Shape Shifter
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Santana
Etichetta: Starfaith Records
Uscita: 2012
Durata: 57:22
Voto: 4.5/5
Carlos Santana, leggendario virtuoso della chitarra messicano-americano, che dopo tanti anni di carriera di successo non ha davvero bisogno di presentazioni particolari, visto che con la sua band Santana è entrato già all’inizio dei Settanta nel Olimpo immortale della musica. Con la sua miscela unica di melodie latine, ritmi afro-cubani, jazz e rock a trazione chitarristica, dopo anni passati a brancolare tra progetti fin troppo commerciali, che spesso non avevano quello spirito autentico e originario della leggendaria band, con »Shape Shifter« è tornato ‘tra i vivi’ in modo davvero grandioso e ha spiegato di nuovo, a tutta apertura, le ali del suo sfrenato artismo latin rock.
Sul suo ultimo lavoro, già il ventiduesimo in studio per la leggendaria band, arrivato dopo tanto tempo e dopo quattro progetti più o meno completamente salati di commercialità, con una sfilza di cantanti ospiti danarosi (»Guitar Heaven« del 2010, album di cover, difficilmente si può far rientrare tra i regolari dischi in studio), tra i quali l’attenzione maggiore se l’è guadagnata, a ragione, »Supernatural« (1999), il signor Santana ha creato di nuovo un album fusion quasi esclusivamente strumentale (l’unica eccezione è il brano »Eres La Luz«, con due vocalist ospiti), con le classiche finezze chitarristiche latine alla Santana e un condimento ritmico caraibico con un pizzico di jazz, insomma quasi al livello dei suoi lavori migliori dei primi anni Settanta. È anche il primo album dei Santana uscito per la nuova etichetta di Carlos, »Starfaith Records«.
La title track d’apertura contiene ritmi sciamanici e un’autentica vocalità dei nativi nordamericani, che crea un’atmosfera da vero ‘Selvaggio West’. Le malinconiche pennellate chitarristiche del maestro si fondono magnificamente con il suono caldo e organico dell’organo Hammond del vecchio volpone Chester Thompson (che non va assolutamente confuso con l’omonimo celebre batterista Chester Cortez Thompson), mentre a garantire la dinamica motorica ritmica ci pensa in primo luogo il batterista Dennis Chambers, un altro storico collaboratore dei Santana, che lavora con Carlos dal 2004. Oltre al maestro delle tastiere Thompson, della ricca orchestrazione si è occupato il figlio di Carlos, Salvador. I buongustai della musica si godranno una vera e propria tavolozza di assoli gastronomici sulla chitarra del maestro, oltre al suono retrò degli organi Hammond di Thompson, che su »Shape Shifter« abbondano davvero. Gli arrangiamenti sinfonici dei vari pezzi sono insomma ricchi come non si sentiva da un pezzo.
Anche la melodrammatica »Dom« ricorda i tempi migliori dei Santana, con il suono inconsolabile dell’assolo di chitarra di Carlos che si incrocia con le ampie distese della melodia latina, un’orchestrazione generosa e dinamici ornamenti ritmici. »Nomad« è già al confine con l’hard rock, con le classiche finezze chitarristiche fusion e l’immancabile assolo incandescente: la band di Carlos, anche grazie ai passaggi di organo Hammond che sfrecciano senza compromessi, non suonava così incisiva da tempo, e anche stavolta c’è da applaudire. Ma le belle sorprese sono ben lontane dall’essere finite. »Metatron« con la sua atmosfera solenne regala una bella svolta ambient e presenta di nuovo Carlos nei panni di uno dei chitarristi più raffinati di tutti i tempi. Le trame sinfoniche degli organi Hammond sono di nuovo da leccarsi i baffi, e lo spirito dei Santana classici dei primi anni Settanta torna a ballare la sua meravigliosa danza sciamanica.
»Angelica Faith« è un altro pezzo ricco di atmosfere ambient, con una manciata di passaggi sottili di chitarra e pianoforte, ideale per sognare a occhi aperti in vacanza, in mezzo ai Caraibi, al tramonto. »Never The Same Again« è una composizione complessa ma sorprendentemente melodica, di taglio fusion, con arrangiamenti orchestrali bellissimi e motivi ritmici tenuti insieme dall’eccezionale sensibilità chitarristica di Carlos. »In The Light Of A New Day« con la sua orchestrazione fluida e le prelibatezze chitarristiche dal suono inconsolabile è un collage struggente di pura eterea malinconia alla Santana, che risveglia tempi lontani in cui fare musica con l’anima era ancora la cosa più normale del mondo.
»Spark Of The Divine« è un breve ma malinconico intreccio di orchestrazione imponente guidata da un assolo di chitarra da spezzare il cuore, con il retrogusto obbligato di world music. »Macumba In Budapest« contiene variopinti ritmi cubani alle percussioni, arrangiamenti sinfonici struggenti e passaggi chitarristici ipnotico-malinconici, di quelli che sa offrire solo Carlos Santana. Va detto, a questo proposito, che »Shape Shifter« all’uscita ha fatto il suo miglior risultato proprio nelle classifiche ungheresi. »Mr. Szabo« è dedicata all’importante chitarrista jazz ungherese Gabor Szabo, uno degli idoli chitarristici giovanili di Carlos. Curioso che il brano abbia una struttura ritmica simile al classico di Szabo »Gypsy Queen« del 1966, che Santana nel 1970, insieme all’hit dei Fleetwood Mac »Black Magic Woman«, rielaborò in un indimenticabile classico rock ‘dualistico’.
»Eres La Luz« è un latin pop rock con due diversi vocalist ospiti, e quindi di gran lunga il pezzo più commerciale di »Shape Shifter«. Mentre Andy Vargas canta in spagnolo, poi a completarlo in inglese arriva Tony Lindsay, e insieme, sui ritmi caraibici da ballo, creano quell’atmosfera latina genuina e piena di temperamento che fa parte da sempre della tradizione dei Santana. Il romantico »Canela« rappresenta un nuovo trionfo della raffinatezza negli arrangiamenti e della sensibilità chitarristica e, grazie al caldo suono dell’Hammond, sembra che Carlos e i suoi compagni strumentisti abbiano di nuovo assorbito lo spirito degli avventurosi anni Settanta. Nella seconda parte arriva una svolta inaspettata verso una sezione jazz-latin con arrangiamenti di piano frizzanti e ritmi cubani. Ovviamente anche stavolta non manca l’assolo di chitarra rabbioso e infernalmente veloce di Carlos. La conclusiva »Ah, Sweet Dancer«, malinconica chiusura speziata di jazz, con i suoni delicati del pianoforte, l’ondeggiare di un’orchestrazione possente e gli inconsolabili ghirigori chitarristici di Carlos, è il finale ideale per questo album eccellente.
Carlos Santana non sarebbe Carlos Santana se non avesse sfruttato »Shape Shifter« anche per promuovere la sua visione del mondo ‘all’insegna della giustizia’, e così l’album, come fa capire chiaramente già la copertina, l’ha dedicato ai nativi nordamericani, ai quali il governo degli USA ha chiesto ufficialmente scusa solo nel 2009, cioè un anno dopo le scuse del governo australiano agli aborigeni di laggiù. Nel suo messaggio Carlos ha espresso il desiderio che lo stesso facciano tutti gli altri governi del mondo che portano il pesante fardello storico del debito verso popolazioni autoctone oppresse per secoli.
Šaman se è tornato con un album che gli amanti della sua tecnica chitarristica unica e del suo linguaggio musicale inconfondibile hanno dovuto aspettare parecchio, e ha messo a segno un vertice del latin rock fusion. Gli unici che potrebbero storcere il naso davanti a »Shape Shifter« sono, come prevedibile, i rappresentanti della cosiddetta generazione MTV, consumista e moderna, che rimpiangeranno gli ospiti alla voce con rapper carichi di catenine d’oro e popstar kitsch, con cui speriamo che Carlos in futuro non si accompagni più granché.
Formazione
Carlos Santana – chitarra
Andy Vargas – voce su ‘Eres La Luz’
Tony Lindsay – voce su ‘Eres La Luz’
Chester Thompson – tastiere
Dennis Chambers – batteria
Benny Rietveld – basso
Salvador Santana – tastiere
Raul Rekow – congas
Karl Perazzo – percussioni
Produzione
Carlos Santana
Tracklist
1. Shape Shifter
2. Dom
3. Nomad
4. Metatron
5. Angelica Faith
6. Never The Same Again
7. In The Light Of A New Day
8. Spark Of The Divine
9. Macumba In Budapest
10. Mr. Szabo
11. Eres La Luz
12. Canela
13. Ah, Sweet Dancer