«Siamo i Quireboys, e questo è rock’n’roll»! (2010)

0 7

Autore: Urban Bolta

Luogo: Bluesiana Rock Cafe / Velden am Wörthersee / Austria
Data del concerto: 23.11.2010
Numero di spettatori: 40
Prezzo del biglietto: 30€ (prevendita), 33€ (giorno del concerto)

The Quireboys sono una di quelle band che, con un pizzico di fortuna in più, oggi potrebbero girare per locali molto più grandi del Bluesiana di Velden. Difficile dire che cosa sia andato storto: forse poca spinta da parte della band stessa, forse un’irruzione sulla scena in ritardo di un paio d’anni.. ma in fondo non importa, perché se negli anni Novanta il gruppo avesse avuto un grande successo commerciale, oggi i Quireboys sarebbe difficile beccarli in un’atmosfera intima come quella che ci siamo goduti stavolta al Bluesiana. Quando siamo arrivati, il locale era praticamente deserto, e solo verso le nove di sera si sono radunate qualche decina di teste. Giusto qualche decina. Decisamente troppo poche.

Per i Quireboys è stata un’estate intensa, passata in tour per l’Europa. Sono passati 20 anni dall’uscita del loro album d’esordio “A Bit of What You Fancy”: per l’anniversario i ragazzi lo hanno ripubblicato, si sono rimboccati le maniche, si sono sputati nelle mani e sono partiti in tour. Durante la stagione dei festival Rockline li aveva già beccati allo Sweden Rock (il report lo trovi qui) e al Bang Your Head!!! in Germania (il report lo trovi qui), ma stavolta con i Quireboys ci siamo incontrati per la prima volta in una dimensione da club, incomparabilmente più piccola, faccia a faccia. Da questo punto di vista, l’esibizione al Bluesiana è stata incomparabilmente migliore di tutti i miei precedenti incontri con i londinesi. Ma andiamo con ordine.

Poco dopo le nove, dal backstage verso il palco si è avviato un quintetto di musicisti di ottimo umore, che ha “richiamato” sotto il palco qualche dozzina di spettatori, quelli di noi che fino a quel momento chiacchieravano di buon umore, sparsi per gli angoli. I Quireboys hanno aperto la serata con Don’t Bite the Hand, dal loro secondo disco “Bitter Sweet & Twisted” (1993), e già “al primo pallone” ci hanno fatto dondolare e muovere i fianchi nell’abbraccio di un blues-rock saltellante. Per tutta la sera i londinesi ci hanno intrattenuto con i classici della loro carriera: abbiamo passeggiato attraverso tutta la loro storia, dall’album centrale, il già citato debutto, fino a “Halfpenny Dancer”, uscito l’anno scorso, da cui, come previsto, ci hanno servito Mona Lisa Smiled.

Anche stavolta la figura centrale dei Quireboys è stato il sempre sorridente cantante Spike, con la sua inconfondibile bandana rossa calata sulla fronte, che insieme al chitarrista Guy Griffin è l’unico membro fisso della formazione fin dagli esordi negli anni Ottanta. Spike è un frontman dalla testa ai piedi: tiene sempre un occhio sul concerto, lo porta avanti con sicurezza con inserti energici e movenze ereditate niente meno che da David Coverdale (Whitesnake), e con l’umorismo e l’accento inglesi tra un pezzo e l’altro si porta senza dubbio il pubblico dalla sua parte. Vocalmente Spike se l’è cavata con sicurezza, ma bisogna ammettere che non ha dato il cento per cento. Ha evitato con furbizia le linee vocali troppo faticose, nei ritornelli dove spesso gli altri sono corsi in suo aiuto, ma comunque ci ha servito tutta la gamma delle sue linee gutturali, roche e sporche, che ben conosciamo. La prima corda dei ragazzi londinesi, Guy Griffin, e il chitarrista ritmico Paul Guerin hanno seguito l’atmosfera rilassata di Spike e hanno navigato con calma per tutto il concerto: Guerin non si è scomposto nemmeno per una corda spezzata durante Dirty Toys. Ma attenzione: la sezione ritmica era cambiata rispetto alla formazione estiva. I Quireboys hanno importato dall’America un duo di fratelli che ora si occupa del ritmo, e sul web non ho trovato una risposta al perché del cambio. All’estrema sinistra del palco, Keith Weir, con il berretto calcato in testa, strappava con le dita ai tasti i suoi saltellanti suoni rock’n’roll.

L’esibizione dei Quireboys è una vera lezione di revivalismo del blues-rock saltellante degli anni Settanta e del sound di gruppi come T. Rex, Mott The Hoople o The Faces, a cui i Quireboys alla fine degli anni Ottanta hanno aggiunto un pizzico di sfrontatezza glam rock. Brani come There She Goes Again, This is Rock and Roll e 7 O’ Clock sono stati il culmine di questa serata di martedì in un locale mezzo vuoto. Dopo una breve pausa i musicisti sono tornati sul palco con la ballata I Don’t Love You Anymore, e per il gran finale si sono tenuti un’altra delle loro marce blues stuzzicanti e sbarazzine, Sex Party. La serata ha mantenuto le alte aspettative, e a questo ha di certo contribuito anche il caldo abbraccio del Bluesiana. Anche se, vista la scarsa affluenza, i ragazzi sul palco non hanno lasciato tutti gli atomi di energia e hanno ancora un po’ di riserva, la pittoresca passeggiata con i Quireboys è valsa senza il minimo dubbio il tempo e i soldi spesi, e così ci sono risuonate nelle orecchie fino a notte fonda le parole di Spike, ripetute non so quante volte e che difficilmente dimenticheremo: “Siamo i Quireboys, e questo è rock’n’roll”!

Setlist

1. Don’t Bite The Hand
2. Mind
3. Finer Stuff
4. Tramps and Thieves
5. There She Goes Again
6. Roses and Rings
7. Dirty Toys
8. This is Rock and Roll
9. Whipping Boy
10. Mona Lisa Smiled
11. Man on the Loose
12. Hey You
13. Sweet Mary Ann
14. 7 o’Clock
—bis—
15. I Don’t Love You Anymore
16. Sex Party

Galleria fotografica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie