Sejo e i Zabranjeno Pušenje in versione unplugged al Cankarjev dom

foto: IGORAC 2025
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Data: venerdì 24/1/2025
Luogo: Lubiana, Slovenia
Sul palco: Zabranjeno pušenje, documentario Svjetla Sarajeva


Io, il vostro affezionatissimo, mi sono ritrovato del tutto a sorpresa, su invito speciale di una persona speciale, a un evento culturale-artistico nel cuore della capitale avvolta dalla nebbia.

Zabranjeno pušenje ha fatto tappa a Lubiana nell’ambito di un mini tour (Sarajevo, Lubiana, Zagabria) per presentare il pluripremiato documentario Svjetla Sarajeva. Il film segue la band nel viaggio di ritorno alla sala Skenderija, dove, per il cinquantesimo anniversario dell’inaugurazione, suonano il loro più grande concerto sarajevese. Scopriamo anche il faticoso processo di ricostruzione della band dopo la guerra. La storia schiva con abilità l’inutile dibattito su Dr Nele Karajlić, mentre a metterci del suo ci pensa il narratore, alfa e omega della band, Sejo Sexon, con i suoi aneddoti azzeccatissimi. Di sfuggita conosciamo anche alcuni personaggi del repertorio, come il poliziotto Mrga, Lepi e l’indimenticabile duo Pišonja e Žuga.
Il film mi è piaciuto, ha racchiuso bene lo spirito del tempo, della città e della band. Visto che in fondo siamo metallari, una curiosità: alla chitarra solista della band da qualche anno c’è Toni Lović, che si è fatto un nome nella band metal croata Sauron.

È seguita un’intervista inutile, in cui non abbiamo scoperto niente di particolarmente importante, e una pausa di quindici minuti.

Tornati in sala, ci aspettava un palco pronto per una band unplugged, con gli sgabelli da bar in prima fila. La band si è presentata in questa formazione: Sejo – voce principale e chitarra, Toni – chitarra, Robi – violino, Branko – batteria e cori, Dejan – basso, Anđela – voce principale e cori e un altro tizio all’armonica. Sejo ha annunciato che avevano rivestito di abiti acustici i pezzi che di solito non eseguono dal vivo e che nel suo cuore hanno un posto speciale. Va detto che Sejo di mestiere non è un cantante, ma un narratore, un bardo, un trovatore, chiamatelo come vi pare. Di conseguenza la qualità delle canzoni dei Zabranjeno pušenje poggia sui testi, non tanto sulla musica in sé, che comunque non è affatto da buttare.
La prima parte del concerto è quindi filata via con pezzi per lo più sconosciuti a me, così l’ho seguita leggendo i testi sul cellulare, il che mi ha arricchito parecchio l’esperienza. I pezzi rivestiti di acustico suonavano totalmente blues e country ed erano piuttosto simili tra loro per stile e ritmo. In questa parte spiccavano Počasna salva, dedicata allo scomparso Bora Đorđević, e Pismo Elvisu, in cui ha brillato la cantante Anđela. Il giro di chitarra di Počasna salva Sejo (volutamente o no) se l’è preso in prestito dagli Status Quo e dal loro pezzo Gerdundula, grazie a Gorazd per l’info. Come si è visto, a Sejo stanno più a cuore i pezzi confessionali, scritti dopo la riattivazione della band, visto che la maggior parte delle esecuzioni della prima parte del concerto veniva da quel periodo.
Il pubblico della Linhartova dvorana sold out si divertiva a vista d’occhio, c’erano parecchi fan ortodossi/intenditori. Tra loro anche il signore dietro di me, che in trance cantava la maggior parte dei testi, ma purtroppo le sue doti vocali non arrivavano al livello del suo entusiasmo.

Siccome, nonostante la voglia di farne a meno, senza i grandi successi non si può, la parte conclusiva del concerto è partita con la ormai popolarissima Možeš imat moje tjelo dall’album del ritorno Fildžan viška. Poi è arrivata una sfilza di hit, tra cui Balada o Pišonji i Žugi, Posljednja oaza (con la leggendaria Fikreta), Djevojčice kojima miriše koža, Lutka sa naslovne strane, Poso, kuća, birtija. Il massimo dell’entusiasmo l’ha raccolto Fildžan viška (questa è la gente di Sarajevo!!!), mentre io personalmente mi sono goduto l’ode all’amore gay, un tempo controversa, Javi mi, che grazie a un testo non proprio “immediato” è sfuggita a una censura più seria dell’orecchio vigile dell’Udba.

Abbiamo vissuto un gran bel concerto di una band di qualità, che si diverte a suonare e a stare in compagnia l’uno dell’altro. Lo stile di canto narrativo di Sejo era sostenuto alla grande dai cori di Anđela e Branko. Il suono era (a parte i problemi iniziali con Anđela e il violino, troppo alti) pieno e pulito, ogni strumento si sentiva bene, e ogni tanto il violinista Robi e il chitarrista Toni hanno avuto la possibilità di brillare. Sarebbe stato decisamente meglio far seguire il concerto subito al film, magari accorciandolo di un paio di pezzi. Cinque ore seduti sono comunque un filo troppe, anche con buona musica e un film interessante.

Sejo è un autore e paroliere eccezionale, in lui e nel suo modo di vivere Sarajevo mi ci ritrovo abbastanza. Quella città l’ho vissuta in tutto il suo splendore prebellico, ma anche nella miseria del dopoguerra. Ci ho passato parecchi bei giorni e ho fatto qualche nottata selvaggia. Ma ho vissuto anche una delle esperienze più spiacevoli della mia vita, perciò, nonostante la nostalgia in technicolor di Sejo, posso assicurare che anche la gente di Sarajevo alla fin fine è solo … gente.

Testo e fotografie (pessime): Igorac


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