Siddharta con Saga alla scoperta di nuove strade! (2009)

0 9

Autore: Aleš Podbrežnik

Luogo: Kino Šiška / Lubiana / Slovenia
Data dell’intervista: 10.11.2009

Con l’uscita del nuovo album in studio, il quinto, dei Siddharta, i primi violini del rock sloveno, intitolato “Saga” e con cui per la band si apre un nuovo ciclo di crescita, di scoperta e di sfida verso orizzonti inediti, i ragazzi sono usciti da questa storia purificati, rinvigoriti, ancora più compatti e con una visione dal fuoco ancora più nitido, che mette ai piedi di questo quintetto di anime originali una sospensione elastica, su cui i musicisti, arricchiti da tante nuove consapevolezze, possono appoggiarsi in tutta scioltezza e senza pesi per slanciarsi verso un livello ancora più alto di artigianato musicale.

RockLine: I Siddharta tornano con un nuovo album, “Saga”. Cosa rappresenta per voi questo disco?

Tomi: Con questo album ci siamo un po’ “dottorati”. Noi frequentiamo un istituto che si chiama rock n’ roll, dove studiamo. Questo disco per noi è sicuramente un salto. Non dico che adesso sappiamo già tutto, però con il nuovo album ci siamo messi “fuori” come non avevamo mai fatto prima.  Stavolta non siamo stati così distratti come nei dischi precedenti, e non siamo mai stati così sinceri come con “Saga”. Considerando che nella band abbiamo tutti in media più di 30 anni, questo album è arrivato come doveva arrivare, al momento giusto, quando siamo maturati.

Tomaž: Sono completamente d’accordo con Tomi. Il processo di creazione di questo disco è stato totalmente diverso rispetto ai nostri lavori precedenti. Certo, siamo cambiati da disco a disco, ma “Saga” per noi rappresenta davvero una grande svolta. È uno strappo dalle regole, uno strappo dal controllo. Mentre l’album prendeva forma non c’erano regole e non c’era controllo, e secondo me è questo l’aspetto fondamentale.

RockLine: Mantenete ancora il vostro marchio di fabbrica, trucchi semplici ma un’atmosfera ricchissima. Anche ascoltando il nuovo disco, resta intatta l’etichetta secondo cui nel rock non c’è niente di più “sloveno” dei Siddharta.

Tomaž: Forse per quanto riguarda il rock n’ roll sì. Anche se ultimamente in Slovenia c’è un bel po’ di buon rock n’ roll.

Tomi: In un certo senso siamo orgogliosi di plasmare l’immagine del rock n’ roll sloveno. Anche se siamo andati a fare “Saga” negli USA, non possiamo nascondere il fatto che veniamo da questa parte d’Europa. Ce lo portiamo dentro fin dall’inizio. Dobbiamo mantenere questo filo rosso, perché fin dall’inizio abbiamo creato uno spettro espressivo così ampio, cioè non ci siamo fissati su un genere preciso, ci siamo concessi di andare ovunque e di far capire comunque all’ascoltatore che quelli sono i Siddharta. Ed è un bene, perché questo approccio non ci soffoca. È come arrampicarsi su un albero di ramo in ramo. Una volta sei sul lato soleggiato, un’altra all’ombra, un’altra ancora ti infili nelle radici e così via… Stavolta abbiamo risalito direttamente il tronco fino in cima, per guardarci un po’ attorno e vedere cosa c’è intorno a noi, perché così sarà ancora più facile andare avanti per la nostra strada, visto che “Saga” non è affatto il nostro ultimo album.

RockLine: Come è nata l’idea del titolo “Saga”? Dietro c’è un concept nascosto, o qualcos’altro?  

Tomaž: All’inizio il concept stava sullo sfondo, ma alla fine si è visto che quel concept, pensato in origine come filo conduttore dell’album, è cresciuto più di se stesso, tanto che facciamo fatica a controllarlo e in realtà non vogliamo nemmeno controllarlo. All’inizio l’idea era di andare a registrare il nuovo album in Islanda, ma il punto è che siamo andati a creare una storia. Poi è arrivata la proposta dagli USA e l’abbiamo accettata. All’inizio volevamo mostrare la nascita dell’album facendo uscire Saga a puntate, sulla base di appunti e istantanee dalle registrazioni negli USA. Ma abbiamo subito imparato che la Saga non la puoi definire a tavolino: è qualcosa che scrivi man mano, lungo il cammino. E quella Saga che pensavamo di controllare alla fine ha preso in mano tutte le redini. Siamo arrivati negli USA e si è aperto il cielo. L’uscita dell’album e i concerti che seguiranno sono la continuazione di Saga. Per i nostri ascoltatori in Slovenia, quindi, è solo l’inizio.

RockLine: Quindi la scelta di cambiare ambiente, cioè il fatto di aver lasciato casa vostra nel momento in cui avete deciso di registrare il nuovo album, ha avuto un ruolo molto importante.

Tomi: Prima di tutto c’era il desiderio, dopo 15 anni di attività, di cambiare aria. Questo influisce sui rapporti tra di noi e soprattutto su come incanali sul disco tutta la musica e tutte le idee che ti porti dentro. In linea di principio possono essere piccole differenze, ma l’ascoltatore le percepisce con più forza. In effetti è stata la nostra prima esperienza di registrazione all’estero. Per fortuna non ci ha affossati, anzi, ci ha rafforzati. Posso aggiungere in tutta sincerità che non abbiamo avuto nessun problema, di quelli che capitano facilmente in queste gite in un cosiddetto “ambiente sconosciuto”. La situazione ci ha dato coraggio e slancio per andare avanti. Abbiamo creato qualcosa che abbiamo cercato di tenere sotto controllo, fissandoci in anticipo un obiettivo di qualità, e poi è successo che abbiamo superato tutto di parecchie lunghezze. È una sorpresa che nella vita non capita spesso. L’energia che Saga si porta dentro è una cosa molto seria. Questo album ha così tanti strati diversi che l’ascoltatore li scopre col tempo, tanto che posso dire che è un tipico disco non-instant, come purtroppo oggi ce ne sono pochissimi. Oggi può essere il nostro grande orgoglio.

RockLine: In che modo si sono rafforzati i legami tra voi membri durante la fase di creazione del nuovo album?

Tomaž: Sì. La cosa migliore è citare qualche circostanza che lo conferma. Abbiamo vissuto tre mesi sotto lo stesso tetto, nella stessa casa. In questi tre mesi non abbiamo litigato nemmeno una volta. In pratica è stata la convivenza più lunga da quando esistono i Siddharta. Per noi è stato un periodo molto utile, perché ci ha permesso di conoscerci ancora meglio di quanto ci conoscessimo prima. Il fatto che in tutto questo tempo non ci siano stati tra noi egocentrismi o altre tensioni a intorbidire i rapporti dimostra quanto siamo in sintonia e quanto davvero apparteniamo insieme, in questa formazione. Vorrei anche dire che stavolta eravamo molto lontani da casa. Se fossimo rimasti in Slovenia, per esempio, avremmo potuto registrare a Novo mesto e la sera tornare a Lubiana, a casa, dove ci saremmo scontrati con i problemi di tutti i giorni. Stavolta invece si è creata una situazione da sogno. Non dovevi pensare a pagare le bollette a casa e roba simile. Quindi per noi quella situazione è stata una specie di beatitudine, per un periodo di tre mesi. La situazione in cui puoi essere libero mentre crei, che dovrebbe poi essere la tua missione. Insieme abbiamo aperto un mondo nuovo.

RockLine: Il produttore Ross, con la sua esperienza, probabilmente vi ha solo guidati con piccoli colpetti di correzione e le cose sono andate avanti da sole.

Tomi: In realtà non c’era proprio nessuna gerarchia, okay, per quanto riguarda il lavoro vero e proprio sicuramente sì. Sapevamo tutti chi era il capo, chi dà forma al prodotto finale, ma Ross si è avvicinato a noi come consigliere e amico. Anche lui in questo processo ha imparato con noi e da noi. Ross Robinson è una personalità molto ampia, con tantissima esperienza accumulata in passato, e un approccio simile. Non ci ha mai imposto le sue idee sul nostro lavoro. Da lui abbiamo imparato un sacco, e lui stesso ha ammesso di non aver mai avuto prima, con nessun’altra band, un’esperienza come quella con i Siddharta. Tutto questo processo richiede una persona davvero grande, per accettare qualcuno che non conosce ed essere pronto a crescere a sua volta, il che dimostra quanto la musica significhi davvero per lui. Lui ci gode. Ci ha presentato il fare musica, cioè la registrazione stessa, in modo completamente diverso da come eravamo abituati. Sembra quasi che non faccia parte dell’industria musicale. Anzi, la disprezza. Lui crea e basta, e lascia che la musica così creata trovi da sé il posto che le spetta. Con lo spirito che non bisogna preoccuparsi di niente, se con l’album non diventi la band numero 1, ha un grande rispetto per la musica e affronta la sua creazione con grande serietà.

RockLine: Com’è nato lo strumentale di più di dieci minuti che avete inserito nell’album? L’avete registrato in un’unica soluzione, tutta la band insieme in studio, o è “incollato” da più parti?

Tomaž: Eravamo tutti insieme in studio, tutta la band, e l’abbiamo registrato.

Rockline: Quindi vi è bastato un solo “take”?

Tomaž: No, di “take” ce n’erano più d’uno, ma il pezzo non è montato. Dovrei chiedere a Ross per un’informazione precisa. Eravamo chiusi in studio e abbiamo chiesto se rimanevano ancora 10 minuti di nastro, registravamo su nastro, Ross ha confermato e a quel punto ci siamo messi a suonare.

RockLine: Sembra una “jam” da studio, suonata “a braccio”, di getto.

Tomi: Ma è proprio una jam.

Tomaž: Sì, sì. È una jam.

Tomi: L’armonia l’avevamo impostata…

Tomaž: Due armonie e un motivo. Tutto qui.

Tomi: Avevamo pensato di mettere nell’album un brano un po’ più lungo, che facesse da “pausa”, perché ci aspettavamo che tutto il resto sarebbe stato molto intenso. In questa pausa non avremmo dovuto pensare troppo, la musica doveva fare da sfondo, oppure semplicemente “portarti via”. In pratica l’abbiamo creato sul posto. Ci guardavamo l’un l’altro, nessuno sapeva con mezzo minuto di anticipo quale sarebbe stata la mossa successiva e in quante parti ci saremmo sviluppati. Questo brano è davvero un momento speciale dell’album. Su questo pezzo non c’era proprio niente di concordato. L’abbiamo suonato alla fine della giornata di registrazione, quando eravamo già tutti un po’ “off”. Per noi è stato un momento di sfogo alla fine delle lunghe ore di registrazione passate durante il giorno.

RockLine: Quale tra i dischi che avete registrato nella vostra carriera, dal primo all’ultimo, è quello fatto più col cuore?

Tomi: Faccio fatica a sceglierne uno solo. Ognuno di questi dischi è sincero. Solo che i periodi in cui sono nati erano diversi. Anche i pensieri sono diversi. In questo momento, se provo a ricordare, “Saga” è quello che più di tutti porta con sé il cosiddetto senso di trionfo. Forse quando ti porti l’anima dietro da sempre, e oggi possiamo dire che nella band abbiamo tutti più di 30 anni, finisci per abituartici, ma nel caso di “Saga” ho notato che l’anima può tornare a essere una cosa molto interessante, se posso esprimermi così. In questo la band è maturata attraverso i suoi cinque membri in modo molto diverso rispetto a prima, e posso dire che nel caso di Saga questo è per noi il culmine dell’espressione musicale, a prescindere da come lo accoglieranno gli ascoltatori.

Tomaž: Quello che va sottolineato qui è che questo disco, a differenza degli altri, è molto più “in prima” persona. Parecchi brani, se non tutti, vanno in quella direzione…

Tomi: Anche “ID” è già un album così.

Tomaž: Sì, ma tra questi due album i testi partono dal plurale “noi siamo”, “ammiriamo il mondo”. Per me personalmente “Saga” è l'”ID” americano.

RockLine: Che strada di crescita avete percorso, quindi, dall’album “Rh”, il vostro probabile apice commerciale, passando per “Petrolea”, fino a “Saga”?

Tomi: Sì, “Rh” per noi è stato una specie di “Harry Potter”. Tutto fatto in modo fiabesco, e le masse hanno accolto l’album. Con Petrolea siamo andati in quel mondo cosiddetto più marginale, in pratica volevamo riprenderci quel rock n’ roll, perché, a dirla tutta, all’epoca la cosa ci stava già un po’ sfuggendo di mano. La nostra musica si era fortemente aggrappata all’elemento sinfonico. “Rh” era un gran disco, non lo nego, ma era più difficile da portare dal vivo per via dei tanti ospiti che compaiono nel disco. Con Saga, invece, per noi comincia adesso la vera battaglia. Ci sono tanti suoni “incontrollati” che noi, attraverso la nostra percezione musicale, proiettiamo nello spazio, senza ospiti. Su questo album potremmo mettere ancora altri strati, ma va bene così e basta. I Siddharta nella loro essenza.

RockLine: Nel materiale di “Saga” si sente che stavolta vi siete avvicinati senza pesi addosso e che è un album che non è subordinato alla caccia agli hit.

Tomi: Quando registravamo l’album, Ryan e Ross, Ryan è il collaboratore tecnico di Ross, ogni volta che iniziavamo a registrare un certo brano commentavano: “Bene, andiamo a registrare il nuovo hit!” e accompagnavano il commento con una fragorosa risata. Ross non fa pezzi pensando in anticipo che siano hit, anche se alcuni dei suoi brani con gli anni lo diventano davvero.

RockLine: Tomi, sul nuovo album sei stato di nuovo convincente al 100% nel dare vita al tuo lato emotivo. Probabilmente il nuovo ambiente ha avuto un ulteriore effetto su di te, facendo emergere ancora più chiaramente certe sensazioni…

Tomi: Sul nuovo album Ross mi ha aiutato moltissimo. Si prende un sacco di tempo e parla con te dei singoli brani. Con tutti noi. All’inizio con la band, quando gli spieghiamo di cosa parla il pezzo, poi ci motiva emotivamente al punto che poi ti ritrovi a ragionare su quell’emozione. Quindi non funziona con il principio: “Dai, oggi facciamo questo pezzo, e magari anche quello, eccetera…” Prima di registrare i brani Ross cerca di riportarti proprio all’inizio, all’essenza da cui nasce il pezzo. Alle situazioni che secondo lui hanno fatto sì che un certo brano nascesse. A Ross non importava se sbagliavi una nota o cantavi una parola in modo un po’ goffo nei versi, perché in quel momento l’essenza di tutto era l’energia che sprigioni. Se risultava che l’energia sprigionata non era quella giusta, tornavamo a discuterne. Quando senti che dopo un paio di note la cosa va nella direzione giusta, non è difficile “buttarsi”. Ross, mentre lavori, sta a un metro da te, quando si registra. Sembra molto discreto e allo stesso tempo ti dà un sostegno enorme. Lontano le mille miglia dal farti sentire a disagio. Anzi, il contrario. Ti mette a tuo agio. Succede addirittura che Ross a tratti sia più concentrato di qualcuno di noi nella band.

Tomaž: Ross aiuta a incanalare. Quando Tomi parlava di sprigionare energia, e anche se una parola l’hai “toppata”, il messaggio di questo disco e anche di Ross è che non importa in che lingua canti, perché se l’energia è quella giusta, in ogni momento ogni abitante di questo pianeta capirà un pezzo e il suo messaggio. Okay, non parlo di capire concretamente i testi, che secondo noi comunque non è il loro scopo. Nell’arte lo scopo del testo è far scattare le tue interpretazioni e la tua identificazione.

RockLine: Avete una qualità rarissima, in questo siete addirittura gli unici nel panorama sloveno. È la capacità di inserire lo sloveno nei versi in modo che non tolga melodia alla musica, anzi, si incastri benissimo nell’ossatura dei brani e addirittura potenzi la melodia stessa. Data questa qualità rara, che di per sé vi rende unici, avete mai pensato di provare, con il nuovo album, a sfondare anche all’estero e a lasciare finalmente il segno anche sulla scena internazionale?

Tomi: Il nostro scopo è in pratica quello di “fregare la mente” degli altri alle spalle. Siamo pronti per il mercato estero. Mi piacerebbe attirare meno attenzione possibile con questo e lasciare che questo arsenale cresca da solo. Penso che stia arrivando il momento giusto in cui potrebbe interessare alla gente. C’è la musica, e l’anima insieme alla voce che fa parte di questa musica, e qui si lascia all’ascoltatore interpretare a modo suo i messaggi dei versi. È il nostro piano segreto. Credo che un uso così della lingua slovena sarà accolto anche da persone fuori dalla Slovenia.

RockLine: Mi sembra che proprio questa interpretazione della lingua slovena che usi tu, Tomi, sia l’attributo principale per cui si può dire che non esiste band rock più slovena dei Siddharta.

Tomi: Sì, anche molti sloveni dicono che quando ascoltano la nostra musica non riescono a distinguere esattamente le parole che canto. Per esempio, se un americano e un inglese si trovano in situazioni simili e vogliono davvero sapere cosa significa in traduzione, nessun problema, gli portiamo la traduzione. Ma vorremmo che questo uso dello sloveno attiri di per sé l’attenzione anche oltre il confine sloveno, e che anche l’estero si accorga di questa particolarità. È come all’opera o a teatro, quando ricevi il testo prima dell’inizio dello spettacolo. Lì dubito che qualcuno capisca cosa canta chi durante lo spettacolo d’opera.

RockLine: Una volta avete già suonato all’estero e provato a sfondare lì. Come ha influito allora quell’esperienza su di voi? È stato un successo o un fallimento?

Tomaž: In quei concerti all’estero abbiamo dato il massimo e fatto la nostra parte. Non ci importava se suonavamo davanti a dieci o a duecento persone. Ogni volta ci siamo buttati a tutta, perché i concerti sono proprio la nostra forma espressiva migliore. Poi c’era anche il partner tedesco, o l’etichetta, che non ha saputo tirare fuori da noi, preferisco dirlo così, non ci ha saputi presentare al pubblico tedesco. Nel modo in cui ogni band vorrebbe. Per esempio chiami il partner e gli dici: noi siamo la musica, tu sei il nostro canale verso il pubblico, portaci il pubblico, ecco, e quel momento purtroppo non c’è stato. Questo non ci ha fermati.

Tomi: Per usare una metafora, quel manager ci ha portati al mare con lo slittino, poi noi quello slittino l’abbiamo preso, l’abbiamo piantato nella riva, ci siamo aperti una birra e abbiamo usato lo slittino a modo nostro. Da quell’avventura siamo tornati a casa nuovi, riposati e più grandi. Certo, il mercato tedesco è diverso. Lì non puoi sfondare e “spaccare” dall’oggi al domani. Quell’avventura per noi è stata solo un tassello nel mosaico di un’immagine che ora diventa sempre più grande.

RockLine: Quanto pensate che vi manchi per arrivare a essere star anche sulla scena internazionale?

Tomi: Penso parecchio. Perché la prima cosa è che ci si chiede se i Siddharta lo vogliano davvero. Soprattutto nel modo in cui ci viene mostrato attraverso i canali mainstream, come MTV. Da questo mainstream ci siamo allontanati moltissimo, dal principio che cercano di venderci, e quindi in un certo senso ci siamo allontanati anche dal divismo. All’estero vorremmo raggiungere lo status di band di culto, che vive molto bene ma senza essere esposta nel modo in cui ce lo mostrano i canali mediatici. Vorremmo comunque mantenere un sano contatto con la realtà e vivere le nostre vite quando arriverà questo successo. Insomma, non ci vendiamo così alla leggera.

Tomaž: Quello che vedi oggi su MTV, noi non vogliamo proprio stare in una compagnia così. Tutto quello che vedi lì è un circo, è tutto messo in scena. Noi non funzioniamo secondo quel principio. Prima parlavamo di sincerità. Su MTV quella non c’è, c’è tutto calcolato, tutte le leve e il target, il pubblico di riferimento che abboccherà a un prodotto messo in scena artificialmente.

Tomi: Il trucco è che chi è sincero non lo sottolinea nemmeno. Hanno la bocca piena di sincerità quelli che hanno paura di non essere sinceri, o che qualcuno li sgami come non sinceri. Questi ti dicono: “Ma non senti quanto sono sincero io? La gente mi conosce perché non mento!” Ma dai. Certe storie io non me le bevo più. Sono come uno yogurt andato a male.

RockLine: Si può dire che voi Siddharta, arrivati a “Saga”, solo adesso abbiate capito la vostra sincerità, anche se c’era sempre stata e la esprimevate comunque senza volerlo. Solo che adesso, col nuovo album, forse avete finalmente imparato ad apprezzare il fatto di poter essere sinceri.

Tomi: Noi siamo stati più o meno sinceri sempre. Però quel momento in cui ci siamo messi così a nudo, e ci faceva così bene, e non c’è nessuna vergogna davanti a qualunque critica, o davanti all’idea di aver fatto qualcosa di sbagliato, l’ha raggiunto proprio “Saga”. Adesso stiamo molto bene. Prima forse eravamo troppo prudenti, e quella prudenza a volte ti frena e ti lascia in qualche modo affamato.

Tomaž: Con un approccio così ti tarpi un po’ le ali di continuo.

Tomi: Sai che c’è qualcosa che non va, e poi ti serve qualcuno che ti mostri cosa stai sbagliando. Siamo contenti di non avere più questo peso.

Tomaž: Come avere sempre il freno a mano leggermente tirato.

Tomi: Sì. Oppure le gomme un po’ sgonfie. Cioè una bella macchina, ma qualcosa non quadra.

Tomaž: Forse qui un’espressione davvero migliore di “sincero” è “messo a nudo”. Si accorda con il processo che abbiamo attraversato con Ross. Si è occupato di ciascuno di noi così a lungo da metterlo completamente a nudo. Con ognuno di noi è arrivato così lontano che alla fine ciascuno ha notato solo di avere addosso uno strumento, mentre Ross sa tutto di tutti noi. In un caso così tutto quello che puoi fare è comunicare con Ross rispondendogli con qualcosa che suoni. Quindi niente nascondino, fino al punto in cui non ti resta che suonare quello di cui hai parlato così a lungo con Ross, cioè quello che gli hai detto.

RockLine: Per arrivare al punto di non avere paura di reagire messi a nudo ci vuole una sicurezza in più, qualcosa di più. Oggi sono rimasti in pochi a padroneggiare queste qualità…

Tomi: Ti deve diventare chiaro che non puoi tenere tutto sotto controllo, e in un punto così arrivare alla capacità di essere abbastanza audace da fare un passo nell’ignoto. Devi essere consapevole che con quel passo puoi inciampare, oppure salire su una specie di scala mobile che ti porta ancora un paio di livelli più su. Fare quel passo è la decisione più difficile. Soprattutto per una band con cinque teste originali e specifiche. Serve questo coraggio, e noi abbiamo la fortuna di essere riusciti a fare quel passo, e sono molto contento di far parte di questa squadra in cui si può decidere spontaneamente e rischiare parecchio per il bene della crescita personale, e per ottenere anche un risultato concreto, che ora con il nuovo album è più che evidente.

RockLine: Proprio questo è il vantaggio dei Siddharta, che la band si è sviluppata in modo naturale e ha creato una base solida su cui può continuare a crescere in sicurezza e in autonomia.

Tomi: Noi non andiamo al lavoro. Ci occupiamo solo di musica. Possiamo rifletterci molto, e per me è un grande piacere. Quella cosa del coraggio di cui parlavamo si è vista anche all’università, quando ti mettono davanti a una scelta e devi decidere dove rischiare nel tuo percorso. È interessante che le persone con un’istruzione elevata e titoli di dottore e così via… non capiscono quando dici che ti occupi di musica e che è il tuo lavoro e la tua fonte di reddito. Da noi è così: tutti intendono la musica come un hobby in più, che fai nel tempo libero. Qui siamo pochi in Slovenia a poter vivere di musica. E anche qui, se per realizzarlo metti da parte tutto il resto, la probabilità di riuscirci è molto più alta.

RockLine: Tomaž, tu ti occupi anche della band Revolute. Cosa ti ha spinto a fondarla e cosa ti dà fare musica con i Revolute che ad esempio non trovi nei Siddharta?

Tomaž: In realtà non è così facile rispondere a questa domanda. La storia dei Revolute risale a prima della nascita dei Siddharta. Anche a me è successo qualcosa di simile a Tomi, a un certo punto all’università mi sono trovato davanti a una scelta. La professoressa mi offriva un posto da moderatore e poi da assistente, e io ho deciso di dedicarmi alla musica. Per mangiare. All’epoca abbiamo incontrato i Siddharta e io ho cominciato a esprimermi in musica attraverso i Siddharta. Oltre a quello avevo ancora un’altra band. Le cose sono andate così avanti che il problema non era che io non ce la facessi, ma che volevo provare ancora qualcos’altro, da un’altra parte. È difficile tracciare un confine tra il mio carattere musicale nei Siddharta e nei Revolute. Okay, nei Revolute c’è la voce femminile, nei Siddharta quella maschile. Io mi sono sempre sentito uno che compone musica per voce femminile.

RockLine: Come mai all’epoca dell’album “Rh” non avete scelto qualche brano con voce femminile? Vi avrebbe sicuramente portato un mega hit.

Tomi: Proprio perché probabilmente già allora lo sentivamo dentro, a livello inconscio, che la musica non la concepiamo in modo matematico, con matita e foglio in mano ad analizzare e pianificare gli hit in anticipo. Queste combinazioni abbiamo preferito aspettare ancora un po’. Solo da poco abbiamo deciso di collaborare. E con una voce maschile. Con la band Dan D. Allora sentivamo che era la cosa che ci stava meglio.

RockLine: Quanto si è fatta sentire sulle vendite l’improvvisa esplosione del download da internet, se confrontiamo le vendite dell’album “Rh” e poi di “Pertolea”?

Tomaž: Moltissimo. Si sono dimezzate.

Tomi: “Rh” ha venduto 30.000 copie, “Pertolea” tra 12.000 e 15.000.

Tomaž: Vogliamo che la situazione su internet si sistemi e che la musica cominci a venire venduta online. Per riavere il nostro pane. Sai, c’è una grande differenza già nel fatto che quando prendi in mano un album con una copertina disegnata apposta per quella musica da un artista che si è immerso nella musica mentre creava la cover, sai che l’uno senza l’altro non va. Un album non è solo una registrazione su CD. L’album è tutto. Confezione compresa. Anche quella ha un marchio artistico, che è parte inequivocabile dell’album stesso. Quello che ha fatto per noi Blaž Porenta, sai, non gli era stato commissionato di disegnare per noi. Lui è un nostro fan. Quando gli è stato proposto di mettersi a disegnare per l’album, riceveva in anticipo i brani da ascoltare e mentre disegnava, i disegni crescevano con la musica. Per questo “Saga” è in parte anche un suo prodotto, non solo nostro.

RockLine: E per finire una domanda del tutto generica. Quali sono i piani per il futuro? Probabilmente prima la promozione dell’album, eccetera…

Tomi: Sì. Prima la promozione. All’uscita dell’album è dedicato un concerto promozionale proprio qui, al Kino Šiška, il 21.11.2009. Poi prenderemo la strada e cercheremo di suonare sul maggior numero possibile di palchi. Allo stesso tempo, ovviamente, non si può escludere che abbiamo tutti continuamente un sacco di idee e non sappiamo mai dove ci può portare la strada. Proprio la strada verso l’ignoto è l’enigma di solito più affascinante. Quello che invece è consolidato è semplicemente parte della storia di ogni band rock a cui piace suonare dal vivo e per cui questa è anche, in fondo, la missione di base. A dicembre quindi concerti, in primavera una massiccia promozione dell’album, ci concentreremo anche sulle offerte dall’estero, che possiamo già tastare e annusare di sfuggita. E sfruttare tutto questo come trampolino per il futuro.  È molto importante che questo trampolino sia il più elastico possibile e ci dia una spinta, e che quella spinta riusciamo poi a mantenerla.

intervista a cura di: Aleš Podbrežnik e Robi Lipej

testo a cura di: Aleš Podbrežnik

foto: Robi Lipej

Galleria fotografica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie