Sabaton: The Great War
“Mentre i Sabaton con il nuovo album non inventano l’acqua calda, stavolta hanno comunque aggiunto più tastiere e inserti corali e orchestrali. Ma in fondo restano fedeli a se stessi. Quindi se ti piace un qualsiasi album dei Sabaton, molto probabilmente ti piacerà anche questo; e viceversa. “
Etichetta: Nuclear Blast
Data di uscita: 19/07/2019
Produzione: Jonas Kjellgren
Durata dell’album: 38:27 min
Genere: Power Metal
Voto: 7,0 / 10
Testi sulle atrocità e sulle gesta eroiche delle guerre, sostenuti da riff power metal tutti d’impatto: è la ricetta stravincente che gli svedesi hanno messo a punto con il loro secondo album Primo Victoria. Bisogna ammetterlo, le storie di eroismo, di battaglie e dell’immancabile compagna di ogni guerra, la morte, calzano a pennello al mondo heavy metal in generale, e i Sabaton, con una tattica da maestri, trasformano tutto questo nel loro successo in costante crescita, incoronandolo quest’anno con un nuovo album a tema – ‘The Great War’. Con l’addio della maggior parte della formazione originale è chiaramente iniziata anche l’era degli album tematici – ‘Carolus Rex’, sull’iconico re svedese del XVIII secolo, ‘Heroes’ sugli eroi di guerra di epoche diverse in giro per il mondo, ‘The Last Stand’ sulle battaglie senza via d’uscita e senza resa, e quello di adesso sugli eventi della prima guerra mondiale.
Dopo un’intro strumentale bella cinematografica, l’album parte con ‘The Future of Warfare’; mentre la prima guerra mondiale si combatteva ancora alla «vecchia maniera», conquistando terreno tra trincee e metro dopo metro, per la prima volta fecero la loro comparsa armi nuove che cambiarono il corso dei combattimenti e che, cent’anni dopo la loro introduzione, sono ancora presenti su tutti i campi di battaglia di oggi. Una di queste armi nuove è il carro armato, a cui è dedicato questo pezzo. Il classico opener veloce alla Sabaton si trasforma presto nella storia di Lawrence d’Arabia, dove per la prima volta nell’album si arriva a un duello di assoli di chitarra tra Rörland e Johansson. Alvin York, insignito della Medaglia al valore, coi suoi commilitoni distrusse un nido di mitragliatrici e catturò un bel po’ di soldati tedeschi, e ’82nd All the Way’ ne racconta le imprese con un sound già parecchio alla Stratovarius, mentre ‘Attack of the Dead Men’, pompata a dovere dalle tastiere, evoca l’atmosfera cupa dei soldati russi avvelenati dal gas, che come zombie si lanciarono fuori dalla fortezza di Osowiec contro le file tedesche terrorizzate. I marines americani, invece, sulle note di un altro duello di chitarre si buttano all’attacco di Belleau Wood, dove il sergente maggiore Dan Dealy, due volte insignito della Medaglia al valore, in mezzo al fuoco infernale delle mitragliatrici gridò ai suoi compagni le celebri parole «Forza, figli di puttana, volete vivere in eterno?!».
Con l’introduzione della Fuga in sol minore di Bach, a metà album ci si inchina al più grande asso dell’aviazione della prima guerra mondiale, Manfred von Richthofen, più noto con il soprannome di Red Baron. Spinto alla grande dalle tastiere hammond, il pezzo suona parecchio alla Deep Purple. Segue il primo atto epico dell’album, la title track ‘Great War’, che con le parti orchestrali e il coro suona davvero maestosa e si interroga sul senso della sofferenza in guerra, in particolare quella della battaglia di Paschendale. ‘Ghost in Trenches’ è il primo pezzo che Broden ha scritto insieme al nuovo arrivato Johansson. Il testo è dedicato a un cecchino indiano canadese che ne fece fuori ben 378 di tedeschi, e un altro buon trecento li catturò. Segue il finale epico dell’album – ‘Fields of Verdun’ parla della battaglia più lunga della prima guerra mondiale e ha un ritornello eccellente, mentre ‘The End of War to End All Wars’, con pianoforte, orchestra d’archi e un coro ancora più imponente, ridefinisce da capo l’epicità di questo album. Il disco si chiude con un brano in versione corale a cappella, ‘In Flanders Fields’, del poeta canadese John McCrae, morto sul campo di battaglia nel 1918 per le conseguenze di una polmonite.
La band ha pubblicato l’album anche in una cosiddetta edizione storica, che include le descrizioni degli eventi prima dei brani, e esiste anche una versione «soundtrack» che offre le versioni strumentali dei pezzi, in cui compare però anche la voce della celebre cantante dei Nightwish Floor Jansen, che tra l’altro è sposata con il batterista dei Sabaton Hannes van Dahl.
Niente di nuovo sul fronte occidentale, si potrebbe riassumere col titolo del libro dello scrittore tedesco Erich Maria Remarque. Mentre i Sabaton con il nuovo album non inventano l’acqua calda, stavolta hanno comunque aggiunto più tastiere e inserti corali e orchestrali. Ma in fondo restano fedeli a se stessi. Quindi se ti piace un qualsiasi album dei Sabaton, molto probabilmente ti piacerà anche questo; e viceversa.
autore: Sebastijan Videc
Tracklist:
1. The Future of Warfare
2. Seven Pillars of Wisdom
3. 82nd All the Way
4. The Attack of the Dead Men
5. Devil Dogs
6. The Red Baron
7. Great War
8. A Ghost in the Trenches
9. Fields of Verdun
10. The End of the War to End All Wars
11. In Flanders Fields
Formazione:
Joakim Brodén – voce
Chris Rörland – chitarra
Tommy Johansson – chitarra
Pär Sundström – basso
Hannes van Dahl – batteria
