Saxon: 40 anni di “Strong Arm of the Law”

0 208

Per i Saxon il 1980 è stato l’anno più importante della carriera. A febbraio la band pubblicò l’album «Wheels of Steel» e raccolse lo scettro di una falange nuova di zecca di gruppi, capaci di servire per l’epoca un mix di fraseggi velocissimi e rumorosissimi, accompagnati da una pulizia tecnica niente male. Il gruppo di queste nuove band, finite al centro dell’attenzione del ring rock’n’roll mondiale a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta, si guadagnò presto il soprannome di «New Wave Of British Heavy Metal».

Nel tardo autunno del 1979 i Saxon avevano portato a termine un tour in compagnia dei Motörhead, ottenendo al tempo stesso una bella dose di attenzione dalle frequenze radio. A cambiare definitivamente la situazione fu l’uscita del singolo «Wheels of Steel», che si piazzò al 20° posto della classifica britannica. Con quel piazzamento i Saxon ottennero la possibilità di esibirsi nel famoso programma televisivo Top of the Pops (per assicurarsi l’esibizione, il gruppo doveva entrare con il singolo tra i primi 30 in classifica). Così, attraverso i televisori, molti più britannici conobbero i Saxon. Arrivò un nuovo tour. Prima quello europeo, dove i Saxon aprivano i concerti delle leggende rock scozzesi Nazareth. Tutte le date erano sold out. I Nazareth trattarono i Saxon più che dignitosamente. Alla fine, da veri scozzesi di mano larga, regalarono loro anche una bottiglia di champagne.

La popolarità esplose all’improvviso e, secondo il cantante Peter Rodney «Biff» Byford, a tratti diventò un peso. Biff racconta: «La mia ragazza era impazzita e bisognava traslocare. La gente scavalcava la recinzione e si arrampicava su per la grondaia fino al mio balcone. Un giorno nel giardino si radunarono circa 40 persone che cantavano “Wheels of Steel”.»

Poi uscì anche il secondo singolo dell’album «Wheels of Steel». Era «747 (Strangers In The Night)», che con il 13° posto migliorò ulteriormente il piazzamento del singolo precedente, mentre l’album “Wheels of Steel” arrivò fino al 5° posto e vendette 250.000 copie. Questa è la cifra ufficiale. Biff dice che in realtà è ancora più alta e che l’album vendette poco meno di 300.000 copie.

Nel 1980, dopo qualche data a maggio in cui a scaldare il pubblico per loro furono i Tygers of Pan Tang, i Saxon suonarono ancora a due festival importantissimi. Prima, a fine luglio a Stafford, dove insieme a Girlschool, Angel Witch e Vardis aprirono la serata per i Motörhead. Poi toccò al Monsters of Rock (Donington), dove in un solo giorno vendettero qualche migliaio di copie del nuovo album.

Così i Saxon tornarono al Rampant studio, dove tra maggio e agosto registrarono il nuovo album. Il compagno dietro la consolle fu anche stavolta Pete Hinton. Entrarono in studio con una sicurezza ancora più granitica, che incarnava l’impenetrabilità della loro fortezza heavy metal appena costruita. Biff ha raccontato: «All’epoca tutte le band più rumorose venivano chiamate metal, anche se metal non ne suonavano. A molti gruppi quell’etichetta non piaceva. La cosa importante, ovviamente, era la musica. Noi ci siamo identificati subito con quell’etichetta. Così per il nuovo album è nata per prima “Heavy Metal Thunder”. Era una reazione a quello che stava succedendo a una velocità pazzesca, con l’heavy metal che finiva sulla mappa musicale globale. Nella mia testa, in quel periodo, risuonava di continuo “heavy metal, heavy metal,…” e così abbiamo creato questo riff fenomenale, che più metal di così non potrebbe partire. È lo specchio di quei tempi e dell’altissima consapevolezza che spingeva la nostra band.»

La title track nacque ispirata da un incidente capitato alla band mentre girava in macchina per il centro di Londra, in Whitehall Avenue. Li fermò la polizia. Sul London Bridge. Li perquisirono da capo a piedi. Niente di strano: si trovavano vicino al parlamento e agli edifici governativi, all’epoca comandati da Margareth Tatcher. “Dallas 1PM” si ispira all’assassinio del presidente J. F. Kennedy. Entrambi i brani uscirono come singoli. L’album «Strong Arm of the Law» uscì in Europa e nel Regno Unito con una tracklist diversa da quella di USA e Canada. Un altro classico “tastare il terreno” del mercato da parte dell’etichetta.

Nel giro di pochi mesi tra l’uscita di «Wheels of Steel» e quella di «Strong Arm of the Law», la band maturò rapidamente. Lo si vedeva soprattutto nella scrittura del nuovo materiale, che manteneva tutti gli elementi di base del predecessore e lo superava anche per consistenza. Anche se scegliere tra la «santa trinità» dei classici dei Saxon, «Wheels of Steel», «Strong Arm of the Law» e «Denim And Leather», è sempre un’impresa durissima, Biff dice: «Denim and Leather ha due singoli davvero forti e qualche pezzo eccellente, ma “Strong Arm of The Law” offre una coerenza compositiva granitica dall’inizio alla fine, quindi come album preferito sceglierei proprio lui. È nato velocissimo e senza alcuna pressione.»

Anche se non è la più veloce, un posto speciale nell’album se lo merita «Dallas 1PM». È il cupo brano di chiusura. Il testo parla di omicidio, un tema che all’epoca finiva molto di rado in un qualsiasi genere musicale. Allo stesso tempo ha una delle frasi più marchiate a fuoco di tutta l’era classica dei Saxon, almeno al pari di quella del singolo “747 (Stranges in the Night)”. Non sarà il pezzo più veloce del disco, ma molti fan della band – proprio per il riff tagliente e marcato e per il dramma della tragedia che l’atmosfera stessa del brano incarna – lo eleggono volentieri a loro preferito di «Strong Arm of the Law». Non stupisce che sia stato scelto come uno dei due singoli dell’album.

In quel periodo i Saxon erano i capifila del movimento N.W.O.B.H.M. Mantennero quella posizione anche nel 1981 con un altro album della loro era di culto: «Denim And Leather». Scettro e trono restarono nelle loro mani fino all’inizio della primavera del 1982, quando gli Iron Maiden pubblicarono il loro terzo album in studio e presentarono il nuovo cantante.

I concerti diventavano sempre più grandi. Perfino la piccola aquila fatta di scatole di cartone fu sostituita da una degna struttura metallica piena di faretti. Alla band, che sapeva benissimo cosa significasse «essere il roadie di se stessi», si unì presto una squadra di tecnici rimasta senza lavoro quando gli Slade si erano presi una lunga pausa. In autunno la band suonò negli USA e in Canada, aprendo i concerti di Rush, AC/DC e Black Sabbath, poi fino a Capodanno girò il Regno Unito. Come gruppo spalla, sul suolo britannico, aprivano le serate i Limelight. Nella primavera del 1981 i Saxon portarono con sé i Judas Priest nel loro tour «British Steel».

Biff ha sempre voluto che l’album «Strong Arm of the Law» si chiamasse «Heavy Metal Thunder», un titolo che avrebbe incarnato ancora meglio lo spirito del tempo in cui i Saxon lo forgiarono. Il leggendario cantante è convinto, inoltre, che con quel nome si sarebbe venduto anche meglio. La Carrere era di un altro avviso. Ma il cantante non sbaglia. Già la scelta di «To Hell and Back Again» come titolo dell’album suona più ribelle, sfrontata e spietata. Se aggiungi alle prime due canzoni della side A appena citate anche la prima della side B – cioè «20.000 Feet» -, «Strong Arm of the Law» comincia a esprimere un vero atteggiamento infernale, in cui si cristallizza anche l’immagine del prototipo di album speed metal.

Ascoltare «Strong Arm of the Law» nel 2020 resta un’esperienza entusiasmante, perché a 40 anni dall’uscita l’album suona ancora incredibilmente ispirato, fresco e sempreverde.  I Saxon hanno mantenuto la formula vincente di “Wheels of Steel” e l’hanno portata su “Strong Arm of the Law”, senza sacrificare un briciolo della loro forma di metal degli esordi, per l’epoca incredibilmente aggressiva e beffarda. Una forma nata crescendo a pane e blues, con i Beatles, ma anche ispirata alle mosse del momento di Judas Priest e AC/DC, solo che nelle mani dei Saxon voleva spremere dai monitor ancora più velocità devastante, rumore a pelo ritto e lampi tonanti. Con «Strong Arm of the Law» i Saxon hanno confermato in trionfo, sul fronte N.W.O.B.H.M., che il 1980 era senza dubbio il loro anno.

L’articolo di RockLine per il 40° anniversario dell’album dei Saxon “Wheels of Steel” lo trovi QUI.

https://it.rockline.si/spominjamo-se-40-let-saxon-albuma-wheels-of-steel/

Autore: Aleš Podbrežnik


Programma del tour dei Saxon per l’inverno 1980/81
Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie