Shadowmaker

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Running Wild
Etichetta: SPV Records
Uscita: year
Durata: 50:16
Voto: 3/5

I Running Wild fanno parte di quella schiera di band che ha allargato in modo radicale l’eredità dell’heavy metal europeo di stampo teutonico, che insieme a gruppi tedeschi come Rage, Grave Digger, Helloween,… ha seguito un percorso di sviluppo parallelo poco dopo il boom del metal in Gran Bretagna, quando era esploso il movimento della »new wave of British heavy metal«. I Running Wild hanno sviluppato un suono heavy metal ruvido e tutto loro, riconoscibile al volo, e i loro dischi migliori sono usciti tra il 1987 e il 1998. Da lì in poi la qualità degli ultimi tre album è crollata, e proprio l’ultimo, »Rouges En Vogue«, ha piantato l’ennesimo chiodo nella bara di quello che un tempo era il fiero status e la voce di questa band, che pure è tra i rappresentanti più importanti dell’heavy metal del vecchio continente (il metal tedesco), visto che con la sua attività ha contribuito a consolidare lo status dell’heavy metal sul pianeta.

Dopo che nel 2009 Rolf Kasparek aveva messo a riposo la band, cosa che sembrava l’unica soluzione sensata visto il calo di reputazione dovuto a uscite in studio sbiadite, nel 2011 il nostro ha annunciato che i Running Wild erano di nuovo in pista, promettendo un album in studio completamente nuovo.

Rock N’ Rolf non ha dimenticato come si sforna il giusto passaggio di chitarra. Forza, mestiere e talento per costruire un bel riff questo musicista ce li ha nel sangue. La sua voce con gli anni si è fatta più ruvida e più bassa, e anche in questo »Shadowmaker« non lo nasconde. È sempre nasale, ma ha quel carisma tutto suo, che è uno dei marchi di fabbrica di status e voce dei Running Wild, e senza la voce di Rolf proprio non si può. L’album di per sé è di ottima qualità (soprattutto se dimentichiamo che dietro c’è il nome Runing Wild), ma non renderà felici quei fan che giurano sul periodo d’oro della band negli anni Ottanta e Novanta, perché non raggiunge in alcun modo il livello delle opere più alte dei Runing Wild, e non può nemmeno competere con loro. Quindi ha senso fare paragoni tra il nuovo album e quelli del passato solo nell’arco delle uscite in studio dei Running Wild tra il 1999 e il 2005.

Se ci concentriamo su quel periodo e mettiamo a confronto il nuovo album con »Victory«, »The Brotherhood« e »Rouges En Vogue«, è chiaro che il principio con cui vengono scritti i riff di chitarra resta simile. I Running Wild oggi non sono più così veloci, i riff non cavalcano più sull’ossatura di un rally incandescente di doppia cassa. I riff sono spogli, aperti e per lo più calibrati sul ritmo della marcia. Però suonano più a fuoco, molto meglio prodotti e quindi molto più concreti rispetto agli ultimi due album, il che è un segnale molto, molto buono. Brani come I Am Who I Am (peraltro il pezzo più veloce del disco) o Me & The Boys (»Rolf, pronto?«!?!) nei ritornelli suonano molto ingenui e in pratica declassano l’intero album a un livello che non permette in nessun modo di metterlo a confronto con il periodo d’oro della band. Se caricaturizzo un po’, la trasformazione del celebre detto di Treasure Island »Pieces of eight« in »Piece of the Action« (il titolo del brano d’apertura di »Shadowmaker«)  dice tutto sullo stato della band dopo quello che offre anche »Shadowmaker«, ed è azzeccatissima. Il brano »Into the Black« con un’altra produzione e un’altra interpretazione vocale potrebbe benissimo finire in un disco dei W.A.S.P. I paragoni con i W.A.S.P. risalivano già all’album »The Brotherhood«, quindi per i Running Wild non è niente di nuovo.

Detto questo, Kasparek non ha perso del tutto il suo mojo piratesco. Riding on the Tide non c’entra assolutamente nulla con il classico Riding the Storm, ma ha un po’ di quel vibe piratesco inconfondibile, e lo stesso vale per Sailing Fire, mentre Locomotive è davvero impressionante: con un po’ più di dinamite e accelerazione potrebbe portare questo momento del disco persino a livello delle creazioni più vecchie della band (più vecchie di 15 anni). Il pezzo migliore però è senza dubbio l’ultimo. Dracula è un vero e proprio pezzo epico e tiene teso il filo che lega i nuovi Running Wild ai tempi classici della band, quando sfornava i momenti magici della carriera tipo Treasure Island, Blazon Stone, Battle Of Waterloo, Genesis (the making and the fall of man), Underworld,… Per l’energia che cattura si avvicina di più a The Ghost (T.E. Lawrence) dall’album »The Brotherhood«. Ha quell’ornamento tipico e inconfondibile della doppia armonia di chitarra in terze con cui è punteggiato il passaggio chitarristico. È l’elemento di cui sono intrisi i Running Wild classici e che manca così tanto anche in »Shadowmaker«.

Insomma. »Shadowmaker« non è un brutto album. È all’altezza del ritorno della band tra i vivi, ma non rimette in gioco quella famigerata dinamite di selvaggeria indomata che va a braccetto con il nome stesso »Running Wild«, tanto meno con i lavori classici della band. Per questo i fan continueranno ad andare ai futuri concerti dei Running Wild esclusivamente per sentire i classici usciti sugli album degli anni Ottanta e Novanta. Ed è proprio così. »Shadowmaker« conferma che i Running Wild oggi sono semplicemente un’altra band e che bisogna farsene una ragione: Rock N’ Rolf oggi scrive musica diversa, che resta comunque, in tutto e per tutto, una riflessione di grande qualità sulla vecchia scuola heavy metal.

Formazione

Rolf “Rock’n’Rolf” Kasparek – voce, chitarra
Peter “PJ” Jordan – chitarra
Peter Pichl – basso
Matthias “Metalmachine” Liebetruth – batteria

Produzione

Rolf “Rock’n’Rolf” Kasparek

Tracklist

1. Piece Of The Action (4:25)
2. Riding On The Tide (4:18)
3. I Am Who I Am (4:51)
4. Black Shadow (5:13)
5. Locomotive (4:35)
6. Me & The Boys (5:00)
7. Shadowmaker (4:25)
8. Sailing Fire (4:14)
9. Into The Black (4:57)
10. Dracula (7:29)

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