Scorpions, dopo sessant’anni finalmente di nuovo a casa (2026)
Scorpions
martedì 30 giugno 2026 alle 20.00
Bratislava / Tipos Aréna (Zimný štadión Ondreja Nepelu) / Slovacchia
Che gli Scorpions se ne andassero ancora in giro per il mondo dopo i sessant’anni? Chi l’avrebbe mai detto? Resistenti, indistruttibili e incrollabili come sono, Rudolf Schenker e Klaus Meine lo sanno bene. Il primo a settembre compirà 78 anni, il secondo ci è arrivato quest’anno a maggio. Gli anni corrono. E la band va avanti. Registra e suona. Nel 2022 gli Scorpions hanno pubblicato un ottimo nuovo album in studio, “Rock Believer”, e sembrava che con il tour di allora, quello per promuoverlo, stessero suonando gli ultimi concerti (li abbiamo beccati a Brno, in Repubblica Ceca, nel 2023). E invece no. Nel 2024 la band ha toccato i 60 anni di attività, ha deciso di festeggiare con un nuovo tour mondiale e ha trascinato i festeggiamenti per questi sessant’anni di bagarre tra un tour e l’altro fino al 2026. Bratislava sembrava una tappa comodissima, sulla strada del ritorno dalle vacanze in Repubblica Ceca. Temperature a parte, che quel giorno toccavano i 40°C.
Il palazzetto dell’hockey, casa dell’HC Slovan, che ai concerti accoglie una buona decina di migliaia di teste, non era del tutto sold out. Ma faceva caldo. Di nuovo un pubblico da ogni angolo del globo, e non per forza slovacco. Si preannunciava una serata perfetta. Una festa con le leggende. Quando li vedi nel 2026 sai che, molto probabilmente, è anche l’ultima volta.
Produzione eccezionale. I soldi sono soldi. Palco gigantesco, scenografie enormi, maxischermi giganti. Tutto al posto giusto. Persino l’audio. Ok, sarcasmo a parte. Fino a Make It Real anche gli assoli di Mathias Jabbs si sentivano come si deve. Sì, proprio quegli assoli che danno a ogni concerto della band quel pizzico di fascino in più e per cui chi scrive va ai concerti degli Scorpions soprattutto. Matthias è Matthias. Una star a modo suo. E anche stavolta ha brillato.
C’è tanta pompa, e ci sta. Questi sono gli Scorpions. Quanto a costruire l’atmosfera, sono semplicemente intoccabili. Si creano il loro mondo e ti ci trascinano dentro. Una sfilza di hit con l’accento sull’album “Love At the First Sting”, da cui abbiamo sentito ben sei pezzi – l’apertura Coming Home, Bad Boys Running Wild e I’m Leaving You sono state vere prelibatezze accanto agli immancabili standard Big City Nights, Still Lovin’ You e Rock You Like A Hurricane, tenuti in serbo per la coda dello spettacolo, che hanno mandato il palazzetto su di giri al massimo.
La squadra è ottima! Mikkey ha trovato il miglior datore di lavoro possibile dopo lo scioglimento dei Motörhead. Senza dubbio. Ancora una volta ha lasciato a bocca aperta con la sua grandezza dietro i tamburi. Gli Scorpions gli stanno addosso come un guanto. Anche il suo momento da solista ha regalato un’esperienza indimenticabile, a modo suo. Il suo set di tamburi, rispetto a quello dei tempi dei Motörhead, non è però nemmeno lontanamente così sterminato. Ai tempi dei Motörhead di Mikkey si vedeva giusto la parte alta della testa, tanto era sommerso da tom e piatti. Musicista splendido.
Sicuramente in molti vi chiedete come sta Klaus. Klaus se l’è cavata dignitosamente. I ragazzi sono accordati anche un filo più in basso e Klaus ha cantato molto bene. Certo, gli manca un po’ di quella vivacità di una volta, ed è normale per uno che è alle soglie degli ottant’anni. Ha lasciato qualche ritornello al pubblico e si è un po’ ritagliato su misura certe linee vocali. Tutto normale e accettabile. Se fai il paragone con quello che è rimasto, per dire, del David Lee Roth di una volta, che oggi si rende letteralmente ridicolo sul palco, e anche il molto più giovane Jon Bon Jovi non è più una perla da questo punto di vista, Klaus rispetto a entrambi è ancora un vero usignolo. Rudolf resta il clown del palco. Quel clown di turno che deve tenere al massimo il livello di allegria sfrenata e di positività alle stelle durante il concerto. Se non prima, ha incoronato di nuovo questo suo ruolo da matto in un’incrollabile Blackout (la prima del bis d’obbligo) – con una chitarra con tanto di marmitta funzionante. Fisicamente e carico come si deve, comunque, sta in piedi diversi livelli meglio di Klaus.
Un’ora e cinquanta di energia fenomenale. Energia unica. L’energia del rock’n’roll unico. Sì, c’è stata anche Wind of Change. Ma certo che c’è stata! Con tutto il suo kitsch a profusione, le luci e le americanate di scena, coronata nel bis da uno scorpione gigante che si è gonfiato dietro la batteria di Mikkey e ha preso il posto di Eddie degli Iron Maiden.
Anche nel 2026 ai concerti degli Scorpions tutto torna. Incredibile. Dopo più di 60 anni di attività. Sì – questo lo posso scrivere con la massima tranquillità. Forma, esecuzione e ovviamente tutto il contorno (scenografia, immancabile catwalk, luci fenomenali, filmati sul maxischermo del palco eccetera…). Insomma, splendido. Quanto tempo resti ancora agli Scorpions lo sanno solo loro, ma finché hanno voglia di suonare dal vivo vale la pena approfittare di ogni loro concerto che capita dalle vostre parti. È incredibile che anche questo lo possa scrivere con una tale tranquillità. Le leggende hanno detto tutto quello che c’era da dire, ma è chiaro che sul palco si divertono da matti. E che continui ancora un po’ così.
Autore: Aleš Podbrežnik
Fotografie: Edita Klemen
Scorpions – setlist:
1. Intro (60th Anniversary Tour Video Package)
2. Coming Home
3. Gas in the Tank
4. Make It Real
5. The Zoo
6. Coast to Coast
7. Top of the Bill / Steamrock Fever / Speedy’s Coming / Catch Your Train (70’s Medley)
8. Bad Boys Running Wild
9. Delicate Dance
10. Send Me an Angel
11. Wind of Change
12. Loving You Sunday Morning
13. I’m Leaving You
14. New Vision (Pawel Maciwoda Bass Solo – Mikkey Dee Drum Solo)
15. Tease Me Please Me
16. Big City Nights
17. Still Loving You
—bis—
18. Blackout
19. Rock You Like a Hurricane










































