Siren
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Newman
Etichetta: AOR Heaven Records
Uscita: 2013
Durata: 56:07
Voto: 4/5
L’instancabile Steve Newman, a due anni di distanza, torna con la sua formazione Newman sui campi delle uscite fresche di rock melodico. Questo veterano tra i fonici delle Isole Britanniche non è certo un musicista che negli anni di battaglie sulla scena abbia cambiato stile. Quel che vedi è quel che ottieni. Dal debutto del 1998 in poi, Steve Newman è sinonimo di dischi di qualità, che consegnano una densità di rock melodico confezionata alla grande, di quella tipica origine britannica.
»Siren«, secondo album per l’etichetta AOR Heaven Records, prosegue il cammino iniziato con il predecessore »Under Southern Skies« (2011). Questo significa che Steve continua ad aprire le porte del suo studio ad altri musicisti. Stavolta le collaborazioni sono più numerose che mai in tutta la sua carriera. E fa benissimo. »Siren«, il decimo album in studio, quello del giubileo, può vantare qualche ventata d’idee più che gradita negli arrangiamenti dei pezzi, che “illuminano” con efficacia lo schema compositivo di Steve Newman, per il resto piuttosto prevedibile. Il tipo resta comunque ancora una volta l’artefice principale della maggior parte dei brani del nuovo album, ma va detto subito che la combinazione della collaborazione con Pete Newdseck (Eden’s Curse, Tainted Nation) su Some Kind Of Wonderful e Waiting For the Day e con il compagno di lunga data (fin dai tempi del secondo album “One Step Closer”, 1999) Steve Workman (Vega, kick) su When it Comes To Love ha regalato tre composizioni che, per qualità, per la melodia rapace e orecchiabile dei ritornelli e per il bombast che portano in dote, spiccano sul disco. Proprio questi tre pezzi mostrano quanto sia stata azzeccata l’armonizzazione della voce principale con quelle dei cantanti ospiti (Pwete Newdeck, Steve Workman): questi momenti del nuovo album ne guadagnano in colore e contrasto, e quindi in pompa.
L’album si apre a sorpresa. L’iniziale Scar Of Love poggia su un tempo veloce. Certo, ci accompagna subito il tipico velo di malinconia dell’approccio insulare al rock melodico, ma un tempo così spinto, in mano a tante band power metal, anche nel 2013 si sarebbe presto ritrovato rinforzato dal martellare della doppia cassa. Il brano più veloce di »Siren« è dunque piazzato proprio in apertura. Segue l’interessante Had Enough, dove spiccano soprattutto nel ritornello i tappeti di sintetizzatori tipici del sound anni Ottanta, che insieme alla melodia portante del refrain creano uno scenario che ricorda i tempi più “morbidi” della carriera di Ozzy negli anni Ottanta, come nel suo hit One Shot In The Dark (album »The Ultimate Sin«, 1986). Confezione furba, Steve, giù il cappello! Funziona alla grande soprattutto il terzo pezzo: anche se nella strofa riprende le linee del hit Missing You di Waite, la melodia rapace del ritornello lo porta tutt’altrove. Il quarto, Antoher Bitch In the Night, è un robusto pulsare rock, dove il dramma lo accentuano un riff di chitarra affilato e la prova vocale volutamente “macho” di Steve Newman.
Stando a quanto visto finora, »Siren« si può considerare un album più ispirato e dal carattere più vivido, che dimostra insieme come Steve Newman sia riuscito a unire la maturità e la scaltrezza di un compositore esperto e la grande esperienza del fonico con un’ispirazione di idee,, rafforzata stavolta dalla collaborazione con gli ospiti speciali. Stavolta è difficile trovare delle pecche, anche se 45 minuti sarebbero bastati ampiamente. Senza la power ballad vagamente generica prima della fine, intitolata The Foolish One, “sopravviverebbero” tutti. Per il resto l’album sta in piedi saldamente a livello di composizioni! E dimostra che gli inviti agli ospiti speciali sono stati graditissimi, perché l’apporto di idee “dall’esterno” influisce positivamente sul contrasto tra i pezzi!
Visto che a soli due anni di distanza »Siren« ha raccolto il testimone da un predecessore espressivamente forte come »Under Southern Skies«, i Newman con il nuovo album non si sono fermati né hanno svilito la propria formazione con un disco incapace di tenere il passo con la qualità del precedente. Il nuovo album suona di nuovo un po’ più cupo del predecessore dall’impostazione positiva, che passava per confessionale e raccontava di come Steve avesse fatto i conti con i demoni del suo passato. Nel nuovo disco il tipo torna a occuparsi della spezia principale del mondo maschile. Le donne. I testi meglio non sviscerarli, altrimenti col rock melodico non farete mai amicizia. Di particolare intelletto non ne hanno proprio. E in questo senso l’album »siren« non è diverso. A far pendere la bilancia a favore delle grandi virtù del nuovo prodotto Newman è semplicemente il fatto che in poco tempo Steve Newman ha mantenuto la prolifica ispirazione creativa nel comporre e ha sfornato un disco vario e movimentato, che rientra sì nella lega delle caratteristiche tipiche del rock melodico insulare, ma con la nuova raccolta rifinita di brani dall’impatto travolgente si piazza al contempo tra i vertici delle uscite in studio di Steve Newman finora.
Formazione
Steve Newman – voce, chitarra, basso, tastiere
Rob McEwen – batteria, percussioni
Shaun Bessant – assolo di chitarra su “When It Comes To Love”
Robert Säll – assolo di chitarra su “Feel Her Again”
Pete Newdeck – voce di accompagnamento su “Some Kind Of Wonderful” e “Waiting For The Day”
Nick Workman – voce di accompagnamento su “When It Comes To Love”
Produzione
Steve Newman
Tracklist
01. Scar Of Love
02. Had Enough
03. Arcadia
04. Another Bitch Of A Night
05. Feel Her Again
06. Some Kind Of Wonderful
07. Siren
08. When It Comes To Love
09. Crossfire
10. Waiting For The Day
11. The Foolish One
12. Don’t Know Why