. La giovane band ha vinto il concorso per band emergenti del festival Wacken e l’anno dopo ha pubblicato in Finlandia il suo album d’esordio ‘Steel’. Lo stesso anno la Nuclear Blast ha sentito il disco, ha offerto un contratto alla band e ha ripubblicato ‘Steel’ su scala mondiale. Il 2012 ha portato una svolta: il cantante Nitte Vallo ha dovuto lasciare la band per problemi familiari e al suo posto è arrivata la grintosa bionda Noora Louhimo. E come se la cava una voce femminile nel power metal, ti chiederai? Alla grande! Se la sala era più o meno vuota quando i Battle Beast hanno cominciato a suonare, la situazione è cambiata nel giro di pochi minuti. I Battle Beast suonano un metal molto orecchiabile, che ti prende le orecchie e la testa e non lascia in pace nessuno. La musica magari non è tecnicamente complessissima, ma d’altra parte non nascondono affatto le loro influenze, che vanno da Iron Maiden e Judas Priest fino a band power metal più moderne, perfino i Sabaton. L’esibizione è stata piena di energia, nonostante il palco minuscolo: ogni guerra chiede le sue vittime e, siccome i Sabaton hanno sul palco un’enorme batteria a forma di carro armato, alle band di supporto è rimasto pochissimo spazio. I finlandesi hanno sfruttato al massimo i loro 30 minuti, mentre l’energia positiva che dominava la sala ha aggiunto il carico da novanta. Battle Beast, una band da tenere d’occhio in futuro!
La temperatura non aveva ancora cominciato a scendere quando il loro pezzetto di palco è stato preso dagli olandesi Delain. Metallari sinfonici che ricordano parecchio i Within Temptation, e non c’è da stupirsi, visto che il co-fondatore dei Delain Martijn Westerholt suonava proprio in quella band. Più di dieci anni di esperienza musicale si sono sentiti in un’esibizione senza compromessi. L’enorme Otto Schimmelpennicnk van der Oije, con il suo basso tonante e qualche growl ogni tanto, si è occupato delle frequenze basse, mentre l’atmosfera era affidata al già citato Martijn alle tastiere. I fan dei Delain potrebbero aver sentito la mancanza del chitarrista Tim Somers. Al suo posto a fare il shredding c’era la giovane Merel Bechtold (MaYaN), 22 anni. Dicono che il veleno stia nelle bottigliette piccole, e Merel ha dimostrato che il detto è vero: con la sua sette corde Bo-El, gli ampli Engl tuonavano la sua interpretazione del lavoro di Tim, di cui né Tim né qualsiasi altro chitarrista che si rispetti si vergognerebbe. Ultima ma non meno importante, la sexy Charlotte, che in questo concerto ha contribuito a far salire ancora di più la temperatura, soprattutto tra i metallari maschi. Con una maglietta semitrasparente e senza reggiseno ha lasciato correre la fantasia, e mi sono chiesto se i ragazzi stessero davvero ascoltando la band sul palco. Si è arrivati addirittura al punto che i ragazzi del pubblico hanno cominciato a cantare »Fuori le t*tte così possiamo suonare«. Ma a parte questo, Charlotte ha dimostrato di essere una grande cantante, con una voce magari non alta come quelle di Nightwish o Within Temptation, ma comunque abbastanza morbida e calda da fare un bel contrasto con la chitarra accordata bassa.
Per i Sabaton, questo era il quinto concerto a Zagabria. L’inizio non ha riservato sorprese: appena l’enorme batteria a forma di carro armato è stata scoperta, è partita la megahit degli Europe ‘The Final Countdown’ con il ritornello cantato da tutti in coro, e quando si sono sentite le prime note di March to War, l’energia tra il pubblico era quella delle trincee della Prima guerra mondiale, un attimo prima di lanciarsi all’assalto delle posizioni nemiche. La classica apertura Ghost Divison non ha lasciato nessuno fermo e ha dimostrato ancora una volta che i Sabaton sono ancora al top, sia musicalmente sia dal vivo. Con nessun’altra band si vede così tanta energia positiva e così tanti sorrisi che letteralmente bombardano il pubblico. Ovviamente non sono mancate le battute ormai leggendarie di Joakim tra un pezzo e l’altro, ma stavolta non sul suo pisellino o sul farsi un’altra birra, come di solito. Bandiere croate, polacche e svedesi sventolavano tra la folla, insieme a quelle slovene e alle magliette ufficiali dei Sabaton al Metaldays sulle schiene. La prima votazione della serata c’è stata alla quinta canzone, quando il pubblico ha deciso che Got Mitt Uns sarebbe stata cantata in svedese invece che in inglese, e più tardi anche Lifetime of War è stata cantata nella loro lingua madre. La prima parte di Gott Mit Uns l’ha cantata addirittura Chris, mentre tutti e tre gli uomini delle corde hanno avuto una parte importante ai cori per tutto il concerto. Uno dei momenti top del concerto è stato quando il pubblico ha cominciato a cantare la melodia di Swedish Pagans e alla band non è rimasta altra scelta che suonarla. Una delle battute migliori sul palco è stata quando Joakim ha raccontato che Michael Jackson l’aveva scelto come chitarrista per il suo tour, ma purtroppo la morte di Jacko ha mandato all’aria il piano. Un roadie gli ha portato una chitarra e lui ha suonato qualche riff di Beat It, seguito dai fantastici assoli di Chris e Thobbe. Joakim ha voluto di nuovo dimostrare la sua conoscenza della chitarra e ha cominciato a suonare Iron Maiden, che presto si è trasformata in Resist and Bite, con Joakim alla ritmica e gli altri due agli assoli. Dopo il pezzo, Joakim ha attaccato Seek And Destroy dei Metallica, ma il roadie gli ha tagliato le corde della chitarra e gli ha restituito il microfono, tra risate enormi sul palco e dal pubblico. Visto che i ragazzi hanno deciso di suonare un pezzo da ognuno dei loro album, abbiamo avuto la possibilità di sentire 7734 dal raramente eseguito Metalizer. La scaletta in sé non ha riservato grandi sorprese, composta per lo più da pezzi di Heroes e Carolus Rex. Quando la band ha chiuso l’esibizione con Metal Crüe, la sala è quasi esplosa e i ragazzi hanno fatto fatica a lasciare il palco.