Scorpions: Rock Believer

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Etichetta: Vertigo/Universal Music GmbH
Data di uscita: 25/02/2022
Produzione: Scorpions & Hans-Martin Buff
Durata dell’album: 44.29 min
Genere: Hard Rock / Heavy Metal
Voto: 8,0/10


Siamo nel 2022 e sono passati esattamente 50 anni dall’uscita del debutto degli Scorpions, «Lonesome Crow»: gli iconici rocker tedeschi di Hannover tornano con un altro dei loro vangeli rock. E non perché non sappiano, non possano o non osino. Semplicemente, è difficile immaginare che Rudolf Schenker e Klaus Meine, oggi settantatreenni, abbiano ancora voglia di infilarsi ogni tanto in studio per registrare qualcosa. Non hanno nulla da dimostrare. E anche se per loro il «giovincello» – «appena» 66 anni – Mathias Jabs non ricorda più nemmeno lui quando il vento gli ha scompigliato i capelli l’ultima volta, questi tre scorpioni restano un trio iconico, che con ogni probabilità ha puntato l’ago della bussola un’ultima volta verso lo studio per sfornare ancora un album hard rock.

E che album! Con un pacchetto di pezzi che potrebbero stare tranquillamente nei dischi dell’era classica, quella delle pietre miliari indimenticabili come «Lovedrive», «Blackout» e «Love At First Sting». Ce lo confermano Roots in My Boots, Knock ‘Em Dead, Hot and Cold e Peacemaker. «Rock Believer» però non si accontenta e spinge ancora oltre. Più a fondo, fino alle radici. Dritto negli anni Settanta. Nel disco troviamo infatti perfino due momenti che possono flirtare con il catalogo degli album nati quando alla chitarra solista c’era ancora Uli Jon Roth. Penso ai due pezzi centrali, Seventh Son e, prima ancora, Shining Of Your Soul, che si allontanano di proposito dalla forma consolidata del «fraseggio dritto in faccia»; in Shining Of Your Soul, tra l’altro, ci si infila in modo teatrale anche un po’ di ritmica reggae. Sono le «deviazioni» del disco: non sorprendono più di tanto, anche se nessuno se le aspettava, e confermano soltanto che alle spalle degli Scorpions c’è una lunga, polverosa strada tortuosa fatta di migliaia e migliaia di chilometri. Klaus Meine, in studio e nel 2022, sviluppa ancora quelle caratteristiche vocali, quella figura vocale che mette sul piedistallo del rock’n’roll non solo lui ma tutti gli Scorpions, in un posto speciale. Il suo inconfondibile carisma vocale, l’incorreggibile incantatore della voce lo corona di sicuro nel brano conclusivo del disco, l’emozionantissima When You Know (Where You Come From).

Il nuovo batterista poteva essere sfruttato un po’ meglio. Non so che cosa avrebbe potuto significare per il volto del nuovo disco, ma con un nome come Mikkey Dee (Motörhead) in squadra gli Scorpions avrebbero potuto concedersi qualche scorribanda più veloce; invece i pezzi dell’album restano per lo più su tempi medi. Questo non vuol dire che ci sia qualcosa che non va nel disco. Prendi per esempio Hot And Cold, che si può sicuramente infilare nella categoria degli assalti con uno scatto ritmico più rapido. Ma non finisce qui. Subito dopo arriva un rock’n’roller sorprendentemente affilato, When I Lay My Bones To Rest, in cui gli Scorpions hanno di sicuro tenuto conto del lavoro passato di Mikkey. Per la veste un po’ ruvida di questo pezzo sarebbe andato fiero anche l’ex mentore del batterista, nonché suo ex datore di lavoro: il «cancelliere di ferro» Lemmy Kilmister.

Esistono due versioni dell’album. Quella più corta, con la tracklist regolare – la versione «economica» – e quella estesa, con brani aggiuntivi, che ovviamente costa di più. I pezzi extra non portano sostanza musicale degna di nota. «Rock Believer» accende il suo credo nel modo più intenso nel formato standard. Dalla testa ai piedi. I fan della band saranno più che soddisfatti. Dall’inizio alla fine, «Rock Believer» ti fa capire che questi leggendari nonni dell’hard rock stavolta, in tutto quello che hanno fatto, si sono goduti ogni momento e si sono divertiti da matti. Il disco suona rilassato, sprigiona una musicalità famelica, accompagnata da una dose ortodossa di decibel rock e dall’intensità del fraseggio chitarristico del duo Jabs-Schenker, dal recital ritmico compatto e incisivo dei colpi di Dee, dalle linee di basso profonde di Paweł Mąciwoda e dall’inconfondibile, unico Klaus Meine alla voce. Autentico e sincero. Senza voli pindarici. Non c’è traccia nemmeno di vecchie idee mai usate (di archivio) rispolverate dagli Scorpions per il nuovo album, come era invece successo con il predecessore «Return To Forever» (2015). Proprio per questo «Rock Believer», nel creare un senso di nostalgia, risulta in una certa misura perfino più genuino.

Gli Scorpions, insomma, danno il meglio quando vanno all’essenziale. Quando non complicano le cose. Quando suonano rock! Il loro rock. «Rock Believer» quindi non offre nulla di spettacolare e niente «escursioni sismiche» nell’artisticità. Ed è proprio per questo che è così bello. Semplice e diretto. Segue con sincerità istinti e sensazioni. La band è al momento in tour in Nord America. La storia, evidentemente, non è ancora finita, e se gli Scorpions hanno intenzione di allungarla, con la qualità che offre «Rock Believer» nessuno si lamenterà di certo di una simile decisione da parte della leggendaria band.

Autore: Aleš Podbrežnik

Tracklist:
01. Gas In The Tank
02. Roots In My Boots
03. Knock ‘Em Dead
04. Rock Believer
05. Shining Of Your Soul
06. Seventh Sun
07. Hot And Cold
08. When I Lay My Bones To Rest
09. Peacemaker
10. Call Of The Wild
11. When You Know (Where You Come From)

Formazione:
Klaus Meine – voce
Rudolf Schenker – chitarra ritmica, cori, assolo di chitarra nel brano n. 11
Matthias Jabs – chitarra solista e ritmica, arrangiamenti di chitarra
Paweł Mąciwoda – basso
Mikkey Dee – batteria

Collaboratori:
Ingo Powitzer – chitarre e bassi aggiuntivi, assolo di chitarra in “When Tomorrow Comes” (versione deluxe), cori, battimani, arrangiamenti di chitarra
Hans-Martin Buff – cori, battimani
Jakob Himmelein – cori, battimani
Alex Malek – cori, battimani
Pitti Hecht – percussioni


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