Sharing Space

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Cog
Etichetta: Superball Music
Uscita: 2008
Voto: 3.5/5

 ”Sharing Space” è il secondo album dei moderni progsters australiani Cog. Dopo l’epico debutto concettuale “The New Normal” (2005), che alcuni appassionati di musica dall’animo avventuroso considerano addirittura uno dei traguardi più importanti della scena rock australiana contemporanea, i Cog tornano con un altro lavoro piuttosto innovativo per gli standard del prog rock di oggi. Invece di pescare dalla “vecchia scuola” del prog rock anni ’70, come fa la maggior parte delle band scandinave e americane di oggi, preferisce attingere a forme musicali più estreme, senza mai perdere un buon livello di personalità sonora. La musica dei Cog, un trio formato dai fratelli Flynn (voce, chitarra) e Luke Gower (basso) e da Lucius Borich (batteria), ha in generale molto più in comune con l’alternative rock e il metal che con la classica, il jazz o la psichedelia, gli elementi tradizionali della maggior parte delle band prog rock. Nella loro musica quindi non troverai nemmeno un briciolo di (neo) prog revival, una rarità non da poco nel progressive rock di oggi, che ti piaccia o no. D’altra parte, non esagerano con le sfuriate alternative metal in cui si sente spesso rabbia e dolore, perché queste sono bilanciate a dovere da fluidi strati sinfonici che creano un’atmosfera maestosa e da brevi inserti strumentali in cui esce fuori tutta la loro grande abilità virtuosistica.

Il loro linguaggio musicale non si lascia ridurre a quello di band molto più famose. Per quanto riguarda gli sfoghi di rabbia senza compromessi, a tratti quasi caotici, incarnati da riff affilati, batteria martellante e una voce estremamente varia, e per le pescate nelle correnti alternative, i più vicini sarebbero forse The Mars Volta, ma ogni tanto si trovano parallelismi anche con i Tool. Alla particolarità della band contribuisce molto anche la voce camaleontica e un po’ eccentrica di Flynn Glover, che di certo non è per tutti i gusti. A molti può risultare perfino fastidiosa, come succede di solito con tutti i cantanti dall’approccio vocale più avanguardistico, ma dentro ci sono tante qualità che di solito si rivelano solo dopo qualche ascolto. Il suo timbro unico è quasi decisivo per stabilire se la musica dei Cog ti piacerà oppure no. Può suonare molto melodica e malinconica, e un attimo dopo quasi brutale.

Ad ogni modo, su “Sharing Space” i Cog hanno reso il loro suono un po’ più accessibile anche a un pubblico più ampio, rispetto a un debutto molto sperimentale, e hanno messo in risalto il lato sinfonico con più tastiere, guidate da linee di sintetizzatore a più voci (non mancano tanti campionamenti interessanti, come il suono dei violini). Più peso hanno acquisito anche le armonie vocali di accompagnamento, che a volte suonano quasi stravaganti in stile avanguardia. Gli inserti alternative rock/metal dell’album esplodono di solito nei passaggi in cui entrano i riff pesanti e le polifonie fuori dall’ordinario. Su “Sharing Space” i Cog si sono dedicati soprattutto a creare un ambiente drammatico, che resta sempre a un livello eccellente; domina perlopiù un’atmosfera cupa, ma c’è parecchio spazio anche per momenti più esoterici. I testi sono per lo più di critica sociale, a tratti di taglio esistenzialista e quasi sempre piuttosto diretti, il che è una rarità per un tipo di musica così complessa.

L’album si apre con la suite da 10 minuti “No Other Way”, che serve subito un’atmosfera alta e in crescita costante e qualche idea sperimentale fresca di cui questa band va fiera. La cupa “Are You Interested?”, il cui testo centra il triste fatto che la privacy individuale è diventata un ideale estinto e che le nostre vite sono sempre più controllate da governi corrotti e multinazionali fameliche, è segnata da linee di chitarra taglienti e potenti passaggi di batteria. Le acrobazie vocali di Flynn, i potenti passaggi di batteria e le varie parti di chitarra prendono vita a tutta forza in “The Movies Over”, drammatica e ribelle, dove la rabbia si scontra con la sottigliezza incarnata dalle sezioni più calme con la chitarra acustica in primo piano. La molto più ottimista “What If”, uscita anche come singolo, sfoggia un’ottima prestazione vocale di Flynn, qualche passaggio ritmico d’impronta metal e onde eteree sui campioni di tastiera. Non tutti i pezzi dell’album toccano temi politici. Vale soprattutto per “Bird Of Feather”, dedicata alla figlia di tre anni di Flynn, Sequoia, ed esprime la solitudine del cantante/chitarrista durante la separazione di diversi mesi per le registrazioni di questo disco. Molto interessante anche “Swamp”, con un tocco celtico dato dai campioni di violino. Un capitolo a parte è la title track, con un’atmosfera esaltante, tante armonie a più voci e intense sezioni strumentali. Puntando su queste ultime, in un certo senso introduce nuovi standard nel suono della band. Segue la più malinconico-aggressiva “Say Your Last Goodbye”, che si distingue soprattutto per la potente linea di basso di Luke Gower.

“How Long” mostra di nuovo il lato più sottile della band, con delicati arrangiamenti di chitarra acustica e violino, e ha anche un ritornello interessantissimo e suoni atmosferici di sintetizzatore moog. “The Town Of Lincoln”, dove si mescolano armonie vocali e passaggi strumentali affilati e a più parti, ha una parabola quasi nostalgica. “Bitter Pills” si può definire il pezzo centrale e forse il migliore del disco. Si distingue soprattutto per l’incredibile alternarsi di atmosfere, le linee sognanti di sintetizzatore, il caldo suono della chitarra acustica e un testo esistenzialista convincente. “Four Walls” è di nuovo un pezzo un po’ più condito in stile alternative metal, con tante sezioni claustrofobiche. In chiusura c’è un altro epico mattone, la quasi 10 minuti “Problem, Reaction, Solution”, che contiene tutti i principali elementi sonori che rendono questo album così interessante per tutti gli avventurieri del progressive rock.

Con “Sharing Space”, che senza dubbio rientra tra quegli album che richiedono un ascolto approfondito e col tempo ti crescono nelle orecchie, i Cog dimostrano con successo di essere al momento sicuramente una delle band progressive rock più interessanti, se non la più interessante, della terra di canguri e koala. Per un paese che non può certo vantare una ricca tradizione progressive rock (con l’eccezione di qualche nome di culto, ma, a parte il boss dei Gong Daevid Allen, ormai quasi dimenticato e oscuro per i “profani”, come Sebastian Hardie, Rainbow Theatre, Ayers Rock, The Church, Dead Can Dance, ecc.) questo album è un traguardo quasi magnifico, che non dovrebbe passare inosservato nemmeno al più vasto pubblico dei palati musicali fini.

I Cog, per aver inseguito con tanto successo i loro ideali sonori di totale spontaneità strumentale e imprevedibilità, meriterebbero senz’altro maggiore visibilità, ma probabilmente, come la maggior parte dei loro connazionali australiani, resteranno per sempre una band di culto conosciuta solo da un pugno di fanatici del prog rock, il che è sicuramente un grosso peccato per tutti quelli che vogliono scoprire una band che costruisce con successo ponti tra il prog e l’alternative rock. In ogni composizione dell’album si sente che la band ha messo un’enorme quantità di impegno ed energia creando un prodotto davvero ottimo, che si distingue in primo luogo per un’atmosfera straordinariamente varia e alta. “Sharing Space” entusiasmerà tutti quelli che mettono l’unicità e lo spirito d’avventura davanti al revival (neo prog), come pure quelli che non sono così schizzinosi e sono aperti a esperimenti di ogni tipo.

Formazione

Flynn Gower – voce, chitarra
Luke Gower – basso, cori
Lucius Borich – batteria, cori, campionamenti

Produzione

Sylvia Massy e Cog

Tracklist

1. No Other Way
2. Are You Interested?
3. The Movies Over
4. What If
5. Bird Of Feather
6. Swamp
7. Sharing Space
8. Say Your Last Goodbye
9. How Long
10. The Town Of Lincoln
11. Bitter Pills
12. Four Walls
13. Problem, Reaction, Solution

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