Simon Phillips e i Protocol II alla Cvetličarna di Lubiana hanno fatto felici tutti i gourmet del jazz fusion (2013)
Autore: Peter Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Lubiana / Cvetličarna / Slovenia
Data del concerto: 01.11.2013
Numero di spettatori: 350
Prezzo del biglietto: 25.00€ (in prevendita) / 30,00€ (il giorno del concerto)
Simon Phillips è quel leggendario maestro delle pelli, eclettico, innovatore e vera mosca bianca del suo strumento, che nella sua lunga e variegata carriera ha collaborato con praticamente tutti gli artisti che ‘contano qualcosa’ nel loro campo, che si parli di rock, jazz, pop, funk e via dicendo. Il signor Phillips, che negli ultimi vent’anni si è affermato anche come batterista fisso dei mitici Toto, band americana di culto, con la sua tecnica salta senza sforzo da un genere all’altro, quindi non sorprende che in passato abbia suonato con artisti diversissimi tra loro come Mike Oldfield, Judas Priest, Jeff Beck, The Who, Jon Anderson, Russ Ballard, Phil Manzanera, Mike Rutherford, Tears for Fears e Michael Schenker Group, per citarne solo alcuni.
Di recente Simon ha deciso di dedicarsi anche alla carriera solista: sono passati ormai 14 anni dall’ultima volta che ha pubblicato un progetto a suo nome, intitolato »Vantage Point«, ma una volta rimasto da solo in studio ha capito subito di sentirsi molto più a suo agio con una band di accompagnamento in cui ognuno ha un ruolo strumentale alla pari. Così ha chiamato a collaborare il celebratissimo virtuoso della chitarra e collaboratore di lunga data Andy Timmons (Danger Danger), il mago del basso Ernest Tibbs e il tastierista dal talento sconvolgente Steve Weingart. Il risultato finale di questa collaborazione tra veri maestri dei rispettivi strumenti è il nuovo album di Phillips intitolato »Protocol II« (2013), che è anche il nome della band di accompagnamento di Simon. Allo stesso tempo si tratta dell’erede stilistico e spirituale del suo primo lavoro solista, »Protocol«, del 1988. Simon voleva che »Protocol II« suonasse il più ‘dal vivo’ e organico possibile, e con l’aiuto dei tre fuoriclasse di cui sopra ci è riuscito alla grande: ha creato un album di jazz fusion moderno che trabocca di varietà improvvisativa e di ‘sconnessioni’ soliste folli, mantenendo però sempre una bella fluidità e una componente melodica.
Esattamente in questa veste Simon, in compagnia di Timmons, Weingart e Tibbs, si è presentato alla Cvetličarna di Lubiana, che per l’occasione era stata allestita con cura speciale: stavolta l’organizzatore del concerto si è davvero superato, tanto che la band si è trovata benissimo anche dopo l’esibizione, quando ha trovato il tempo di fermarsi a chiacchierare e farsi fotografare con i fan. Questa volta la sala era piena di sedie, cosa piuttosto comune alle ‘sessioni’ di jazz fusion, e una sola occhiata al pubblico bastava per capire che quella sera in sala c’erano parecchi ‘dottori della musica’, il che non è stato certo una sorpresa. Il quartetto di campioni degli strumenti ha aperto il suo set con tre brani più vecchi, tra cui hanno entusiasmato soprattutto »Protocol«, dal primo album solista omonimo di Phillips, e lo spiritoso »Stern Crazy«, dedicato al leggendario chitarrista jazz Mike Stern.
A questo riscaldamento iniziale, in cui ci siamo goduti soprattutto una straordinaria varietà improvvisativa, una fluidità ritmica e spiritosi salti di tempo, con un jazz fusion che ha lasciato spazio a tante influenze funk e di altri generi, è seguita l’esecuzione dal vivo dell’intero album »Protocol II«. La cosa più interessante è come tutti e quattro i musicisti, con stili e influenze piuttosto diversi, si completino a vicenda in maniera perfetta nel creare la magia jazz-funk fusion. Le sottili linee di basso di Tibbs hanno accompagnato splendidamente per tutto il tempo il fraseggio chitarristico energico e inconfondibile di Timmons, mentre Weingart ha impressionato soprattutto con la sua enorme versatilità e la capacità di creare cortine ambientali contagiose.
Su tutti e tre questi maestri vegliava, senza però dominare, il che è stato decisamente un bene, la presenza dell’universale Phillips, che dietro il suo drum kit ha messo in scena qualche lezione mozzafiato di ginnastica ritmica, in cui si sentivano di continuo le sue molteplici influenze musicali. In diverse interviste Phillips ha ripetuto più volte che quando ascolta musica non si limita mai alle divisioni di genere, ma distingue semplicemente tra musica buona e interessante e musica brutta e noiosa, per lui. La band di Simon ci ha convinti già con »Wildfire«, il brano d’apertura del nuovo album, che eseguirlo per intero era stata una scelta più che azzeccata.
Nonostante la notevole complessità dei singoli pezzi, la band di Simon, soprattutto grazie ai tanti arrangiamenti melodici e alle sottili sfumature ritmiche, non è un boccone troppo grosso nemmeno per chi non è un fan tradizionale del jazz fusion: sotto il palco c’era anche qualcuno che di solito non frequenta concerti del genere, eppure alla fine erano tutti entusiasti, nessuno escluso. Durante lo show Simon si è rivolto più volte al pubblico, raccontando come si fosse sviluppato il processo creativo dei singoli brani del nuovo album, e ha condito il tutto con un po’ di classico umorismo inglese. Una cosa particolarmente curiosa del suo processo creativo in studio è che tutte le nuove idee compositive le suona prima alle tastiere e solo dopo alla batteria, anche se è sempre molto modesto riguardo alle proprie capacità con i tasti.
Il signor Phillips ha anche accennato che, per quanto lo riguarda, non è mai stato un gran fan degli assoli dal vivo, per cui anche il suo momento solista di quella sera non è stato il classico assolo di batteria che la maggior parte si aspettava, ma una giostra improvvisativa selvaggia condivisa con Weingart, che insieme a Timmons si è ritrovato un paio di volte anche davanti al microfono a svelare il proprio approccio e le proprie visioni nella creazione del nuovo materiale. Le esecuzioni di brani estremamente vari e complessi come »Gemini«, nel mezzo del quale si sono sentiti tantissimi ‘sconnessioni’ improvvisative diverse, erano forse ancora più vicine a quello che facevano un tempo i leggendari fusionisti britannici capitanati dai Colosseum II, dove la chitarra elettrica aveva sempre un ruolo importantissimo, e non tanto alla scena jazz fusion americana, anche se si sentiva che Weingart in passato ha ascoltato molto Herbie Hancock. Poco prima della fine dello show Simon si è preso anche un po’ di tempo per rispondere alle domande del pubblico, così l’atmosfera di familiarità, graditissima e ormai rara alla maggior parte dei concerti di oggi, è rimasta presente fino all’ultimo.
Il leggendario batterista inglese e i suoi tre compagni americani, con una virtuosità da far invidia, ci hanno conquistati prima di tutto con un’energia incredibile, un eclettismo sbalorditivo, una chimica sul palco da manuale e soprattutto con un cuore enorme, quello che oggi purtroppo si sente troppo spesso mancare tra i più giovani sapientoni della tecnica. La maggior parte del pubblico era venuta a questo concerto soprattutto per ammirare le opere d’arte di Simon dietro i tamburi, dimenticandosi quasi del tutto con quali tre maestri della musica avrebbe diviso il palco, ma quando alla fine tutti e tre i membri della band di accompagnamento di Phillips si sono beccati ovazioni pari a quelle del maestro della batteria, è stato chiaro a tutti che sarebbe stato davvero ingiusto mettere in risalto qualcuno in particolare: l’intera band ha regalato quella sera una magia davvero indimenticabile in un’atmosfera estremamente positiva, che dopo il loro saluto dal palco è purtroppo finita molto più in fretta di quanto la maggior parte avrebbe voluto.
Scaletta
1. Protocol
2. Stern Crazy
3. Out Of The Blue
4. Wildfire
5. Soothsayer
6. Gemini
7. Moments Of Fortune
8. Upside In Downside Up
9. First Orbit
10. Octopia
11. Enigma
—bis—
12. Kumi Na Moja
13. Midair Decision
14. Indian Summer
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