Sandstorm Chronicles

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Autore: Rok Klemše

Artista: Hellcrawler
Etichetta: On Parole Productions
Uscita: year_month
Durata: 31:02
Voto: 3.8/5

Immagina il classico scenario di uno spaghetti western post-apocalittico: un pistolero sporco di polvere, avvolto in un poncho logoro e impolverato, entra a passo lento in un saloon abbandonato. A fargli compagnia, per centinaia di chilometri a piedi, solo i »tumbleweed«, il sole radioattivo che spacca le pietre, il sonaglio delle code dei serpenti a sonagli e mutanti affamati di carne umana. Col dito nervoso sul grilletto del suo revolver Smith&Wesson varca le porte a battente cigolanti, ma invece del pianista ubriaco che martella i tasti, da un jukebox sfasciato lo accoglie il ruggito delle chitarre HM-2. E il gemito, nascosto nel buio, degli ex avventori della taverna, ora cadaveri mezzi putrefatti assetati del suo sangue.

In questa atmosfera post-apocalittica gli Hellcrawler di Nova Gorica tornano con il secondo album in studio, Sandstorm Chronicles, seguito dell’esordio Wastelands. Anche il nuovo disco si lega alla storia concettuale su Hellcrawler, ma i cambi di formazione presentano la band sotto una luce un po’ diversa, anche se sempre inconfondibilmente sua. Sandstorm Chronicles è così un disco un po’ più classicamente metal, con maggiore accento sulla melodia, il che è probabilmente frutto dell’unione del duo di chitarristi Andraž e Matjaž, ex chitarristi delle band di melodic death metal di Nova Gorica Entreat, Evenrain e Slavocracy. Anche se qua e là ci sono davvero più inserti melodici, questi elementi non sono affatto dominanti. Gli Hellcrawler restano saldamente ancorati al death ‘n’ roll nello stile dei tardi Entombed, mentre il personaggio centrale della band sega teste a zombi a colpi di chitarre dal suono grezzo, nobilitate dal sound classico del death metal svedese – i pedali HM-2.  

Anche se il suono dell’album è così totalmente death metal svedese, gli Hellcrawler non sono una copia di Nihilist, Entombed o Dismember, perché su Sandstorm Chronicles si sentono soprattutto forti influenze punk e d-beat, e in parte anche crust, black e heavy metal. Il mix è quindi variegato il giusto, potente, esplosivo ed energico, nonostante i riff a prima botta suonino piuttosto semplici e la batteria resti per lo più inchiodata a pattern d-beat cupa-cupa. Ai pezzi si potrebbe forse rimproverare di assomigliarsi un po’ troppo tra loro, ma con la sua mezz’oretta abbondante il disco dura il giusto per non diventare monotono. I riff sono quindi, nella loro »semplicità«, incisivi il giusto, e la voce velenosa il giusto, perché l’atmosfera dell’album ti trascini senza fatica nella storia del viaggio post-apocalittico degli Hellcrawler e la tempesta di sabbia giri e rigiri ancora e ancora. A favore dell’insieme giocano anche un suono ottimo, sporco il giusto e per nulla troppo lucidato (la produzione di Janez Zega ha catturato bene l’essenza sporca della band, mentre del mastering si è occupato il leggendario Dan Swanö) e una super copertina con l’easter egg dell’esordio (Rattlesnake Tavern).

Formazione

Pijoe – batteria
Andraž – chitarra
Miran – voce
Matthias – chitarra
Alan – basso

Produzione

Hellcrawler

Tracklist

1. Unholyverse
2. Death Park
3. Grim Moira
4. Pathway in the Dunes
5. Hell’s Gorge
6. The Last City of Seiyn
7. Sea of Storms
8. Wasteland Shamanism

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