Silent Nation

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Asia
Etichetta: Inside Out Records
Uscita: 2004
Durata: 58:08
Voto: 4/5

Se “Aura” (2001) era concepito in chiave poetica, come una navigazione attraverso cieli di luce e vibrazioni positive, “Silent Nation” è il suo opposto, cioè un atterraggio deciso sul sacro suolo della realtà. Su “Silent Nation” i ragazzi della band, con la coscienza ecologica a mille, sfruttano a dovere il loro linguaggio “verde”. Insomma, praticamente niente di nuovo. Con questo tipo di prediche ci avevano già provato negli anni Settanta anche gli Yes o i Barclay James Harvest. “Silent Nation” è il primo album in studio nella storia della band il cui titolo non è composto da una sola parola, ovvero da una parola che inizi con la lettera “A” (“Asia”, “Astra”, “Alpha”, “Arena”, “Aria”, “Aqua”, “Aura”)!

Mentre nei testi “Aura” si occupava soprattutto del lato spirituale dell’individuo, su “Silent Nation” gli Asia denunciano senza giri di parole la profanazione del pianeta Terra e la svendita della dignità umana per un pugno di denaro (What About Love). Denunciano l’insaziabile fame distruttiva e la brama materiale di quella belva vorace chiamata essere umano, ma allo stesso tempo anche la sua immensa piccolezza e impotenza di fronte alle forze della verità universale. Una forza oscura si è impossessata dell’omuncolo in tutta la sua misera piccolezza mentale, e lo tengono incatenato i ceppi e i gioghi della competizione sfrenata, dell’ammazzarsi per la roba, del diffondere menzogne, paura e odio, da cui non c’è via di redenzione. Madre natura perdonerà almeno quel pugno di illuminati che ha conservato il suo cuore, la sua vera essenza, che segue la sua vera missione e conosce la verità, e che attraverso il pentimento e l’ammissione degli errori sulla strada dell’umanità cerca almeno in parte di riscattarsi dai peccati (Long Way From Home) e di lenire il dolore causato dal male del tradimento umano. Si avvicina l’armageddon, necessario per rimettere le cose al loro posto (Midnight). Insomma, un disco che parla di quanto siamo lontani dalla nostra essenza, di come abbiamo perso ogni contatto con madre natura, di come stiano sparendo tutto il patrimonio e il sapere delle tribù indiane, di come si diffondano malattie incurabili, di come la natura lotti convulsamente per mantenere in qualche modo l’equilibrio che l’uomo ha deciso una volta per tutte di distruggere. L’indifferenza e l’apatia umana verso tutto ciò che non sa di dollari la descrive meglio di tutto proprio la title track.

La formazione ha finalmente trovato, a quanto pare, la formula giusta per una forma solida, e dopo gli ultimi due dischi resta invariata. Con gli Asia non succedeva dai tempi di “Alpha” (1983). I suoi membri attuali sono il fondatore e leader storico, il geniale tastierista Geoffrey Downes (ex-The Buggles, ex-Yes), l’esperto e versatile batterista Chris Slade (ex-Manfred Mann’s Earth Band, ex-Uriah Heep, ex-AC/DC), il carismatico bassista/cantante John Payne (ex-Van Morrison) e il giovanotto, velocista della chitarra dalle dita rapidissime, Guthrie Govan. Quest’ultimo non fa nessuna fatica a seguire l’eredità dei suoi predecessori nella band, che si tratti degli approcci jazzistici e puristi del gigante della chitarra Steve Howe (Yes) o delle linee rockeggianti e metallizzate di Al Pitrelli (Savatage), che ancora oggi è uno dei chitarristi “session” da studio più apprezzati e ricercati.

Su “Silent Nation” gli Asia suonano di nuovo un filo più “da pelle d’oca” e un filo più compatti, semplici e meno variegati dal punto di vista dei generi rispetto ad “Aura”. In compenso il disco, che poggia su riff di chitarra spinti un po’ più avanti in produzione, ha guadagnato, come ho già detto, in botta rock, il che richiama subito paralleli con gli anni Ottanta. Ma attenzione! John Payne non è John Wetton e la chimica nella band è del tutto incomparabile con quella dell’onnipotente formazione “super eighties” degli Asia con Wetton/Downes/Howe/Palmer. Il nuovo disco è quindi diverso da tutti i lavori precedenti degli Asia. Qui gli Asia mantengono la formula vincente del comporre brani raffinatissimi, con capo e coda, sempre condita in modo fantastico da splendide deviazioni verso elementi di rock progressivo.

Downes ricorre al suono dell’organo più che nel disco precedente, e questo, combinato con i riff di chitarra, contribuisce ancora di più al suono più duro del disco. I momenti clou dei pezzi si concentrano su ritornelli espressivi e su passaggi strumentali ambientali. La band ha un senso straordinario per la crescita della drammaticità nel corso delle canzoni. Navigano con tanta maestria attraverso stati diversi in cui l’atmosfera drammatica è carica di dolore, ma sempre attraversata anche da un soffio di immensa tristezza e di eterna nostalgia (per esempio Gone Too Far o Blue Moon Monday). In tutto questo la band non perde mai il filo rosso. Gli Asia fanno salire l’atmosfera giro dopo giro, sovrapponendo le tavolozze sonore della loro strumentazione. Gli Asia sono semplicemente dei “maestri”. Tessono piano piano e, una volta che hanno preso l’ascoltatore nella loro trappola, lui non esce più da quell’abbraccio, come con l’oppio. Insomma, un album sfacciatamente ascoltabile! Gli arrangiamenti nel loro insieme suonano semplici, ma sono incastrati in modo piuttosto complesso, così che all’ascolto ti affascinano ogni volta di nuovo. Il “feel” del disco, che si avvicina persino al mai superato hit degli Asia Heat Of The Moment, trova la sua massima espressione in I Will Be There For You, concepita (se fossimo ancora negli anni Ottanta) come un vero hit rock.

Insomma, i nostalgici degli Asia “eighties” hanno avuto più o meno il disco che gli era mancato in tutti questi anni. Non per il suono moderno, non per la chimica, ma semplicemente per il modo di comporre, che è tornato a inclinare verso brani costruiti su un riff di chitarra in evidenza, portando così probabilmente persino il disco più duro degli Asia finora. Definirlo un prodotto “retro eighties” sarebbe comunque esagerato, superficiale e ingiusto, perché “Silent Nation” porta con sé un volto completamente nuovo, che segue il cambiamento continuo, e gli Asia, anche a questo punto della loro evoluzione, restano nella loro perfezione grandiosi come sempre.

Formazione

John Payne – basso e voce
Geoff Downes – tastiere
Chris Slade – batteria
Guthrie Govan – chitarra

Tracklist

1. What About Love? (5:25)
2. Long Way From Home (5:58)
3. Midnight (6:23)
4. Blue Moon Monday (7:16)
5. Silent Nation (6:03)
6. Ghost In The Mirror (4:35)
7. Gone Too Far (6:47)
8. I Will Be There For You (4:09)
9. Darkness Day (6:17)
10. The Prophet (5:15)

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