Saxon: Inspirations
Etichetta: Silver Lining Music/Militia Guard
Data di uscita: 19. 3. 2021
Produzione: Biff Byford
Genere: Heavy Metal
Voto: 8.0/10
Saxon. Incredibili. Più invecchiano, più diventano tenaci e testardi. Fa strano, infatti, che il loro ultimo album in studio sia uscito nel 2018 e del successore non ci sia ancora traccia. Negli ultimi due decenni i Saxon hanno sfornato nuovi album in studio più o meno ogni due anni, come da regola. Soprattutto da «The Inner Sanctum» (2007) in poi. Adesso, invece, il nuovo disco non arriva e non arriva. E, con un filo di «dolce» sarcasmo, nel caso dei Saxon la cosa è addirittura preoccupante. Beh, al suo posto la band ha deciso di pubblicare una raccolta di undici brani, cover di pezzi di gruppi che hanno ispirato i Saxon, o che i ragazzi ascoltavano con passione da adolescenti.
La scelta dei brani non sorprende. Chi ha anche solo una vaga idea di chi siano i Saxon potrebbe, su undici tentativi, indovinare più della metà dei pezzi di questa compilation al volo. In realtà le uniche vere sorprese sono le versioni di Hold the Line (originale dei Toto) e See My Frineds (originale dei The Kinks), mentre The Beatles, The Jimi Hendrix Experience, The Rolling Stones, Led Zeppelin, Deep Purple e, soprattutto, AC/DC, Motörhead, Black Sabbath e Thin Lizzy sono, parlando di Saxon, una scelta quasi naturale e automatica. Le cover dei quattro gruppi appena citati sono cucite addosso a una band come i Saxon, visto che anche nel loro materiale originale del periodo iniziale (gli anni Ottanta) si sente soprattutto la loro influenza.
La band, ovviamente, ha suonato il tutto – com’è giusto che sia – a modo suo. I Saxon avrebbero forse potuto metterci più trovate e colpi di scena originali per dare a ogni cover una dose maggiore di arguzia, così invece la compilation non sorprende granché. Il materiale è suonato in modo molto «vecchia scuola». Ci sono però due brani che, nell’adattarsi allo «stampo di stile e suono Saxon», sono riusciti particolarmente bene e per questo spiccano. Il primo è Paperback Writer (orig. The Beatles), il secondo Stone Free (orig. The Jimi Hendrix Experience). Due adattamenti che funzionano alla grande. Detto questo, un consiglio alla band: in futuro lasciate perdere i Toto. A volte con la forza e la grezzezza fai più danni che benefici. Meglio buttarsi su qualcosa come gli Electric Light Orchestra, se non vi basta l’impronta più rock delle band influenti che nella raccolta non ci sono, ma che sarebbero state più prevedibili, ad esempio: The Who, Cheap Trick, Blue Oyster Cult o Budgie.
Per il resto, questo album è cucito addosso ai fan più irriducibili e incalliti della band, quelli che si buttano su qualsiasi cosa targata Saxon gli capiti a tiro. Biff alla voce è ottimo. Sì, ed è rischioso scriverlo, dopo una carriera di quasi 45 anni. Ma regge. In certi punti la sua voce è armonizzata con le linee strumentali, creando un contrasto efficace e un distacco più marcato dall’originale. Succede in una delle cover più riuscite, Evil Woman (originale dei Black Sabbath), e/o in Bomber (originale dei Motörhead). Altrove stupisce quanto la voce si sia conservata, con le ottime Immigrant Song e Speed King, che sul piano vocale sono sicuramente i bocconi più duri di questo disco (per quanto riguarda l’estensione). Anche per quel che riguarda gli adattamenti metrici, la vecchia volpe del microfono ha portato a termine il compito in modo fenomenale.
Produzione, stile e approccio sono molto vecchia scuola. La produzione è simile a quella dell’album solista di Biff dell’anno scorso. Nulla di strano: il produttore del disco è Biff. Ti aspetteresti fraseggi di riff incandescenti, una stampede spietata di doppia cassa e basso, e invece stavolta i Saxon hanno scelto un approccio decisamente «vecchia scuola». All’apertura Paint it Black (orig. The Rolling Stones) un po’ più di decibel avrebbe fatto un gran bene, ma i Saxon, come detto poco fa, hanno optato per un approccio più classico che, nel caso di questa cover, non emoziona né entusiasma per niente. Soprattutto con quella melodia «zingaresca» verso la fine suona piuttosto infantile.
Ecco qua. Questa raccolta è un punto d’appoggio in attesa del nuovo album e, se non fosse arrivata questa situazione che ci trasciniamo ormai da oltre un anno, è un’incognita se sarebbe uscita e se oggi non avremmo tra le mani il nuovo disco della band. Sul retro della copertina del formato in vinile, infatti, è stampato l’anno 2020, anche se la data ufficiale di uscita è il 19. 3. 2021. Quindi o è un errore, o i vinili sono stati stampati già parecchio tempo fa, l’anno scorso. Insomma, è chiaro che band ed etichetta, e non è una novità, hanno adattato le loro attività alla scena Covid-19. Il nuovo album è in lavorazione e questo è l’importante. Però probabilmente non lo vedremo prima dell’inizio del prossimo anno. Nel frattempo i fan della band potranno ammazzare ore, giorni e mesi di attesa ascoltando la compilation «Inspirations». La sua uscita non è un obbligo, e nemmeno una necessità, ma almeno per gli appassionati è una buona occasione per ampliare la loro – già bella ‘pesante’ – collezione di documenti musicali targati Saxon.
Autore: Aleš Podbrežnik
Tracklist:
1. Paint It Black
2. Immigrant Song
3. Paperback Writer
4. Evil Woman
5. Stone Free
6. Bomber
7. Speed King
8. The Rocker
9. Hold The Line
10. Problem Child
11. See My Friends
Formazione:
Biff Byford – voce
Paul Quinn – chitarra
Doug Scarratt – chitarra
Nibbs Carter – basso
Nigel Glockler – batteria
