Serious Reggae Deviations

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: BRO
Etichetta: Kurz CPZ
Uscita: 2009
Durata: 47:05
Voto: 4/5

A giudicare dalla copertina di questo album, all’inizio ho pensato che fosse un “best of” di Jure Košir. Parliamo seriamente? Ognuno di noi perde l’innocenza almeno una volta nella vita. Se non fosse così, tutti ti prenderebbero per un tipo strano. Beh, quelli che vivono la vita sempre con la marcia “più alta” (se non “la più alta di tutte”) vengono sverginati anche più volte. Vale per tutte le tipe di Mate Brodar, che ha pubblicato il suo primo album in studio da solista, fino a me, che proprio per colpa di quel ragazzo mi ritrovo per la prima volta in vita mia a recensire un disco le cui canzoni partono, in sostanza, dalla musica reggae. Ma tranquilli. È una storia a lieto fine.

Mate Brodar non ha bisogno di grandi presentazioni. Per il suo debutto “Serious Reggae Deviations” ha accorciato il suo nome in BRO e si è lanciato nel mondo della creazione autoriale in proprio, che non è né Da Phenomena, né Tinkara, né il braccio destro di Magnific. Il grande vantaggio di Brodar, oltre agli attributi di base del talento musicale che si porta dietro dalla culla e alla conseguente forza espressiva sul palco, è la straordinaria capacità di recepire, o meglio di “autoconsumare”, i generi musicali più diversi di questo pianeta.

Il titolo dell’album non poteva essere più azzeccato: dice chiaramente che si tratta di un disco che si appoggia al reggae dall’inizio alla fine, ma che nello stesso reggae infila un bel po’ di spezie diverse, prese dal buon pop rock, dal jazz, con una spolverata zuccherina di soul e R&B, dal dub, da qualche deviazione verso il rock e, in un punto, perfino da una leggera detonazione metal.

L’apertura dell’album con This B Song (of the Towell Stealaz) parte cupa, enigmatica, ovviamente sostenuta da un beat reggae accompagnato da echi dub, con dosi generose di sbuffi decorativi di tromba. È il pezzo più lungo del disco, quasi sette minuti e mezzo, ma passa in un lampo. Dopo sei minuti, grazie a un passaggio di chitarra intrecciato con un certo spirito, il brano riesce davvero a portarti dentro l’album, perché il suo suono diventa finalmente del tutto naturale (organico). Seguono due pezzi con un bel potenziale da singolo di successo. Universe, la prima delle due, ha un carattere positivo e leggero, e scioglie definitivamente l’album nelle sue intenzioni. La sensazione resta anche quando parte la seconda, U Got 2 Steal The Towel. BRO mostra la sua devozione alla rivoluzione cubana con Guantanamo Bay, una rielaborazione spiritosa di quella che forse è la canzone patriottica cubana più famosa, Guantanamera. Qui il ragazzo schiaccia l’acceleratore, il pezzo corre su un tempo reggae sostenuto e poi arriva uno scioglimento drammatico e pittoresco con un vero riff heavy metal, che porta un momento di spontaneità e un effetto shock. Una finta fantastica, soprattutto perché è perfettamente compatibile con la dolcezza della prima parte della canzone. Il momento meno interessante del disco è Loodown Stealah, dove però a salvare la situazione ci pensa Mate con il suo approccio vocale ricco di sfumature.

Il punto di forza di questo album sta nel fatto che BRO ha avuto chiarissimo, dall’inizio alla fine, cosa voleva. Le sue mosse sono brevi, sintetiche, razionalizzate al massimo. Gioca la carta del “meno è più” con grande abilità, la rigira sempre a proprio favore e mantiene così intatta la forza espressiva dei singoli brani. Anzi: la aumenta. Più l’accompagnamento strumentale è sfoltito, o ridotto quasi al solo “beat”, più si ricorre a uno sfruttamento colorato delle capacità vocali di BRO, il che non esclude nemmeno ricchi arrangiamenti a più voci nei ritornelli. Conoscenza, esperienza e lasciarsi guidare dalle sensazioni convivono in questo disco in modo molto riuscito ed efficace.

La seconda parte dell’album è ancora un filo più riuscita della prima. Nuff Respect parte con uno sviluppo imprevedibile, come un indovinello che rilancia l’interesse. Un gradito aumento della dinamica arriva dagli ornamenti solistici di chitarra di impronta jazz. La sensazione prosegue con Shell, che a livello espressivo è un’altra cosa, ma stavolta il ruolo della chitarra del brano precedente passa alla tromba. Surprisespring non frena minimamente il dialogo musicale dinamico e ramificato tra BRO e chi ascolta, e fa particolarmente bene l’escalation delle figure dell’assolo finale di tromba, che attinge all’ispirazione pionieristica di Miles Davis.

Il dolce finale dell’album è piazzato in chiusura con Lines In The Sand. Come la maggior parte dei brani del disco, ha una fluidità straordinaria nella convivenza dei motivi di base che guidano la canzone. È il pezzo più malinconico dell’album. Nella prima parte la struttura dell’accompagnamento, morbida e arrangiata con calma, mette ancora più in risalto la forza di BRO come interprete. Il brano convince grazie alla sensualità della voce, messa in evidenza in modo particolarmente riuscito. Quando Lines In The Sand si riversa in una comunicazione puramente strumentale tra i suoi elementi, questi trascinano l’album verso una chiusura drammatica quanto necessaria e firmano così uno dei picchi assoluti del disco.

Al di là di quanto detto in questi “pochi” paragrafi, BRO è la figura centrale di tutto quello che succede. Sulla sua voce si regge e cresce tutto.  È un interprete magistrale, che si cala con abilità nella situazione e si adatta. In fondo è convincente già per il semplice fatto che il suo canto ha un timbro riconoscibile, che dà al musicista un’identità espressiva tutta sua. La sua estensione è impostata un po’ più in alto, con una chiusura di frase stridula che gli dà proprio quella faccia riconoscibile. Il tipo ha un senso innato con cui piega e modella i versi alla maniera soul e R&B. Così arrivano la dinamica necessaria e la fonte principale di energia espressiva che fa girare gli ingranaggi dei brani.

Si potrebbe chiudere il discorso su “Serious Reggae Deviations” definendolo un tentativo audace, riuscito, di unire lo spirito del battito popolare di tutta la Slovenia con il reggae e con altri elementi musicali, in un impasto particolare che ha sicuramente il potenziale per conquistare le masse slovene. È vero che noi sloveni non possiamo vantare un sostegno particolare per la musica reggae, forse proprio perché le band slovene che ci hanno provato in questo genere sono cadute nella genericità, quindi a prima vista si potrebbe dire che BRO debba cercare pane all’estero. Ma già il semplice assioma del battito dello spirito di questo popolo catturato in pieno (detto alla buona: “lo sloveno “tira” al reggae!”), che avvolge come un velo la struttura di base dei brani, porta punti importanti per cui anche il pubblico sloveno potrebbe accogliere l’album a braccia aperte. Personalmente gli pronostico il successo, se non altro per il carisma particolare, il fascino riconoscibile, la struttura colorata e piena di contrasti che crea la storia di nove unità concise, compatte e chiuse nei loro motivi. Queste unità danno vita a un album incredibilmente ascoltabile, rilassato e leggero, che al tempo stesso dimostra come sia il frutto dell’autorialità di un talento musicale di alta qualità, quello di BRO e dei suoi aiutanti in studio. Di genericità e idee prese in prestito stavolta non si parla proprio: abbiamo davanti un prodotto musicale di grande qualità, con un volto tutto suo e un fascino irresistibile!

Formazione

BRO – voce, chitarra, basso, programmazione

MUSICISTI OSPITI:
Tadej Košir – assolo di chitarra nei brani 6 e 7
Igor Matkovič – tromba nei brani 1, 7, 8
Jošt Drašler – basso nei brani 2 e 7
Jure Rozman – batteria

Produzione

Iztok Turk

Tracklist

1. This B The Song (Of The Towel Stealaz)
2. Universe
3. U Got 2 Steal The Towel
4. Guantanamo Bay
5. Loodown Stealah
6. Nuff Respect
7. Shell
8. Surprisespring
9. Lines In The Sand

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