Savages

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Artista: Soulfly
Etichetta: Nuclear Blast
Uscita: 2013
Durata: 58:10
Voto: 3/5

L’icona del metal brasiliano Max Cavalera ci ha servito di nuovo un disco nuovo di zecca! L’ha chiamato »Savages«. Giusto per ricordarlo: i Soulfly sono la band di Max, nata nel 1997, dopo che Max aveva lasciato i Sepultura. La discografia dei Soulfly conta così, a oggi, nove album in studio in tutto, che, se li guardi con la lente d’ingrandimento, si distinguono parecchio l’uno dall’altro. Se all’inizio Max e soci picchiavano duro con un hardcore metal a cui aggiungevano inserti ritmici tribali e pure qualche spruzzata di reggae, col tempo, disco dopo disco, il sound si è avvicinato sempre di più ai ritmi thrash groovy, e coi pezzi si sono accostati al suono dei Sepultura tra “Arise” e “Roots”.  Dal precedente “Enslaved” è passato appena un anno, e nella maggior parte dei casi i dischi di band che escono a distanza di un solo anno l’uno dall’altro rischiano di cadere nell’auto-replicazione. Ti ritrovi in fretta in una trappola artistica, cioè, dal punto di vista creativo e rispetto al tuo opus passato, in un evidente passo indietro. A meno che tu non sia per caso uno di quei rarissimi, fortunati geni della musica da cui l’ispirazione sgorga ogni giorno.

“Savages” offre dieci pezzi e finisce in poco meno di un’ora. L’intera storia del nuovo disco parte con Bloodshed, il cui inizio è segnato solo da colpi di batteria nudi e crudi. Sullo sfondo si aggiunge presto il suono di sirene, poi il pezzo comincia a svilupparsi in stile »doom metal«. L’alternanza tra ritmi lenti e più veloci si lega a linee melodiche di chitarra e anche a qualche assolo di passaggio. La particolarità del pezzo è che Max lo canta in duetto con il figlio Igor. Sì, avete letto bene. Il primo ospite alla voce nel disco è infatti Igor Cavalera Jr. Da qui in poi il disco si accende e si sviluppa in una maniera vicina al carattere del thrash metal. Nella terza traccia, intitolata Fallen, si unisce come ospite alla voce Jamie Hanks degli I Declare War. Voce growl, accordatura più bassa delle chitarre e doppia cassa sono usate in modo tale che il pezzo prenda i contorni del death metal, e si possono tracciare dei paralleli con il precedente “Enslaved”. Ayatollah of Rock ‘N’ Rolla è considerato il pezzo »groove«, dove si sentono le voci pulite del terzo ospite, Neil Fallon (Clutch). Il brano non rappresenta una particolarità artistica ed è composto da quattro ritmi diversi che la band, assolo di chitarra compreso, infila uno dietro l’altro in sette minuti e mezzo. A smuovere il disco, subito dopo, ci pensa Master Of Savagery. Dal punto di vista ritmico e strutturale è un pezzo scritto davvero molto bene. Spicca soprattutto il lavoro della batteria, segnato da rapidi cambi di ritmo, mentre nei passaggi di raccordo le chitarre riempiono gli spazi da maestre. Come sesto pezzo in scaletta segue Spiral, e insieme a This is Violence si sviluppa in pratica in modo identico: quanto a uso dei ritmi, entrambi si appoggiano alle soluzioni già sentite in Master of Savagery. In K.C.S. ospite alla voce è Mitch Harris (Napalm Death). Il pezzo poggia su alcune ottime frasi di chitarra, ma le urla di Mitch non portano nulla di speciale, e nel finale la sua efficacia si annacqua, perché il brano non si schioda dalle stesse idee. El Comegente contiene  un testo in portoghese, e la voce solista la mette anche il bassista Tony Campos. Il pezzo parte più incisivo, ma nel finale si chiude in strumentale con una specie di »jam«. La chiusura d’impatto del disco la porta Soulfliktion, che dopo un riff marcato si rivela, da questo punto di vista, un’ottima scelta. Cannibal Holocaust è invece senza dubbio il pezzo più veloce di “Savages” e uno dei momenti migliori del nuovo disco..

In generale, “Savages” è un disco di qualità altalenante. Nella produzione le chitarre hanno la dose richiesta della nota “ruvidità Soulfly”, e anche le linee guida nei vari passaggi sono messe a fuoco con chiarezza nel mix sonoro. D’altro canto, i piatti nella produzione praticamente non si riescono a percepire (sentire). Rispetto alla brutalità e al »groove« del predecessore “Enslaved”, “Savages“ arranca qualche passo indietro. “Savages” di momenti buoni ne ha di certo, come Cannibal Holocoust, Fallen e Soulfliktion, ma la struttura dei pezzi restanti non sta al passo, per qualità, con i tre citati. Peccato, perché “Savages” avrebbe potuto regalarci un disco dei Soulfly di altissimo livello. Il potenziale ce l’ha. Il disco di sicuro non è brutto, ma da Max e dai Soulfly siamo abituati a ricevere roba migliore. Con tutta l’esperienza che ha alle spalle Max, è chiaro che sui Soulfly non bisogna ancora mollare. Su  “Savages” conviene guardare come a un esperimento di studio di Max riuscito a metà. Sono convinto che in futuro Max servirà al pubblico nuovi lavori in studio secondo la nota formula Soulfly, quella in cui si è sempre trovato meglio.

Formazione

Max Cavalera – voce, chitarra
Marc Rizzo – chitarra
Zyon Cavalera – batteria, percussioni
Tony Campos – basso, voce nel brano n. 9

MUSICISTI OSPITI:
Igor Cavalera – voce nel brano n. 1
Jamie Hanks – voce nel brano n. 3
Neil Fallon – voce nel brano n. 4
Mitch Harris – voce nel brano n. 8 

Produzione

Terry Date

Tracklist

  1. Bloodshed 
  2. Cannibal Holocaust
  3. Fallen
  4. Ayatollah Of Rock N Rolla
  5. Master Of Savagery
  6. Spiral
  7. This Is Violence
  8. K.C.S.
  9. El Comegente
  10. Soulfliktion
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